Comunità in dialogo. Quando l’amicizia giovanile sa attraversare le stagioni della vita

COMUNIONE E PERDONO, SECONDO INCONTRO COMUNITÀ IN DIALOGO

TESTIMONIANZA DELLA PICCOLA COMUNITÀ DI FAMIGLIE ‘ASSUNZIONE DI MARIA V. AL CIELO’

La nostra esperienza di comunione è nata da una amicizia giovanile che già in sé conteneva i germi della comunità ed è diventata, sotto la guida di don Pietro, consapevolezza di una chiamata ad una vita comune tra coppie e poi tra famiglie.

Abbiamo conservato i quaderni con gli appunti presi durante gli incontri con don Pietro: il primo di cui abbiamo traccia ha la data del 21 agosto del 1972. È un incontro che abbiamo tutti nel cuore, quelli che erano presenti, allora solo due coppie, e quelli che sono venuti dopo, perché lo abbiamo ricordato tante volte: dP ci mise davanti a una scelta con questa domanda: che tipo di comunità volete fare? E ci pone tre alternative:

  1. un gruppo che si fonda sulla fraternità, su un buon cameratismo.
  2. un gruppo di persone che siano veramente amici, che si scelgono come amici: quindi alla base dello stare assieme c’è una scelta, una volontà di stare con quelle persone.
  3. “Amici che vogliono attuare l’ideale della comunità cristiana, oltre all’amicizia c’è una piena fusione dell’apostolato, lo stesso stile, la stessa forza, fino ad arrivare a mettere i beni in comune. Sentire insieme, vivere insieme, camminare insieme. Ci si deve condizionare nelle scelte”.

Questa è la trascrizione esatta degli appunti, ma parlando ci aveva fatto l’esempio delle prime comunità apostoliche: l’accenno alla comunione dei beni conferma quell’ideale.

Noi con l’entusiasmo, e forse l’incoscienza dei 18 anni abbiamo scelto, senza pensarci troppo, la terza soluzione: le altre due ci sembravano così insoddisfacenti dopo aver ascoltato le parole di dP che non sono state nemmeno prese in considerazione.

In un successivo incontro del 9 novembre 1972, dP ci dice: “un’amicizia cristiana è una via alla santità: si sta sulla stessa strada. Alla base ci deve essere una verità comune, vissuta insieme: scegliete un mistero del rosario e dopo aver scelto la verità, datevi delle linee comuni “

Don Pietro ci ha guidati a scegliere il mistero della Assunzione, dandoci queste motivazioni: “è il mistero della purezza e voi che siete tutti impegnati nell’apostolato, dovete vivere e testimoniare ai giovani, questa virtù così necessaria”.

Quindi la prima esperienza di comunione è stata incentrata sulla ricerca di ideali comuni: abbiamo cercato di mettere in comune le idee sui temi più importanti della nostra vita, soprattutto con il lavoro di preparazione dello statuto, preparato nei nostri incontri e verificato con don Pietro.

Abbiamo tracciato linee condivise sulla virtù teologali, sui consigli evangelici, sulla preghiera e sull’amicizia, interrogandoci a fondo per scoprire come potere vivere questi ideali con spirito comunitario. Questo lavoro ci ha portato a condividere mete, speranze, scelte concrete.

La seconda esperienza di comunione è stata vissuta nei momenti forti di spiritualità che dP ci ha continuamente proposto: momenti che erano comuni a tutta la grande comunità – gli esercizi, la vita liturgica, la consacrazione a Maria e allo Spirito Santo – e momenti particolari della nostra piccola comunità: ogni evento della nostra vita è stato preparato assieme, con cura, con profondità, nella preghiera: i fidanzamenti, i matrimoni, i sacramenti dei figli erano momenti di festa e nessuno di essi è stato vissuto con superficialità, senza che la nostra amicizia ne uscisse rafforzata.

