SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO, omelia di don Pietro Margini, anno B

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO – ANNO B

omelia di don Pietro Margini

Es 24, 3-8; Eb 9, 11-15; Mc 14, 12-16. 22-26.

Questa festa è caratterizzata dalla gioia della Chiesa che si stringe attorno all’Eucarestia, la Chiesa che riconosce nell’Eucaristia il suo cuore. È nell’Eucarestia dove la Chiesa trova la sua unità, trova l’amore per abbracciare il mondo. È allora in una meditazione piena di fede che noi dobbiamo ripetere il racconto dell’Ultima Cena: “Egli prese il pane e disse: Questo è il mio corpo. Prese il calice e disse: Questo è il mio sangue” (cfr. Mc 14,22-24). E dobbiamo capire, dobbiamo capire ancora di più ciò che ripetiamo ad ogni Messa: “Noi annunciamo la tua morte, noi proclamiamo la tua risurrezione”, perché il sacramento dell’altare è il sacramento che ci presenta e ci dona Cristo nel suo mistero di salvezza. È il mistero che ci presenta il suo amore di redentore, che non viene meno per nessuna generazione. Nessuna generazione, infatti, può fare senza di lui, può fare senza del suo sacrificio, può fare senza del suo cibo, può fare senza della sua presenza.

Questo è il pane che io do per la salvezza del mondo” (cfr. Gv 6,51); “Chi mangia di questo pane e beve di questo sangue ha la vita” (ib. 54). Pensiamo: “Ha la vita!”, una vita che, lo ha detto lui, è sovrabbondante (cfr. Gv 10,10), una vita dello spirito che ci conduce fino all’eternità.

Dobbiamo allora porci principalmente in tre sentimenti.

Innanzi tutto un sentimento di ringraziamento. Il Signore Gesù ci ha amato fino alla croce, per noi è risorto e continuamente ci associa a questo mistero, perché anche noi possiamo avere una pienezza, una pienezza così grande da essere in collaborazione con lui per darla agli altri.

Poi, un sentimento di amore. Quando si parla dell’Eucaristia, si deve per forza uscire in quelle espressioni che sembrerebbero esagerate quando si parla di altre cose. È la carità infinita che si dona a noi, è nella carità che noi dobbiamo corrispondere e dobbiamo realizzare. L’amore suo non è stato di parole, è stato di dono. Il nostro amore non può fermarsi a delle parole e a dei gesti devozionali, ma si deve tradurre, momento per momento, nel fare la volontà del Padre: “Mi ama chi fa la volontà del Padre mio” (cfr. Gv 14,23). Fare la volontà di Dio accogliendo tutto quello che il Signore vuole, lasciando tutto quello che il Signore vuole che lasciamo, con serenità e fortezza, con umiltà e decisione. Il sacramento dell’Eucaristia è sacramento di fortezza. E sappiamo bene che lui è restato per essere l’anima della sua Chiesa e per dare a tutti la fortezza dell’amore, la fortezza che supera ogni tentazione, ogni indecisione, ogni debolezza. Pane di vita, pane di forza e perciò pane di gioia.

E un terzo sentimento deve prevalere in noi. È il sentimento che questo pane e questo sangue sono dati per la salvezza del mondo. Ricevuta l’Eucaristia, non possiamo pensare solo a noi: sarebbe tradire l’Eucarestia. È il sangue dell’alleanza. Noi dobbiamo sentire che, se avviene il sacrificio, se Cristo è presente compiendo un gesto sacrificale, non lo è che per dare a tutti la speranza, per dare a tutti, nel mondo, l’assicurazione che c’è lui per tutte le situazioni dell’universo, per tutti i dolori, per tutte le miserie, per tutti quelli che sono frustrati, per tutti quelli che hanno e continuano ad avere una menomazione nei loro diritti e nelle loro esigenze. Pane per il mondo.

Dobbiamo sentire perciò molto urgente la necessità di essere fervorosi e di relazionarci bene con l’Eucarestia, che le nostre Messe non siano formalità e le nostre Comunioni non siano consuetudini. Noi cristiani dobbiamo prendere quanto è possibile dall’Eucarestia: diventare molto simili a Cristo, diventare come lui, diventare ricchi della sua bontà, della sua santità, della sua purezza, diventare ricchi del suo spirito di servizio e di umiltà, perché il mondo intero ha bisogno di questo. Noi compiamo un tradimento quando partecipiamo svogliati e distratti alla Messa, quando non prendiamo con noi, in amore, il corpo di Cristo da testimoniare al mondo.

Ci doni il Signore la gioia grande di poterlo sentire sempre, nella fede, presente in noi e presente tra di noi, per essere uniti, per essere forti, per essere veri testimoni.

Prossimi esercizi spirituali per tutti

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