Omelia commemorazione defunti – ANNO B, don Pietro Margini

Omelia commemorazione defunti. Accompagnati  dalle parole di don Pietro Margini (1917-1990), per vivere con frutto questo tempo prezioso.

Sap 3, 1-9; Ap 21, 1-5. 6-7; Mt 5, 1-12

“Rallegratevi ed esultate”. La Parola del Signore è la Parola della consolazione. Il Signore ci ha dato infatti la consolazione più grande, la certezza più profonda. Il Signore ci ha indicato il senso della vita, ci ha detto che cosa è la vita, che cosa è la morte. Ce lo ha detto e ce l’ha dimostrato in sé stesso: il Signore, con la Sua morte e con la Sua resurrezione, ha dato la speranza della vittoria sulla morte e sul peccato che è stata la causa della morte. Con la sua morte e resurrezione ci ha indicato il valore delle singole azioni della vita, delle singole cose che davanti a noi si presentano o con la forza della tentazione o con la durezza della prova.

E prima di tutto perciò dobbiamo aprire il nostro cuore alla gioia cristiana.

Non camminiamo nel buio, camminiamo verso Cristo Signore. Siamo dei pellegrini e al termine della nostra strada c’è Cristo Gesù che ci viene incontro, c’è Cristo che ci vuole unire a Lui nella morte e rendere ancora la nostra morte una forma di redenzione unita alla Sua. Troviamo Cristo che ci accoglie nel Suo Cuore e chi è stato fedele e chi è stato umile e chi ha tenuto gli occhi fissi in Lui, certo non teme il momento della morte. Quando ad un suo cenno la nostra anima si separerà dal nostro corpo non cambierà il suo volto: il suo volto di amico, di redentore, si aprirà luminoso al sorriso e ci accoglierà con Lui nella patria.

Resta il nostro impegno per questa fedeltà, resta l’invocazione allo Spirito Santo che ci guidi ad una generosità fervida e quotidiana. Ci resta la certezza che quello che seminiamo ogni giorno lo raccoglieremo abbondantemente nel paradiso.

E dopo la certezza e dopo la gioia ecco l’altra grande visione: la visione di tutta la famiglia di Dio perché il nostro incontro con il Signore sarà un incontro nella Sua famiglia. La Chiesa, Corpo di Cristo, è trionfante nel cielo, è sofferente nel purgatorio, è militante sulla terra. Ed oggi, particolarmente, siamo invitati a guardare al Purgatorio dove ci sono le anime di quelli che ci hanno lasciato nella fede e vi sono a rendersi adatte al grande incontro dell’assemblea celeste. Le anime del purgatorio sono nella sofferenza. E come non si può soffrire quando si desidera tanto Dio e tarda il momento di vederlo e di possederlo per sempre? Le anime del purgatorio soffrono, soffrono moltissimo. Soffrono ed ogni momento di sofferenza è un momento che non finisce mai.

Ecco, siamo nella stessa famiglia, siamo uniti a loro nell’amore. Sono anime sante e amate da Dio. Il Signore ci vuole vicini a loro, vuole che noi siamo ben in comunione con la loro ansia di Dio e con la loro sofferenza.

Di qui il nostro impegno di donare a loro un aiuto: noi che siamo nell’incertezza, nell’incertezza che è data dalla nostra fragilità, noi diamo, possiamo dare una mano a loro perché presto vedano il volto di Dio. Una preghiera intensa, una preghiera di ogni giorno, soprattutto la preghiera della Messa. In ogni Messa li ricordiamo. Non sia una formalità, sia un atto di amore; non sia una consuetudine, sia piuttosto il sentimento vivo di dovere. Uniti a loro sentiremo più intensamente il problema della salvezza e saremo mossi da una grande carità.

Aiutiamo le anime del purgatorio perché sta scritto: “Quello che uno fa agli altri, l’avrà a sua volta”. Oh, quanto desidereremo là nel purgatorio anche noi il suffragio cristiano!

Non tardiamo, cerchiamo di organizzare la nostra preghiera in modo che trovi sempre lo spazio della preghiera per le anime del purgatorio. Se oggi le ricordiamo nel loro giorno di commemorazione, questo giorno non deve essere isolato. La preghiera per le anime del purgatorio prosegua, s’intensifichi, sia un nostro merito e sia un grande nostro vantaggio.

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