La terza esperienza di comunione che vogliamo sottolineare è l’aiuto reciproco che siamo riusciti a realizzare: soprattutto nei primi anni di matrimonio siamo stati capaci di sostenerci, di condividere esperienze nell’educazione dei figli, di aiutarci anche concretamente, in modo particolare nell’aiutare chi era impegnato in un servizio, mettendo a disposizione le nostre case per i gruppi e ospitando i figli degli amici. Ci sono stati anche esempi molto belli: una famiglia ha messo a disposizione di un’altra, gratuitamente e per alcuni anni, una casa, in una forma di condivisione dei beni molto concreta.

Infine la comunione nel servizio che ci ha visti impegnati insieme nell’educazione dei ragazzi e che ci ha portato all’incarico, da parte di don Pietro, a essere la comunità dell’oratorio della parrocchia di S.Ilario: questo servizio si è sviluppato molto e a un certo punto è diventato il campo principale del nostro apostolato e un forte motivo di comunione tra di noi. Ci siamo trovati veramente unanimi in questo impegno, abbiamo toccato con mano, pur nella povertà della nostra risposta, cosa volesse dire avere un cuore solo e un’anima sola. Ci sentivamo parte viva di un progetto, inseriti in una dinamica di servizio che partecipava attivamente all’opera del sacerdote.

E questo è stato anche il campo nel quale siamo stati provati duramente nella comunione: forse per una presunzione che avevamo maturato e che ci aveva portato a considerare di non potere essere tentati lì, di essere talmente forti nella amicizia da poter resistere a qualsiasi prova. Forse per aver ritenuto che la comunione fosse fondata più sulle nostre opere, o capacità, che sulla persona di Gesù.

Alla morte di don Pietro ci sono state discussioni, divisioni forti, che hanno anche portato qualcuno di noi ad uscire dalla comunità e che hanno lasciato tante ruggini nei rapporti e che hanno generato sfiducia, pretesa, noia, scelte fatte in modo slegato gli uni dagli altri.

Queste ruggini sono state dure da togliere, ma ci ha aiutato la fedeltà all’incontro settimanale; anche incontri vissuti spesso “di malavoglia” e che si riducevano a un guardare ossessivamente a noi, alle cose che non andavano, in un piangerci addosso per certi versi legittimo, ma sterile. Sicuramente non è mai prevalso in questi incontri il desiderio di nasconderci i problemi: anzi, forse abbiamo ecceduto nel comportamento opposto, alimentando discussioni anche accese, che da un lato hanno acuito le diversità di vedute, ma dall’altro hanno fatto sì che non prevalesse il disinteresse, l’inerzia, il tacere per il quieto vivere. La fedeltà da parte di tutti a questi momenti è stata però seme di comunione.

Come siamo usciti da questo piangerci addosso, da questo atteggiamento più negativo che positivo?

Poco alla volta abbiamo cercato di guardare di più a nostro Signore nella preghiera e agli altri in tanti incontri e questo ci ha aiutato a vederci in una luce nuova, differente, positiva. Può sembrare a prima vista una affermazione tutto sommato banale e scontata ma per noi ciò è stato fondamentale: è stata la chiave di svolta.

C’è stato un recupero nella fiducia reciproca, nel dialogo, in una maggiore attenzione alle altre famiglie, in una maggior confidenza e, da parte di tutti, uno spirito di disponibilità e di partecipazione alla vita di comunità.

Vogliamo ringraziare i nostri amici sacerdoti, che sono sempre stati disponibili a incontrarci, per affrontare assieme temi che ci stavano a cuore, o per chiarire dubbi che non riuscivamo a risolvere, o per aiutarci a superare momenti particolarmente difficili: ricordiamo con una particolare commozione un momento di riflessione con il nostro assistente spirituale, al quale avevamo manifestato il desiderio di iniziare un’opera di riconciliazione che ci consentisse di riprendere un cammino con l’animo pacificato.

