Diario dal Madagascar – quarta puntata

Diario dal Madagascar – IV puntata

 11 febbraio 2020 – Beata Vergine di Lourdes

“Essere apostolo non consiste nel portare una torcia in mano, nel possedere la luce,

ma nell’essere luce perché il Vangelo più che una lezione è un esempio,

un messaggio trasformato in vita vissuta”

Papa Francesco, Christus Vivit. N°75

Carissimi,

voglio esordire la mia lettera con questa citazione dell’esortazione post-sinodale di Papa Francesco ai giovani, che stiamo meditando durante gli esercizi spirituali. Mi ha colpito particolarmente perché descrive l’atteggiamento di fondo che dovrebbe avere ogni cristiano, in particolare lo sento molto vero per i missionari. Non siamo noi italiani ad avere la torcia in mano, il monopolio della verità e della morale, può darsi che abbiamo una maggiore conoscenza del Catechismo, della Storia e della Tradizione della Chiesa, della vita dei santi, ma abbiamo ancora tanto da imparare, da farci raccontare. Inoltre, la scarsa conoscenza delle abitudini di questa gente, la nostra difficoltà di fare dei discorsi profondi, delle prediche che siano capaci di intercettare l’attenzione dei cristiani malgasci, che ovviamente hanno priorità e categorie diverse rispetto alle nostre, ci impone di lavorare molto sul modo di presentarci, sugli atteggiamenti, sul messaggio non verbale che la nostra vita comune e la nostra vita spirituale testimonia. In questo senso può essere intesa come un aiuto la difficoltà a esprimersi in un malgascio corretto, sia dal punto di vista grammaticale che dal punto di vista culturale… un aiuto perché ci impedisce di insuperbirci, di limitarci alla sola oratoria, ma piuttosto di concentrarci su quella “vita vissuta” di cui parla il papa.

I miei parrocchiani hanno una valanga di problemi, di tutti i tipi, una enorme varietà di drammi che affrontano quotidianamente con la semplicità del povero; dunque, lo sforzo di andare a visitarli tutti, uno per uno, cittadini e campagnoli, è ciò che mi permette di essere loro vicino e anche di farmi apprezzare nonostante tutto. A volte penso di poter fare davvero poco per loro, ne aiuto uno e se ne presentano altri dieci, non capisco come efficacemente poterli aiutare ad alzare la testa e risolvere i loro problemi… Meditavo in questi giorni di come Gesù abbia detto alle folle che lo seguivano: “Venite a me o voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”.. Gesù non ci dice che risolverà i nostri problemi, ma che ci ristorerà, cioè camminerà assieme con noi, affronterà i problemi assieme con noi e gioirà assieme con noi. Non ci esenta dal portare la croce, ma si offre di portarla assieme con noi, assicurandoci che la salita non sarà mai troppo ripida. Mi piacerebbe fare mio questo atteggiamento con questa porzione di popolo di Dio che mi è, e ci è, stata affidata.

Come avrete intuito, quindi, sono tanti i problemi di questa gente, da quelli più immediati come la mancanza di cibo, di una casa, di infrastrutture fondamentali come ospedali, scuole, strade; a quelli meno concreti ma altrettanto preoccupanti come la mancanza di una famiglia, del padre soprattutto, l’ignoranza, l’incapacità di emanciparsi da tradizioni ancestrali che impediscono lo sviluppo e alimentano pregiudizi… inoltre i problemi dei cristiani, dove la pastorale sembra paralizzata all’offrire i sacramenti, senza proporre formazione, strutture adeguate, preoccupandosi poco dell’accoglienza dei giovani, di coloro che portano ferite spirituali e psicologiche profonde; i preti e le suore spesso si accontentano della vita ordinaria e faticano ad offrire una testimonianza gioiosa di “vita vissuta”, tanti sono i problemi dei consacrati a essere fedeli alle promesse di povertà e castità… nonostante tutto sono tante le vocazioni, tanti i giovani che vengono a messa e tanti i desideri che portano nel cuore. Fa commuovere ascoltare i sogni dei ventenni di Manakara che vogliono fare, diventare, costruire, ma che poi si rendono conto di non poter realizzare praticamente nulla per le difficoltà oggettive della loro famiglia e del loro paese. È comunque bello che abbiano dei sogni, è un bel segno dei tempi che fa ben sperare che qualcosa si stia muovendo.

Comunque, ci sono anche tante belle novità grazie a Dio. L’esperienza più grande e preziosa è certamente quella dell’Oratorio. È tutto iniziato come una scommessa, un tentativo, dopo pochi mesi dal nostro ingresso in parrocchia. A ottobre abbiamo proposto una settimana di grest sul modello salesiano e secondo ciò che abbiamo maturato nella nostra esperienza di oratorio in Italia. Parlo al plurale perché al mio fianco ho avuto Giulia di Novellara, che mi ha aiutato fin dall’inizio con grande entusiasmo e gratuità; lei ha co-fondato con me l’oratorio e ha creato dei legami importanti con i giovani; mi dispiace molto che in aprile torni a casa dopo più di due anni. Oltre all’appuntamento di ottobre, abbiamo iniziato l’oratorio tutti i sabati pomeriggio e durante le vacanze di Natale.

