Omelia Battesimo del Signore – ANNO C, don Pietro Margini

Omelia Battesimo del Signore. Accompagnati  dalle parole di don Pietro Margini (1917-1990), per vivere con frutto questo tempo prezioso.

Is 40.1-5. 9-11; Tt 2,11-14; 3, 4-7; Lc 3, 15-16. 21-22.

Restiamo in ammirazione davanti all’umiltà di Gesù che scende nel fiume e si confonde con tutti i peccatori. In quella moltitudine di peccatori sembra anche Lui un peccatore ed è invece l’Agnello immacolato che è venuto a togliere il peccato del mondo.

Ammiriamo questa umiltà e sentiamo il bisogno di capire, anche noi, come è necessaria per la nostra vita l’umiltà, il sentirci davanti a Dio così come siamo.

Guardiamo che cosa ci ha ottenuto Gesù. Gesù, con la sua penitenza e con la sua preghiera, ottenne che il cielo si aprisse e scendesse lo Spirito Santo. È la grande manifestazione, la prima manifestazione trinitaria, è il dono della rivelazione: sappiamo ora un po’ di più della vita di Dio, della ricchezza della vita di Dio. Impariamo che Dio non è una Persona solitaria nei secoli, che Dio è una comunità, la comunità di verità e di amore, la comunità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Accogliamo il dono adorando, benedicendo, amando.

E ancora di più: quel fatto è stato una profezia. Gesù ci ha detto che questa manifestazione trinitaria è il dono che Dio vuol fare di sé stesso all’uomo: ogni uomo potrà diventare il tempio della Trinità, il tabernacolo dell’Altissimo.

Sì, la Trinità si apre a noi ci invita, ci ammette nel circolo di vita divina, ci dà la gioia di sapere che abbiamo un posto nella Trinità: il posto di figli, il posto da tenere che è la nostra gloria, che è la nostra ricchezza, che è la nostra gioia per tutta l’eternità.

Sappiamo che sono tre Persone in un’unica natura e che tutte e tre ci amano, e che tutte e tre ci invitano. Il Padre ci offre la sua paternità, il Figlio ci offre la sua redenzione, lo Spirito Santo ci offre la partecipazione a un amore infinito.

Come dobbiamo esultare! Oggi è una grande epifania, una grande manifestazione! Quanto spesso noi dobbiamo vivere il ricordo e la realtà di questo giorno.  Quanto spesso noi dobbiamo ricordarci che redenti siamo nella Trinità. Quale senso dobbiamo dare a un gesto che alle volte diventa formale, al gesto del segno della croce: nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Tutto dev’essere in quel nome, tutto dev’essere in quella verità, tutto dev’essere in quell’amore.

Tabernacoli della Trinità non possiamo ammettere la sconsacrazione del peccato, non possiamo ammettere il cedimento alle cose che profanano, il cedimento alle cose inferiori e deleterie.

Noi dobbiamo vivere questa grande, meravigliosa donazione: siamo tempio, stiamo da tempio. Siamo amati, non dimentichiamo l’amore. Siamo così attesi e la nostra vita dev’essere tutta in questo senso, dalla terra a vedere così faccia a faccia il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

E l’indicazione della strada ce la dà il Padre: è il Figlio prediletto che ci guida, è questo Figlio prediletto che ci salva. È a Gesù che ci dobbiamo unire, è Gesù che dobbiamo imitare, è Gesù che dobbiamo seguire passo per passo, così saremo sicuri.

Ecco perché facciamo la figura della croce quando diciamo «Nel nome del Padre»: perché è con Gesù, è per Gesù che realizziamo la gloria a Dio e che realizziamo la nostra salvezza.

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