Come cerchiamo di alimentare lo spirito di comunione adesso:

  • mediante la preghiera: soprattutto la fedeltà al Rosario. Per due anni abbiamo curato la recita mensile del rosario sulla tomba di Don Pietro e siamo convinti che l’intercessione di Maria e di Don Pietro sia stata fondamentale nel rendere i nostri cuori aperti e disponibili allo Spirito Santo. Il cuore della comunione è lì: avere un cuore aperto alla Spirito e da lui ricolmato di carità per gli amici.
  • poi i momenti di adorazione comuni, i pellegrinaggi, le messe con i nostri sacerdoti; ultimamente, ad esempio, abbiamo celebrato una messa avente come tema la sofferenza aperta alla speranza
  • con la fedeltà al nostro incontro settimanale, che è la costante cui siamo sempre rimasti fedeli anche nei momenti più difficili; gli incontri sono preparati a turno da ogni famiglia.
  • anche incontri con le altre realtà del movimento: questo è stata l’altra chiave di svolta per la nostra comunità, cosa che prima ci sembrava fastidiosa. Abbiamo incontrato i sacerdoti in diverse occasioni e con diverse modalità, abbiamo incontrato altre comunità e coltiviamo uno speciale rapporto con le amiche consacrate e abbiamo anche incontrato delle famiglie che desideravano conoscere la realtà del nostro movimento. Questi incontri ci hanno aperto insieme alla relazione con altre realtà rendendoci più consapevoli di chi siamo e di nuove prospettive.

Una particolare forma di comunione la viviamo ora nella condivisione e nel sostegno reciproco nell’affrontare le croci che alcune famiglie si sono trovate a dover sopportare: in questi momenti siamo riusciti ad aprire il nostro cuore agli amici, a confidare loro le cose che ci facevano soffrire, e questo ci ha aiutato a condividerne il peso.

Quest’anno abbiamo poi deciso di festeggiare tutti gli anniversari di matrimonio, per tenere vivo il nostro ringraziamento e la vivacità della nostra chiamata: ogni famiglia, in queste occasioni, è invitata a preparare un momento di preghiera e a ricordare i doni ricevuti, per condividere con gli amici quanto di bello il Signore ha seminato nelle nostre vite.

Ci unisce molto e ci aiuta nella comunione il senso di responsabilità di tutti e la partecipazione di tutti alle iniziative intraprese e alle altre che sono in cantiere. In questo cammino rinnovato di vita insieme ci sono di aiuto e di riferimento le dinamiche della Associazione cui siamo riconoscenti.

Quindi, dopo una prima fase di entusiasmo e slancio giovanile dove eravamo proiettati nel mondo dell’apostolato tutti insieme e si parlava di uno stile comune, è subentrata una crisi a cui è seguita una ricerca più profonda di Dio e degli altri in Lui;  prima nella piccola comunità, poi nell’associazione e adesso ovunque ci siano persone da conoscere e da amare…..e ad alcuni di noi la realtà delle missioni fa venire l’acquolina in bocca.

Arriviamo quindi alla conclusione.

In questi ultimi anni di maturazione umana e spirituale ci rendiamo sempre più conto e ne godiamo reciprocamente di ciò che ci diversifica.

Ognuno di noi ha avuto un percorso di vita simile ma anche estremamente diverso.

In passato queste diversità ci hanno disorientato fino ad essere possibili cause di divisione.

Adesso possiamo affermare sulla base dell’esperienza che l’autonomia e la diversità arricchiscono la COMUNIONE nella coppia e nella comunità e sono dono di Dio per la condivisione.

Ci stiamo rendendo conto che una certa “disillusione” – non “delusione” – delle aspettative giovanili ci porta ad una comprensione sempre più chiara della volontà del Signore riguardo alla nostra vocazione di comunione e riduce le attese dagli altri e dalla vita, facendoci intravedere quello che solo il Signore ci può dare.

Concludiamo affermando: “Sia benedetto il Signore che ci ha pensato e voluto Persone nella Comunione, nell’Associazione e nel Mondo”.

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