Don Pietro e Giovanni Paolo II
Don Pietro non ha mai incontrato personalmente il Papa Giovanni Paolo II. Tuttavia, durante la visita pastorale del Santo Padre alla Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla nel giugno del 1988, accadde un episodio degno di nota.
Costretto a letto, don Pietro non può partecipare agli eventi di quei giorni elettrizzanti e pieni di gioia per la presenza del Papa in Diocesi. Tanti dei suoi giovani e tante famiglie, però, sono a Reggio al “Campo Volo” per partecipare alla grande celebrazione eucaristica di domenica 5 giugno e il giorno successivo in Cattedrale per l’incontro del Papa con gli studenti e gli operatori laici della pastorale. Proprio in quest’ultima occasione alcuni, tra la folla che si accalca per scambiare due parole con il Santo Padre e stringergli la mano, rivolgono al Papa una preghiera. Al termine dell’incontro in un intervento improvvisato lo stesso Giovanni Paolo II ne parla:
Parecchie persone mi hanno detto: prega per il nostro parroco perché è ammalato. Si può dire una piccola cosa, ma nello stesso tempo una cosa grande: se i parrocchiani pensano in questo modo al loro parroco, si sentono uniti a lui e condividono anche la sua situazione di salute o di malattia, è una bella cosa, una espressione di quello che è Chiesa. Perché la chiesa è la comunione. E comunione vuol dire partecipare alla vita di un altro, così come Gesù ci ha lasciato la sua vita, se stesso, e ci ha fatti partecipi della sua vita. Così ci ha invitato a partecipare anche noi mutuamente, reciprocamente alle nostre vite, alle nostre preoccupazioni, alle nostre gioie, alle nostre tristezze. Una piccola parola così eloquente.
(Z. Davoli, Coraggio! La visita di S.S. Giovanni Paolo II alla chiesa di Reggio E. – Guastalla 5-6 giugno 1988, pp. 95-96.)