Omelia XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B, don Pietro Margini

Omelia XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Accompagnati  dalle parole di don Pietro Margini (1917-1990), per vivere con frutto questo tempo prezioso.

Ger 31,7-9; Sal 125; Eb 5, 1-6; Mc 10, 46-52

Il problema di vedere, il problema della luce. Gesù dirà: “Non sono quelli che credono di vedere, quelli che vedono” (cfr. Gv 9, 39). È necessario prendere coscienza della propria cecità e andare incontro a Cristo che è la luce vera che illumina ogni uomo.

Abbiamo bisogno di vedere, abbiamo bisogno di aiutare gli altri a vedere. Questa giornata missionaria ci sottolinea questo problema dell’umanità, che in tanta parte è ancora senza luce e anche è senza luce in coloro che credono di vedere.

È necessario prendere sempre maggiore coscienza del nostro rapporto con Gesù. Il profeta Geremia, nella prima lettura, parla di un resto, “il resto di Israele” (Ger 31, 7). Ed è il piano di Dio che cerca negli uomini non la moltitudine ma cerca la docilità e l’amore, la disponibilità alla Sua grazia. Quando venne Gesù sulla terra lo accolse un resto, un piccolo nucleo. La maggior parte del popolo non lo accolse. Un resto: i poveri, gli umili, i disposti come Maria e come Giuseppe, gli umili che avevano bisogno della sua mano, i poveri che aspettavano la redenzione di Israele.

Chi è che adesso accoglie Gesù?

Non è forse un resto? Non sono forse pochi in confronto alla moltitudine? Sono pochi: guardiamo di essere tra quei pochi! Sforziamoci, perché ci vuole molta rettitudine di cuore, ci vuole molta umiltà, ci vuole tanta fede. Essere in quel resto. Cercarlo così nella verità, cercarlo così con tutto il cuore.

Conosciamo noi Gesù?

Molti si illudono di conoscerlo, ma non conoscono che se stessi, non conoscono che le loro idee, non conoscono e non provano che i loro sentimenti. Molti credono di conoscerlo, ma in realtà non l’hanno mai incontrato.

Ecco, il problema della nostra vita: incontrare veramente il Signore perché operi in noi come ha operato con il cieco di Gerico. Anche noi! Dice il Signore al cieco: “Che cosa vuoi che io ti faccia?” (Mc 10, 51). Ecco, anche a noi Gesù ripete la parola: “Che cosa vuoi che io ti faccia?”.

La nostra miseria umana, la nostra estrema povertà: prenderne coscienza, prendere coscienza che senza di Lui nulla possiamo, che senza di Lui non riusciamo nemmeno a salvare i valori essenziali della nostra umanità. Cristo c’è più necessario di qualunque cosa, Cristo è necessario alla persona individuale, Cristo è necessario alla società, Cristo è necessario per ogni giustizia e per ogni compimento di giustizia. Gesù ci è necessario quanto è necessario l’ossigeno ai nostri polmoni, quanto è necessario al nostro vivere l’alimento. Ci è necessario.

Ed è voluto restare proprio nell’Eucaristia, sempre in mezzo a noi, per essere così operante, amico, unito a noi. Dobbiamo perciò incontrare Gesù nella realtà della Sua parola e nell’ombra del mistero del Suo Sacramento. Dobbiamo incontrarlo con vivacità e umiltà. E s’incontra quando ci si purifica: purificarci delle nostre miserie, dei nostri peccati, delle nostre deviazioni. Purificarci continuamente, non una volta tanto. Purificarci.

E poi, Gesù si trova nella Chiesa, si trova nella Chiesa perché la Chiesa è il Suo corpo, la Chiesa è il Suo prolungamento, la Chiesa è la Sua gloria. Non si incontra fuori dalla Chiesa: coloro che dicono di incontrarlo e di sapere di più della Chiesa cadono in una illusione che oserei chiamare tragica perché non lo servono, servono sé stessi o servono altri interessi. Cristo si trova nella Chiesa, si trova nella Chiesa perché l’Eucaristia che è in Lui è in continua opera di crescita nella Chiesa, di conservazione della Chiesa, di illuminazione della Chiesa.

Io vorrei che noi ci ponessimo con molta umiltà così per incontrarlo davvero, per incontrarlo nell’intimo delle nostre meditazioni, per incontrarlo nell’incontro con i nostri fratelli, particolarmente con quelli in cui Lui si è identificato. “Quando fate qualche cosa ad uno dei più piccoli lo fate a me” (cfr. Mt 25, 40): “lo fate a me” perché Lui è con chi ha bisogno, Lui è con chi ha necessità, Lui è con chi è privo di tutte le risorse umane.

Incontrarlo con i fratelli, nei fratelli: incontrarlo con i fratelli nelle situazioni più disadattate, nelle situazioni più difficili. Incontrare Lui, per abbracciare Lui, per gioire di Lui, per camminare con Lui, per salvare con Lui, perché evangelizzare è possederlo e comunicarlo agli altri.

Irradiare Cristo nella nostra vita per essere sempre un’unica cosa con Lui, per essere sempre a gloria del Padre.

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