Riflessione di don Antonio Marini nel 2° appuntamento con S.Rosario al Gazzaro (25 novembre 2017)

Riflessione di don Antonio Marini per il secondo appuntamento della comunità di famiglie con recita del S.Rosario, al Gazzaro, in preparazione alla festa dell’Immacolata Concezione

Ecco la riflessione di don Antonio: 

Questa sera, per prepararci al tempo di Avvento e in particolare alla solennità dell’Immacolata, con il Rosario volgiamo lo sguardo verso Maria, che il beato Paolo VI definì come “creatura nella quale l’immagine di Dio si rispecchia con limpidezza assoluta”[1].

Ci siamo fatti introdurre nella preghiera dal vangelo dell’Annunciazione, concentrando l’attenzione solo su uno dei misteri che tra poco andremo a proclamare. Episodio nel quale contemplando la limpidezza dell’Immacolata, desideriamo imparare da Lei ad essere specchio della santità divina.

 

  • Cosa ci mette davanti la pagina del vangelo di Luca?

C’è una cosa che può stupirci sempre in questo brano, ed è l’assoluta delicatezza di Dio, che non cerca di fare audience con la strategia della spettacolarità. Il concepimento di Gesù è un mistero che accade nel silenzio. All’incontro tra il messaggero divino e la Vergine, nessuno vi assiste e questo permette al Figlio di entrare in punta di piedi nella scena del mondo, percorrendo fin da subito la via dell’umiltà. Maria la ritroviamo raccolta in silenzio, aperta all’ascolto di Dio. Accoglie le parole dell’Angelo, lo interroga e custodisce nel cuore ciò che non comprende fino in fondo. Atteggiamento che dice della predisposizione della Vergine nei confronti del Signore, nel quale ripone piena fiducia, accoglie la Sua volontà sussurrando il suo fiat con fermezza. Maria con disponibilità si apre al Verbo e alle attese d’Israele e dell’umanità. Concedendo alla Speranza di farsi carne nel suo grembo diventa collaboratrice per portare pace agli uomini di buona volontà. Così, l’evangelista ci svela il significato dell’essere per Maria, l’Immacolata, concepita senza peccato: in Lei non c’è ombra di egoismo, non vi è ostacolo al Signore e il rapporto con Lui è libero. Il suo cuore umano è perfettamente centrato nel grande cuore di Dio.

 

  • Cosa dice a noi l’Immacolata concezione di Maria?

In essa rifulge la vocazione di ogni cristiano chiamato a divenire “santo e immacolato nell’amore”[2]. Abbiamo scelto di passare la serata in compagnia di Maria. Ora Ella ci prende per mano incoraggiandoci a vivere la conversione, affinché la dignità che Dio le ha concessa, diventi anche la nostra. Sappiamo quanto sia triste l’esperienza del peccato, a volte siamo talmente circondati dalle sue tenebre che non vediamo via di uscita, non rendendoci conto che soltanto afferrando la mano tesa di Gesù, possiamo essere risollevati dalla miseria. Anche se lontani da Dio, cerchiamo Maria, che come scriveva Dante, è “di speranza fontana vivace” (Par., XXXIII, 12) per riscoprire la bellezza dell’amore divino che nella croce ci ha salvati. Con il suo fiat, l’Immacolata ha permesso alla Speranza di prendere un volto in Gesù, “vera luce che illumina ogni uomo”[3].

 

  • Come possiamo dissetarci a questa Fontana vivace?

Siamo in un tempo nel quale è difficile dare un senso a ciò che accade; vedere un futuro per le nuove generazioni, soprattutto per le “cose” che riguardano la fede, portandoci ad un profondo senso di sfiducia. La Madre celeste ci è accanto in questa fatica e con il suo esempio ci conduce all’ascolto della parola di Dio, affinché giunga anche a noi la rassicurazione dell’Angelo: “Rallegrati, il Signore è con te. Stando con Lei, notiamo sul suo dolce viso, il sorriso di Dio: un sorriso intenso che fa passare ogni paura e disperazione, infondendo la certezza che Egli non ci abbandona. Nel Verbo fatto carne possiamo cogliere i gesti d’amore e le sue visite quotidiane nelle quali la potenza dell’Altissimo ci copre con la sua ombra[4]. Come ad esempio nei momenti più roventi dell’esistenza a causa di situazioni di sofferenza, lutto, incomprensioni familiari o lavorative, è presente la protezione divina insita in ogni vocazione alla quale siamo chiamati: il matrimonio, la consacrazione, l’amicizia nella piccola comunità. Prendendo coscienza della Sua presenza, non possiamo fare a meno di ringraziarlo e chiedere allo Spirito, di adombrarci con la sua luce affinché diventiamo angeli di speranza e annunciatori della bella notizia di Cristo. Ecco perché non possiamo fare a meno della meditazione quotidiana, della messa domenicale, della confessione, del Santo Rosario che sostengono la chiamata. Sono momenti in cui tenere vivo il rapporto con il Signore per accogliere la parola d’amore e la sfida alla quale oggi siamo chiamati: testimoniare la salvezza ricevuta. Aiutiamoci a capire e a percorrere la volontà del Padre nell’unità delle vocazioni, perché dal nostro volerci bene, possa risplendere la bellezza della fede in Gesù.

