Riflessioni sulla Misericordia – esercizi spirituali 2015

“Misericordia fino al sacrificio di sé” , riflessioni sulla misericordia

In allegato puoi scaricare il libretto completo degli esercizi spirituali del Movimento Familiaris Consortio predicati da don Luca Ferrari e don Andrea Pattuelli, agosto 2015.

Dall’introduzione degli esercizi spirituali del Movimento Familiaris Consortio predicati da don Luca Ferrari e don Andrea Pattuelli “Misericordia, fino al sacrificio di sè.”

…Ad accomunare i primi tre pontificati del terzo millennio è anche il tema della misericordia, declinato a sua volta in diverse sfumature.

Giovanni Paolo II, a sorpresa, lo pone presto a tema del pontificato. Diffonde la devozione alla Divina Misericordia, come chiesto dal Signore a Santa Faustina Kowalska. Si spegnerà nei primi vespri della festa della Divina Misericordia, da lui istituita per tutta la Chiesa. Tale evento pare la firma con la quale Maria desidera consacrare in questa direzione il cammino della Chiesa. Papa Benedetto XVI afferma autorevolmente che “la misericordia è in realtà il nucleo centrale del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio, il volto con il quale Egli si è rivelato nell’antica alleanza e pienamente in Gesù Cristo, incarnazione dell’Amore creatore e redentore. (…) Tutto ciò che la Chiesa dice e compie manifesta la misericordia che Dio nutre per l’uomo.” Ho citato senza alterare, perché non si può che fare così con papa Benedetto. Francesco ricorda che la misericordia è per tutti e vuole perciò condurre tutta la Chiesa in cerca di ogni uomo e donna, di ogni bambino e anziano, perché la Chiesa è il corpo del Cristo vivente e risorto. Così, ha voluto dedicare alla misericordia un Anno Giubilare.

Torniamo dunque a noi e ai nostri esercizi spirituali. La forza di questi giorni è quella di riscoprirci un piccolo popolo, di lasciarci rigenerare come un popolo che ascolta insieme il Signore che parla, che corrisponde alla parola, aderendo con fiducia e generosità al suo invito, insieme.

Come si costituisce un popolo?

Possiamo dire che esiste una famiglia, ed è fonte di speranza, laddove un uomo e una donna lasciano tutto per accogliere docilmente l’invito del Signore a diventare una sola carne, feconda nell’amore. La famiglia è oggi per noi il contenuto e la forma del nostro cammino di speranza.

Perché ci sia un popolo, occorre che ciascuno rischi se stesso in una appartenenza (lo vorrei veramente sottolineare, con gratitudine verso ciascuno di voi: non si fa un popolo dai balconi!), in un determinato stile, con una chiara spiritualità che si radica in un carisma, in un sincero e personale cammino di conversione, soprattutto nell’umile ricerca di carità, in una vera fraternità, nella quale ci si conforma a Gesù, in una forma di vita che ti accompagna e ti educa alla vita piena alla quale siamo chiamati.

Ci è chiesta tanta pazienza nel camminare insieme, perché ciò che si realizza in noi non è nostro: è opera di Dio. Lo ascolteremo perciò attraverso la voce dei fratelli e nei percorsi per i quali cammineremo insieme ai nostri amici. Siamo tanti, diversi per età e storia; abbiamo esigenze diverse, ma siamo uniti.

Anche per Gesù è stato così: nasce in un popolo, chiama per nome alcuni che formino un piccolo popolo con Lui e li introduce nella comunione con il Padre e lo Spirito Santo, attraverso ciò che gli suggerisce la condivisione di vita con i suoi discepoli e amici. Le parole e le azioni, attraverso le quali parla a noi, sono quelle con cui si è rivolto direttamente a loro. E così nasce il popolo della nuova ed eterna alleanza tra Dio e gli uomini: la Chiesa.

Ecco qual è la grandezza dell’esperienza di questi giorni, che va molto al di là di una semplice economia di forze, di tempi e di ingegno. Ci aiuta a riconoscere la nostra chiamata e a formulare la nostra risposta. Il Signore ci ha chiamati insieme. Non ci sono protagonisti e spettatori: ciascuno, con il suo compito, è invitato all’obbedienza della fede, nel modo in cui Cristo ci ha amati.

Riprendo ciò che ho già indicato. Oggi più che mai, mi sembra che la Chiesa sia per il mondo la ragione della speranza. Non è il momento di citare le tante situazioni che si snodano ogni giorno nelle cronache. La Chiesa è motivo di crescita dell’uomo, di libertà, di gioia, di impegno, di soccorso nelle difficoltà, di perseveranza e di crescita nelle persecuzioni, di fermento per ogni civiltà, di benessere delle società, di solidità nell’economia, di genuina e originale moralità, a causa di quell’incontro con il Vivente che stabilisce ogni uomo e ogni donna nella sua statura e dignità.

Vorrei citare un articolo che mi ha colpito in questi giorni, che ho trovato su La Bussola quotidiana, la quale riportava un servizio, girato per la televisione cinese (cinese!), nel quale Gesù viene definito come “l’uomo che ha cambiato la storia dell’umanità”5. Forse in questo momento di crisi, anche economica, persino i cinesi, come già accaduto in altri continenti, scoprono che, a partire dal cristianesimo, tutto fiorisce. Un ateismo che uccida particolarmente il cristianesimo fa ripiegare su se stessa anche l’economia, che scoppia come una bolla di sapone. Ovvio: l’economia non è che un derivato dell’incontro con il Vivente; la morale, l’etica non è che un derivato di quest’incontro.

