Giovedì Santo, Settimana Santa omelia di don Pietro Margini

In questa Settimana Santa ci accompagneranno ogni giorno le parole di don Pietro Margini (1917-1990), perché possa esserci d’aiuto a vivere con frutto questo tempo prezioso.

Omelia Giovedì Santo, Settimana Santa don Pietro Margini 1988

Es 12,1-8. 11-14; 1Cor 11,23-26; Gv 13,1-15 

Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo li amò fino alla fine”. Siamo riuniti per capire un po’ di questo amore e lasciarci guidare dall’amore. Il Signore, in questa cena, ha compiuto i miracoli della carità; ha compiuto due miracoli particolarmente: l’Eucarestia e il sacerdozio.

Con l’Eucarestia ha voluto rimanere per noi, ha voluto rimanere con noi, ha voluto essere compagno di ogni nostro tempo, di ogni nostra ora. E col sacerdozio ha voluto continuare l’esercizio della sua mirabile carità, beneficando il suo popolo.

Noi dobbiamo avere il cuore pieno di riconoscenza. Dobbiamo avere un cuore che palpita un po’ come deve palpitare. Giovanni apostolo reclinò il capo quella sera sul Cuore di Cristo. Ecco, sia il nostro atteggiamento: sentire i palpiti del Cuore di Cristo e lasciarci convertire e lasciarci cambiare.

Vorrei che particolarmente facessimo i propositi di corrispondere con generosità e con umiltà. Corrispondere, per valorizzare sempre di più il dono dell’Eucarestia, la partecipazione nostra alla messa, le nostre comunioni, le nostre adorazioni. Oh come siamo troppe volte pigri, indolenti, svogliati! Invece di vivere il mistero siamo spettatori alla Messa, siamo più o meno col cuore indifferente: le meraviglie più grandi passano sotto i nostri occhi e restiamo indolenti e pigri!

Riformare la nostra devozione eucaristica non è semplicemente aggiustare un po’ la nostra vita spirituale. È entrare proprio nel segreto, nel segreto dell’amore, nel segreto del dono, nel segreto della riuscita. Riformare la nostra devozione eucaristica, diventare discepoli attenti e generosi, corrispondere con umiltà a tutta la tenerezza del Cuore di Gesù, perché nell’Eucarestia c’è la sua tenerezza di salvezza, la sua azione di meraviglia, la sua continua premura per noi.

Lo capiamo bene, ce l’ha detto: “Neanche un capello del vostro capo cade senza il permesso del Padre”. Lui è venuto come l’ambasciatore del Padre, è venuto come colui che perdona, colui che toglie i peccati. Nell’Eucarestia applica alla nostra anima i frutti della Passione, della Morte e della Resurrezione. Ci dà tutto nell’Eucarestia. Lasciamoci conquistare. Diventiamo fervorosi e mai ci sia l’ombra della indifferenza, mai ci sia l’ombra del sacrilegio. Oh, facciamo bene le comunioni! Le comunioni siano partecipazione alla vita, partecipazione alla Resurrezione.

Chi fa male la comunione fa un orribile peccato di sacrilegio. Oh, il peccato di Giuda! C’era anche Giuda stasera. La prima Eucarestia è stata macchiata da un sacrilegio. Che non si verifichi questo anche per noi, perché allora dovremmo temere di fare la fine di Giuda.

E sentiamo sempre di più questa nostra presenza forte e delicata nella Chiesa, valorizzando il sacerdote che è posto da Gesù per noi. Ogni sacerdote è un prodigio di misericordia del Cuore di Gesù. Sentire come attraverso il sacerdote il Signore ci elargisce grazie di luce, grazie di fortezza, grazie di indirizzo chiaro e preciso.

Il Signore ci ha dato i sacerdoti come suoi rappresentanti, come altrettanti suoi chiari e forti indirizzi. Ce li ha dati perché noi possiamo essere uniti e nel Corpo Mistico celebrare la nostra posizione. Dobbiamo essere ognuno al suo posto nella Chiesa. Ognuno ha il suo compito, ognuno ha la sua responsabilità. Perciò uniti, perciò forti, perciò nella vita della Chiesa pronti a donare e ad accogliere. Vivere l’Eucarestia per vivere la Chiesa. Vivere l’Eucarestia per vivere il Corpo Mistico. Vivere l’Eucarestia per vivere nella concordia, nell’aiuto e nella carità più viva.

Resti così il nostro proposito, resti così la nostra generosità, resti così il fervore che vogliamo acquistare da questi Santi Misteri.

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