 

  • Come trasmettere la fede nella Speranza che ci ha salvati?

Vi racconto una scena alla quale ho assistito.

In cappella (Poliambulanza), vi era un papà con accanto la figlia di 8/9 anni, seduti nello stesso banco a pregare. Ad un certo punto il papà si inginocchia e la figlia dopo qualche attimo lo imita, e si raccoglie in preghiera. Alcuni minuti di silenzio e poi, la figlia, inizia a guardarsi attorno, verso la porta se vi entra qualcuno, ecc. Poi guardando il papà, ancora in preghiera, anche lei riprende il raccoglimento. Il papà non l’hai mai richiamata, il suo esempio è bastato perché la figlia tornasse a parlare con Gesù.

 

Con questo non intendo sottolineare che il rimprovero non ci debba essere. Forse siamo portati a sottolineare troppo il negativo e questo è rischioso perché può far percepire all’altro, la mancanza di fiducia che riponiamo in lui. Lo sforzo che dobbiamo provare a fare, a partire dai cantieri di santità che sono le piccole comunità, è di aiutarci a vedere il negativo, se c’è, e spronarci con carità; ma soprattutto lucidare nella vita degli amici le qualità che il Signore gli ha donato. Negli incontri cerchiamo la verità, parliamo, se è necessario discutiamo, anche animatamente, ma ciò che non deve mancare è il farlo perché, insieme, si tende alla misura alta dell’amore, la santità. Se ci pensiamo gli incontri, i pranzi o cene, sono già occasione di testimonianza. I figli o i nipoti, osservano più di quello che pensiamo; ascoltano e cercano il bello della nostra scelta chiedendosi se possa essere anche la loro. Da questo capiamo una cosa che diceva papa Benedetto, in un discorso alle famiglie, che «la vita viene data interamente solo quando con la nascita vengono dati anche l’amore e il senso che rendono possibile dire di sì alla vita»[5].

 

  • Perché guardare a Maria? Perché ritrovarci insieme per il Rosario?

Con Lei accanto troviamo la forza di trasmettere speranza e il senso che l’amore di Dio dà alla nostra vita. Preghiamo il Rosario per immergerci nel sì alla vita, nel sì dell’Immacolata con il quale ha spalancato le porte del mondo al Verbo. In “Maria, stella della speranza”[6], troviamo un riferimento sicuro nel mare della vita, per tenere fisso lo sguardo verso la meta del Paradiso. Lei è il materno sostegno per imparare l’atteggiamento umile dell’ascolto, perché la Speranza consolatrice entri nelle nostre case. Abbiamo bisogno di questa luce che ci accompagni nel capire che anche durante le turbolenze, la speranza non verrà mai meno. Guardiamo questa stella per attingere la luminosità della fede, assorbire la limpidezza della carità, ed esprimere la gioia serena di essere visitati dal Signore. Invochiamo Maria, per dire tutti i giorni il nostro  alla volontà del Padre. Sul Suo esempio, siamo chiamati da Dio a portare la vera luce, con fede santa e immacolata.

 

Mentre contempliamo i misteri del Rosario, lo Spirito animi ed orienti i nostri comportamenti e pensieri a custodire nel fiat di Maria, il nostro  alla comunione divina. Affidiamo all’Immacolata, la nostra missione per le strade del mondo, perché nella fedeltà a Cristo, speranza delle genti, nei cuori di tanti giovani possa essere suscitato il desiderio di dire “Eccomi” alla vocazione alla quale il Padre lo chiama a Rallegrarsi per l’eternità.

 

 

[1] Beato Paolo VI, Omelia, S. Messa chiusura del Concilio Vaticano II, 8 dicembre 1965.

[2] Cfr. Lettera agli Efesini 1,4.

[3] Cfr. Vangelo di Giovanni 1,9.

[4] Cfr. Lc 1,35.

[5] Benedetto XVI, Discorso al Convegno ecclesiale di Roma su Famiglia e Comunità Cristiana, 6 giugno 2005.

[6] Cfr. Benedetto XVI, Spe Salvi, n 49.

( Scarica o stampa la versione pdf qui: LINK )

(Nell’immagine  in basso è raffigurata la Madonna del S.Rosario di Pompei)

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