Non esagero nel dire che è stato un successo, tanti giovani, alcuni adulti, offrono il loro tempo e sono davvero capaci. Ci sono già tante dinamiche relative all’organizzazione, alla programmazione, alla partecipazione, e anche, purtroppo, alle invidie relative al ruolo di ognuno, che sono tipiche di un oratorio ben più navigato. Stiamo allestendo la sede, impostando bene il gruppo dei responsabili e degli animatori, cercando di trovare altri momenti oltre al sabato; arrivano anche da fuori parrocchia per dare un contributo. Ovviamente stiamo ancora parlando di numeri contenuti ma è un’esperienza che ha enormi potenzialità qui in Madagascar; questo lo capite anche da soli, infatti i bambini vengono volentieri anche un’ora prima e chiedono dell’oratorio, non avendo play station o altre distrazioni, inoltre i cristiani guardano con grade interesse tutto ciò che facciamo noi bianchi considerando che le parrocchie sono piene di energie fresche e giovani ma sono povere di iniziative. Confido che non sia tutto un grande fuoco di paglia ma che l’esperienza regga, cresca e si diffonda.

Sapete che abbiamo iniziato i lavori per la nostra nuova casa, una struttura imponente che ci è stata offerta dalla famiglia Storchi di Campagnola. I lavori sono già a buon punto, aspettiamo con ansia le ceramiche dall’Italia e gli elettricisti e infine pure gli amici che ci aiuteranno con il trasloco. Questa casa è su due livelli: al primo piano la casa volontari (per quei giovani che sono qui a Manakara impegnati in vari progetti per uno/due anni o anche più), la casa ospiti (per coloro che verranno a trovarci per un periodo limitato, possano essere singoli o amici o parenti o famiglie), la cappella e l’ufficio; al secondo piano la casa sacerdoti per noi due e i preti che scenderanno o che saranno di passaggio.

Molto bella, sicuramente un grande dono che mi aiuta a rendermi conto che si sta facendo sul serio; è triste però pensare che entro poche settimane tutti i volontari torneranno a casa essendo terminato il loro tempo qui con noi… è triste perché per ora non abbiamo nessuno che abbia espresso il desiderio di prepararsi per iniziare un’esperienza missionaria come volontario. Dispiace per la casa che almeno nei primi tempi rimarrà vuota ma dispiace soprattutto perché viene a mancare una comunità con cui ci si confronta, si progetta, ci si aiuta e sostiene; in questi due anni sono stati molto utili i momenti conviviali, di preghiera e di confronto con i volontari italiani. Vi confido che temo un po’ la solitudine, in quanto è molto difficile costruire un rapporto alla pari con i malgasci, e prego il Signore che susciti nuove vocazioni alla missione e alla vita comunitaria con noi.

È stato molto bello e proficuo il viaggio missionario che abbiamo organizzato nel mese di gennaio. 18 amici, da sant’Ilario, Reggio, Sassuolo e Carpi che sono scesi per quasi 20 giorni qui in Madagascar con noi. In molti mi hanno confidato di come questo viaggio sia stato fondamentale, incisivo, determinante per la propria vita e per la consapevolezza di essere Chiesa e figli di Dio. Mille documentari o lettere non potrebbero spiegare cosa significa essere in Africa, in missione, così tanto efficacemente come un viaggio missionario. Spero che avremo le risposte per poterne organizzare uno all’anno. È utile agli italiani, è utile a noi sacerdoti e volontari che veniamo visitati, è utile ai malgasci, che si sperimentano nell’accoglienza e nel saper fare festa…

Bene, concludo, dopo un anno abbondante di parroco sono contento, ci sono praterie enormi di servizio su cui posso lanciarmi. Perfortuna ho don Simone con cui confrontarmi. Io mi sono buttato molto sulle visite alle famiglie, sull’oratorio, e sul lavoro con i giovani della città in generale, mentre don Simone, si sta impegnando molto per le attività economiche che gestisce la parrocchia e che danno lavoro a diverse persone, come la confiturerie, la librerie e la fattoria Saint Francois, oltre l’appoggio all’ospedale di Ampasimanjeva.

Vi confido che ho lanciato l’idea ai giovani di Manakara di realizzare un cd di brani religiosi da vendere come autofinanziamento per le nostre attività pastorali, come un pellegrinaggio, una gita, l’allestimento di una sede… sono molto bravi a cantare e i canti malgasci sono molto belli. Oltre ai brani mi piacerebbe offrire la traduzione dei testi e la storia di alcuni giovani, compresi i loro progetti… vedremo… se qualcuno pensa di essere utile in questo senso mi faccia sapere, grazie.

Penso che anche quest’anno tornerò a casa a cavallo fra agosto e settembre: se ce la farò parteciperò agli esercizi del movimento come gli altri anni e successivamente parteciperò come accompagnatore ad un pellegrinaggio in Terra Santa con SaccaniViaggi; un’occasione che colgo al volo e con riconoscenza per portare tutta la mia gente davanti al Santo Sepolcro di nostro Signore. Se qualcuno volesse aggiungersi mi farebbe piacere, dal 24 al 31 agosto.

Spero di non avervi annoiato ma di essere stato incisivo nel mio racconto. Vi auguro di cuore una buona Quaresima e un buon cammino. Ricordo ognuno di voi con affetto e vi prometto di tenervi aggiornati sui nostri prossimi passi. A proposito, anche a me farebbe piacere leggere o ascoltare qualche aggiornamento vostro…

A presto, che il Signore vi benedica,

don Luca

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