Come vogliamo contribuire, allora, a costruire un popolo giovane, che ama la Chiesa come sua madre e che offre al mondo il motivo della sua speranza? Accogliendo l’invito del Papa a vivere con tutta la Chiesa la nostra piena conformazione a Cristo nella Misericordia, a sua volta conformato al Padre.

“Misericordia, fino al sacrificio di sé”: questo è il tema degli esercizi. Misericordia e sacrificio non sono semplicemente una contraddizione, ma sono in qualche modo coimplicati. Certo, talvolta la Sacra Scrittura utilizza questi due termini per contrapporli: penso all’arcinoto versetto di Osea, al capitolo 6, quando dice “misericordia io voglio e non sacrifici”6. Questo versetto chiarisce che le due espressioni, che troviamo insieme nel titolo, stanno in un rapporto complesso tra di loro. Naturalmente, su questo cercheremo di tornare, o forse piuttosto di arrivare a conclusione degli esercizi spirituali; e lo faremo non per una chiarezza semplicemente intellettuale, ma perché questo ci orienta nelle scelte concrete di ogni giorno, e particolarmente nelle scelte educative.

Entriamo allora nel tema, attraverso espressioni consacrate da testi autorevoli. La prima citazione è tratta dalla enciclica “Dives in misericordia”, un testo straordinario di Giovanni Paolo II su questo tema.

“Il programma messianico di Cristo, programma di misericordia, diviene il programma del suo popolo, il programma della Chiesa. Al centro di questo sta sempre la croce, poiché in essa la rivelazione dell’amore misericordioso raggiunge il suo culmine.”7

E la Bolla di indizione dell’anno giubilare:
“La misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio”.

E ancora:
“Vogliamo vivere quest’anno giubilare alla luce della parola del Signore: misericordiosi come il Padre. L’evangelista riporta l’insegnamento di Gesù che dice: «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro». È un programma di vita tanto impegnativo, quanto ricco di gioia di pace. L’imperativo di Gesù è rivolto a quanti ascoltano la sua voce.”

Cito per esteso questo brano, perché mi sembra particolarmente conveniente per gli esercizi spirituali:

“Per essere capaci di misericordia, quindi, dobbiamo porci in primo luogo in ascolto della parola di Dio. Ciò significa recuperare il valore del silenzio, per meditare la parola che ci viene rivolta. In questo modo è possibile contemplare la misericordia di Dio e assumerla come proprio stile di vita.”

Questo, dunque, è il tema del nostro corso. È evidente che la prospettiva educativa ci impegna fino in fondo. Non possiamo infatti proporre ad alcuno, tanto meno ai nostri figli che ci vedono giorno e notte, se non ciò che riconosciamo buono anzitutto per noi.

Riguardo al silenzio, poi, ci ha già richiamato il Papa. Non c’è bisogno che vi indichi le ragioni, poiché siamo tutti espertissimi (credo che qualcuno abbia già fatto 65 anni di corsi di esercizi spirituali, una cifra considerevole!). Questo, tuttavia, è il tempo opportuno e noi dobbiamo coglierlo. Forse Sant’Ignazio non aveva previsto le connessioni 4G per cellulari; ma è evidente che, anche in questo nostro mondo interconnesso, il silenzio ci impone nuovi, e per qualcuno strani, esercizi di ascesi e di libertà. Ci renderemo conto forse che il mondo va avanti anche se noi non siamo per qualche istante connessi; anzi, forse lo ritroveremo con più intelligenza.

Ascoltiamo infine una lettura originale e provocatoria dell’anno che ci attende, da parte di chi è stato incaricato di rappresentarlo in un’ immagine. Si tratta di padre Rupnik, che è molto conosciuto e che ci offre una chiave che fa molto pensare. Mi hanno colpito soprattutto le sue categoriche e semplicissime affermazioni, perché la sua esperienza è veramente molto ampia e quindi non possiamo semplicemente scivolare sulle prospettive che disegna, come se fossero delle personali fantasie. Penso che la sua riflessione possa essere molto utile per entrare in questi giorni di rinnovamento, che anzitutto sono un rinnovamento nei pensieri, per l’inizio di una nuova opera.

Prima di questo ascolto, vorrei chiedere a tutti (vista anche la complessità delle strutture e della sistemazione di quest’anno) la carità di un lavoro personale. Ricordiamo che è il Signore che conduce gli esercizi spirituali. Il lavoro che farete voi è quello fondamentale: preghiera, silenzio, lavoro personale, appunti. Credo che sia anche un segno di riconoscenza per i tanti che hanno lavorato sodo per rendere possibili questi giorni, e in questo modo. Confidiamo perciò nella maturità di tutti. Noi predicatori ci limitiamo a offrire il nostro contributo all’opera di Dio in voi. Affidiamo tutti noi all’intercessione di San Francesco e di Santa Chiara, che qui sono di casa.


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