Riflessione di don Antonio Marini per il Santo Rosario delle Famiglie il 1 Dicembre 2018

Riflessione di don Antonio Marini per il Santo Rosario delle Famiglie di sabato 01 Dicembre 2018 al Gazzaro (Sant’Ilario d’Enza)

Maria Madre di Misericordia!

Con i primi vespri di questa sera siamo entranti nel tempo d’Avvento che, come sappiamo, ci condurrà alla celebrazione della nascita del Figlio di Dio.

Un invito che ci facciamo, mentre percorriamo questi giorni, è di meditare sulla scelta di Dio di venirci a visitare, e di riflettere su come sarà l’incontro con il Verbo nella Solennità del Natale. Per esempio, chiediamoci: come sarà questo bimbo? Cosa gli posso offrire? Come accoglierlo e amarlo? Quesiti che ci servono a dare sostanza ai giorni di festa, perché lo vediamo che «Ci si può anche abituare ad un Natale senza Gesù Cristo. Ma non è paradiso»[1].

Affermazione che è un monito per noi e per la nostra società che abituandosi a fare a meno del Bimbo di Betlemme, si sta abituando anche all’assenza dei bambini sottolineato dal calo delle nascite e da tutti quei rifiuti alla vita e alla sua sacralità

Motivo per cui il titolo di questa sera, ma soprattutto la figura di Maria, è provvidenziale per poterci riappropriare del vero significato del Natale e di conseguenza del tempo preparatorio dell’Avvento.

Allora cosa ci suggerisce il titolo di questo S. Rosario?

Attraverso Maria, la misericordia di Dio non è più solo un semplice gesto, non è più soltanto una parola, perché quella parola è talmente reale che si potrà toccare dal giorno di Natale in avanti. Misericordia che si può contemplare, prendere in braccio nelle sembianze di Gesù Bambino. Proprio per questo è una misericordia che commuove nel momento in cui questo neonato, che è il volto della bontà divina, incrocia il nostro sguardo.

Nella fragilità di un neonato, il Signore ci visita, viene alle porte delle case e bussa nella speranza di trovare accoglienza, e che vi sia posto per Lui nelle nostre famiglie e piccole comunità.

Ma perché Dio viene a visitarci?

Per farci capire che desidera essere presente nella nostra esistenza perché ci ama. Pensiamo anche alla nostra esperienza: quanto è importante che un amico, le persone a cui vogliamo bene, vengano a trovarci a casa per condividere anche solo un caffè e far due chiacchiere con semplicità?!

Ogni visita, come ad una mamma e al figlio che ha appena dato alla luce, è il segno e la testimonianza che quella vita per noi è importante, quella vita è un dono che possiede tutta la sacralità dell’amore di Dio.

In riferimento al testo che ci ha introdotto alla preghiera di questa sera, Sant’Ambrogio dice:

«Il valore della persona fin dal suo concepimento è celebrato nell’incontro tra la Vergine Maria ed Elisabetta, e tra i due fanciulli che esse portano in grembo. Sono proprio loro, i bambini, a rivelare l’avvento dell’era messianica: nel loro incontro inizia ad operare la forza redentrice della presenza del Figlio di Dio tra gli uomini»[2].

Da questa affermazione comprendiamo come il Nuovo Testamento celebri la vita; vi troviamo un indiscusso riconoscimento della sua sacralità fin dal concepimento. Se da un lato Elisabetta gioisce per la gravidanza, ancor di più il bimbo nel grembo esulta per la venuta del Salvatore. Le due madri, forse con un po’ di stupore, si lasciano coinvolgere dal clima di festa dettato dai propri figli e nello Spirito Santo benedicono Dio, ed è proprio in questa occasione che l’anima di Maria si apre al canto di lode del Magnificat. La Madonna riconosce nella vita di Elisabetta, la promessa del Padre che si realizza, la Parola eterna che prende forma, si fa visibile. E forse, da questo capiamo l’azione di Maria all’annuncio dell’Angelo.

Infatti come ha reagito Maria?

Dopo che l’Angelo è partì da lei, Maria di “fretta” si avvia per andare incontrare sua cugina e contemplare la realizzazione delle parole che le sono state riferite. Allo stesso tempo, però, cogliamo anche una calma nel momento in cui arriva da lei: si prende il tempo necessario, alcuni mesi, per stare in sua compagnia. D’altronde è ciò che fanno gli amici, nel momento della necessità, oppure pensiamo anche quanto sia vitale che tra sposi ci si dedichi il tempo giusto per ascoltarsi, confrontarsi. È importante che il marito dedichi il tempo necessario a sua moglie e viceversa, per continuare a conoscersi, crescere nell’amore per ri-donarsi ogni giorno il sipromesso per sempre nel giorno del matrimonio. La calmadi visitarsi tra le mura domestiche non è un atteggiamento banale, ma fondamentale anche per ogni relazione, soprattutto per quella con Gesù bambino nella preghiera. Come ogni bimbo chiede di essere accolto, accudito, ha bisogno di pazienza, e che gli si dedichi il tempo che merita, essendo il Salvatore del mondo. Da questo possiamo trarne uno spunto per la recita del Rosario.

