Omelia II Domenica di Quaresima – ANNO C, don Pietro Margini

Omelia II Domenica di Quaresima. Accompagnati  dalle parole di don Pietro Margini (1917-1990), per vivere con frutto questo tempo prezioso.

Gn 15, 5-12. 17-18; Fil 3, 17 – 4,1; Lc 9, 28-36

“E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante” (Lc 9, 29).

Ha segnato una traccia sicura, ha segnato una legge: mentre noi preghiamo, il nostro volto cambia d’aspetto. È la legge fondamentale e completa della trasfigurazione nella preghiera. Noi ci trasfiguriamo quando acconsentiamo all’opera di Dio in noi e l’opera di Dio in noi si verifica particolarmente intensa e profonda nella preghiera. Il Signore ha disposto così, perché cos’è pregare se non mettersi a disposizione di Dio? Cos’è pregare, se non lasciare che il nostro cuore entri in comunione con Dio? Cos’è pregare, se non accogliere con fede e trepidazione e amore la sua Parola? Abbiamo dunque scoperto il segreto di una Quaresima ricca di preghiera, di una Quaresima intensa comunicazione con Dio, di una Quaresima che risolva il problema del nostro colloquio con Dio.

Noi ripetiamo le parole dei discepoli: Signore, noi non sappiamo pregare, insegnaci a pregare (Lc 11, 1).

La Quaresima ci deve portare alla Pasqua e la luce della Trasfigurazione oggi ci sollecita a pensare alla Pasqua, ai fulgori della risurrezione. Videro la sua gloria, la videro per un istante nel Tabor ma Gesù li avverte: è un momento di gloria perché indica una meta. Il cammino è arduo perché il cammino è segnato dalla via della croce, è segnato per Gesù, passa per il Calvario. Per ognuno di noi: lo sappiamo, abbiamo le nostre tribolazioni e le nostre lotte. Abramo, nel momento nel quale realizza la sua alleanza, la sua unione e la sua amicizia con Dio, passa attraverso un sacrificio e attraverso un’angoscia.

Ecco, non c’è un vangelo comodo, non c’è!

Chi vuol costruire un vangelo comodo lo tradisce e lo deforma. Il Vangelo autentico domanda a noi, sì, la comunicazione bella e gioiosa della preghiera ma domanda a noi ancora lo spirito di sacrificio. Ed è su questo che tante volte falliamo: è su questo perché pigri e indecisi, perché attaccati ai nostri comodi, perché non resistiamo alla fatica, perché i nostri propositi durano un’ora, perché ci attacchiamo penosamente a tutte le cose che in qualche modo dimostrano di avere una stilla di felicità.

E allora la nostra penitenza quaresimale è interrotta o fatta male, allora la nostra penitenza quaresimale non incide sulle abitudini della nostra vita, non ci trasforma. Il Signore indica a noi, come agli apostoli, che dobbiamo essere ben forti, che dobbiamo essere ben decisi perché la vita dev’essere così se dev’essere meritoria, la vita dev’essere così se dev’essere conformata a Cristo.

Affrontiamo allora tutte le difficoltà: le contraddizioni di ogni giornata, le noie, il sacrificio che richiede il superamento delle tentazioni. Impegniamoci così con slancio sempre forte, sempre rinnovato. Questa domenica ci deve dare spinta ad andare avanti, a fare proprio una Quaresima impegnata, impegnata profondamente nella preghiera, impegnata decisamente in tutte le opere buone particolarmente nella carità, una Quaresima che sia veramente una spinta grande di conversione.

Chiediamola questa conversione per ognuno di noi, chiediamola per tutti noi insieme, chiediamola per tutta la Chiesa. Allarghiamo il nostro cuore e invochiamo una conversione universale. Tornare alla legge del sacrificio, accettare le prove e le necessità della vita, accettarle senza cercare negli idoli, parlo proprio di idolatria, un momento di diversione.

E allora sentiremo viva la parola di Paolo che leggevamo nella seconda Lettura: “La nostra patria è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore nostro Gesù Cristo, che trasfigurerà il nostro misero corpo, per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3, 20-21).

La nostra speranza diventa così la grande nostra fortezza.

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