Settimana Santa ascoltando insieme don Pietro Margini, 1988

In questa Settimana Santa ci accompagneranno ogni giorno le parole di don Pietro Margini (1917-1990), perché possa esserci d’aiuto a vivere con frutto questo tempo prezioso.

Omelia Sabato vigilia domenica delle palme

 “Il velo del tempio si squarciò in due dall’alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15, 38-39).

Siamo invitati a passare tutti i giorni di questa settimana in una meditazione forte e viva della passione del Signore. Siamo chiamati a scoprire quel tesoro di amore che il Signore ha avuto nel cuore, perché per amore ha fatto tutto questo. Per amore a noi uomini, a causa dei nostri peccati, per noi che continuiamo a peccare, per noi che abusiamo di tutte le sue grazie, per noi che assistiamo alla messa con indifferenza e guardiamo al crocifisso senza che ci dica nulla. Abbiamo bisogno di scoprire questo amore perché qui sta il centro di tutto il cristianesimo. Perché il centro è proprio in un incontro personale, un incontro con Lui. Un incontro vivo. Per questo incontro di Cristo nel suo Mistero Pasquale, perché lì ha aperto le braccia sulla croce, perché lì ha voluto abbracciare tutti gli uomini e ha voluto che tutti potessero avere parte alla misericordia. Dobbiamo allora in questa settimana insistere molto su tre cose.

La prima: bisogna fare più silenzio. Il silenzio è necessario per la riflessione. Le cose tentano di frastornarci. Anche le cose più futili ci portano lontano. Cosa vuol dire silenzio? Vuol dire dare il posto giusto alle cose importanti, particolarmente a questa cosa importante: l’incontro con Gesù. Curiamo il silenzio come ascolto e come movimento. Come ascolto delle sue parole e come movimento verso lui che ci aspetta. Sia una settimana sottolineata proprio da questo fatto: sappiamo tacere di più alle cose e agli uomini, agli avvenimenti e a tutto quello che fa rumore per potere stare più vicino al Signore nella fede.

La seconda cosa: cerchiamo di insistere per una riflessione veramente profonda. Chi ascolta la passione del Signore e resta così alla superficie non ne ha beneficio. La riflessione nostra deve essere profonda. Particolarmente cercando di penetrare nei perché, cioè nei grandi motivi per cui il Signore ha accettato la passione quando poteva rinunciare, quando ha voluto tante sofferenze, quando ne poteva fare a meno. Ha sofferto molto perché ha amato molto. È andato alla passione non a occhi chiusi. È entrato nella passione con gli occhi molto aperti. Sapeva tutto e ha scelto Lui; e lo ha scelto per amore nostro.

Una terza cosa: il Signore è morto e ha sofferto per tutti gli uomini. Ci dobbiamo ricordare con forza del beneficio che Cristo ci ha dato volendoci nella sua Chiesa, ponendoci allora come veicoli di evangelizzazione, di dono agli altri. Cristo è morto per tutti, dobbiamo pregare per tutti, perché il suo sangue non vada perduto. Se gli uomini si perdono, si perde il suo sangue. Nemmeno una goccia deve cadere per terra. E siamo noi che nella collaborazione cosciente e voluta, e siamo noi che nell’impegno generoso e forte dobbiamo portare la sua passione, la salvezza della sua passione e della sua morte a tutti gli uomini. Pregare per tutti. Intercedere per tutti. Volere tutti in quel cuore che ha voluto essere spezzato, aperto, perché tutti potessero entrare, perché tutti potessero gioire di una vita degna dell’uomo, di una vita degna di figli di Dio. Per tutti la nostra offerta, la nostra preghiera, l’esercizio pratico della nostra generosità.

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