Domenica di Pasqua 2018 omelia di don Pietro Margini

In questa Domenica di Pasqua ci accompagneranno le parole di don Pietro Margini (1917-1990), perché possa esserci d’aiuto a vivere con frutto questo tempo prezioso.

Omelia Domenica di Pasqua don Pietro Margini 1976

Gv 20,1-9

Pasqua è certezza. La certezza della risurrezione di Gesù che porta a un incrollabile fondamento della nostra fede. Crediamo. La tomba vuota resterà così il simbolo di ciò che noi speriamo. La tomba vuota. Cristo è risorto. “La morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora vivo trionfa”. Ecco il potere di Cristo. Il potere di Lui che noi chiamiamo giustamente Signore, cioè colui che ha in mano le cose. Lui solo è Signore, perché Lui solo possiede, perché Lui solo dona, perché Lui solo indirizza. Ecco, ripetere la nostra fede, riaffermare la nostra fede. Non è su delle chiacchiere, non è su delle impressioni, non è su una teoria. La nostra fede è basata su una certezza. È un fatto. Un grande fatto che dimostra quanto il Signore Gesù è così il nostro vero motivo di speranza. Che cosa può sperare l’uomo fuori di Gesù? Può forse sperare negli altri uomini? Può forse sperare nelle loro promesse? Può forse sperare su quelle costruzioni che gli uomini, di età in età, cambiano e dichiarano infallibili? Su niente si baserebbe la vita dell’uomo se mancasse la risurrezione di Cristo. E allora riaffermare la nostra fede vuol dire riaffermare il senso della nostra vita, il perché della nostra vita. Quanto spesso gli uomini danno alla loro vita un perché non abbastanza solido, molte volte irrisorio. Perché tu vivi? Può essere il lavoro? Certamente no. È un mezzo il lavoro. Perché vivi? Per la tua famiglia? Ma la tua famiglia non può essere lo scopo della tua vita. Proprio perché lo scopo della tua vita deve essere qualche cosa che dura sempre, e la tua famiglia non dura sempre. E la tua famiglia passa. E ognuno della tua famiglia formerà il suo preciso destino, la sua traccia. Perché vivi allora? Tutto passa e domani che cosa ti troverai in mano? Che cosa? Dio premia solo quello che è fatto per Lui, unicamente per Lui. Cristo Signore è morto perché noi vivessimo. E vivere vuol dire avere un senso al proprio esistere. Perché non basta vivere. Anche gli animali vivono. Bisogna che tu dia, per essere vivente, lo scopo preciso che ha avuto Cristo. La tua unione con Lui ti dice: devi essere un’unica cosa anche nella intenzione. E Cristo è vissuto per la gloria del Padre suo, è vissuto per Dio. E anche tu devi vivere per Dio. Ognuno di noi si deve sentire veramente chiamato a questa vita vissuta con Dio. Sei in questo mondo per salvare la tua anima, ma se tu vivi in peccato non vivi, se tu sei in peccato sei morto. Ecco l’urgenza della Pasqua: risorgi con Cristo! Dà alla tua vita un orientamento forte e preciso. La vita cristiana è qualche cosa di forte, è qualche cosa di grande. Non è semplicemente una devozione di qualche volte all’anno o di tutte le domeniche. Essere cristiani non è semplicemente avere qualche cosa di devoto diverso dagli altri. Essere cristiano è vivere profondamente la vita di Cristo nella sua Chiesa. E viverla, perché è trasmissione ancora.

La Chiesa è fatta per evangelizzare. La Chiesa è fatta per donare agli altri. Vivi la tua vita di figlio di Dio e allora tutto è santo, tutto è bello. E’ santo è il tuo lavoro, è ancora più santa la tua famiglia. È bello vivere così per la propria famiglia; ma se tu sei in Cristo, se tu sei nella Chiesa, altrimenti non conta. L’augurio quindi che ci facciamo oggi è proprio questo: risorti con Cristo, vivere degnamente la sua vita. Risorti con Cristo, avere la stessa precisa orientazione di Cristo. Tutto in Lui e tutto per Lui. Così la Pasqua è bella e si condensa nell’alleluia che vuol dire lode a Dio. Lo ripeteremo tante volte: Alleluia. Lode a Dio. Benedizione a Dio. La vita per Dio.

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