Perché è importante la calma nella preghiera?

Come ricorda il documento, la Rosarium Virginae Mariae n°12,il ritmo del Rosario deve essere tranquillo, per meditare i misteri della vita di Gesù lasciandosi cullare dalla ripetizione dell’Ave Maria, come la Madre del cielo ha custodito tra le sue braccia il Verbo di Dio. La preghiera vissuta nella quiete è la possibilità di affidarci alla Sua protezione materna per scacciare le inquietudini, le nostre agitazioni, così da fare spazio alla serenità di essere alla presenza del suo Figlio amato.

Purtroppo a volte siamo frettolosi nel pregare il Rosario, quasi come se fosse una gara a chi finisce prima l’Ave Maria, ma così facendo non permettiamo alle parole evangeliche, di entrare per essere custodite nel cuore. La preghiera può essere fugace per tanti motivi, anche i più nobili: al mattino non c’è tanto tempo perché ci si sveglia presto per andare a lavoro; alla sera si arriva stanchi e non c’è la forza o la voglia di mettersi lì in preghiera. E allora per acquietare la coscienza, si prega senza accorgersi di farlo, ma soprattutto senza vivere una reale relazione con Gesù.

Allora in cosa ci può aiutare il tempo d’Avvento?

A vegliare in ogni momento pregando, per avere un occhio attento e contemplare in quel Bimbo il Salvatore del mondo.La nostra fede nasce qui, dall’incontro con il Dio povero che si è abbassato nella nostra carne, per elevarci alla sua divinità. L’incontro con il divin bambino cambia il cuore! I nonni sono un esempio lampante di come i piccoli, i nipoti trasformino. Con i bimbi non ci possono essere sovrastrutture, menzogne, le smascherano subito. Ci costringono alla verità, fanno emergere chi siamo anche con quelle osservazioni che a volte ci rivolgono e con le quali ci fanno fare dei bagni di umiltà. Un bimbo quando arriva, piccolo e vulnerabile, ha il potere incredibile di trasformare la realtà. Ed è ciò che porta Gesù con la sua nascita, il desiderio di trasfigurare anche la realtà più dura, di tramutare nella misericordia del Padre un cuore di pietra in cuore di carne.

L’Avvento è l’occasione per far nascere in noi la volontà di purificare la nostra preghiera, di tramutarla da una preghiera “dura”, frettolosa e arida, in una preghiera distesa, calda e di affettuosa riconoscenza al Figlio di Dio che viene a visitare, con l’incarnazione, le nostre situazioni.

Allora perché è importante “visitare”?

Come avvenuto ad Elisabetta, permette di prende coscienza della situazione di grazia che si sta vivendo. La visita di Maria concede a sua cugina di comprendere più di quanto lei avesse intuito fino a quel momento della sua gravidanza, tanto che Elisabetta chiede: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?».

Da questa riflessione possiamo trarne uno spunto importante per il nostro carisma sulla circolarità tra le vocazioni. È importante che i sacerdoti visitino le famiglie, le piccole comunità che vivano con loro dei momenti formativi, ludici, di semplicità; ma è altrettanto vero e buono che siano le famiglie e le comunità ad invitare i sacerdoti a condividere, ma anche a visitarli, lì dove sono, nelle comunità residenziale e per quanto possibile anche in Madagascar.

Perché la visita degli amici rincuora, sostiene e fortifica nella vocazione. Ogni visita in Cristo aiuta a prendere coscienza di ciò che siamo e di quel dono che il Signore ci ha affidato da annunciare in tutto il mondo: il dono della comunione.

Invochiamo l’intercessione di Maria, perché nella nostra carità, la misericordia di Dio che viene per visitare ogni uomo, si faccia carne e in particolare questa sera invochiamo la sua protezione per i più piccoli. Il gesto della benedizione dei bimbi, è l’invito a far si che i genitori non si dimentichino di affidare i propri figli alla protezione di Dio, attraverso Maria. Sappiamo dalla vita di don Pietro Margini, dell’importanza dell’affidamento che face mamma Emilia alla Madonna. La protezione della Madre del cielo è reale e potente, ma soprattutto è la guida che conduce alla santità.

Preghiamo lo Spirito per far si che le nostre case diventino un Santuario della Vita dove ogni persona, bambino, adulto, anziano sia visitato nelle sue necessità e valorizzato per quello che è: un dono inestimabile. Dal segno di questa sera sorga in noi la certezza che ogni bambino che nasce è un vangelo, cioè una buona notizia.

[1]Enzo Giovannini, Introduzione a Quel bambino è l’amore,di Angelo Comastri, pag 8.

[2]Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n° 45.

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