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Madagascar, calma e Provvidenza. Don Luca Fornaciari intervistato da Edoardo Tincani

Don Luca Fornaciari è in Italia per qualche settimana!

Don Luca Fornaciari è in Italia per partecipare agli esercizi spirituali del Movimento Familiaris Consortio a Sacrofano. Fino al 20 settembre sarà a disposizione di parrocchie e associazioni per momenti di preghiera e di condivisione.

Queste le date delle Sante Messe che don Luca Fornaciari celebrerà nella nostra diocesi

  • domenica 2 settembre S.Messa a Santa Maria di Novellara alle 11
  • domenica 9 settembre S.Messa a San Martino in Rio alle 10 30
  • domenica 16 settembre  S.Messa alla Consolata di Sassuolo alle 10 30

 

“Madagascar, calma e Provvidenza” è l’ intervista di Edoardo Tincani a don Luca Fornaciari, pubblicata su “La Libertà” del 22/08/2018. 

Grazie a don Luca Fornaciari che in questa intervista condivide con noi il  mandato missionario in Madagascar.

Dopo essersi dedicato allo studio della lingua il missionario è pronto per l’ingresso nella sua nuova comunità insieme a don Franceschini

DIOCESI IN USCITA Madagascar, calma e Provvidenza

Intervista da Manakara a don Luca Fornaciari

“ Continuiamo a restare vicini nella preghiera, a servire il popolo di Dio con gratitudine ed entusiasmo”: queste C parole, pubblicate in giugno da don Luca Fornaciari, fidei donum in Madagascar, sul sito del Centro Missionario Diocesano, esprimono bene lo slancio del sacerdote trentacinquenne originario di Sassuolo, inviato sull’Isola rossa insieme a don Simone Franceschini dal 1° novembre 2017, in affiancamento a don Giovanni Ruozi (nuovo parroco di Castelnovo Monti). Nei mesi scorsi don Luca ha studiato intensamente per imparare la lingua malgascia e prestissimo sarà in Italia per un periodo di riposo e per partecipare agli esercizi spirituali del Movimento Familiaris Consortio a Sacrofano, poi, fino al 20 settembre, sarà a disposizione di parrocchie e associazioni per momenti di preghiera e di condivisione, prima di tornare a Manakara per l’ingresso ufficiale in parrocchia. La generosità e il dinamismo di don Luca emergono anche nell’ampia intervista che abbiamo raccolto per La Libertà, che pubblichiamo in due parti.

Don Luca, come ti trovi in Madagascar?

A questo proposito i malgasci mi chiedono spesso: Efa tamana ve hianao? (“Ti sei già ambientato?”). Infatti, soprattutto i nostri cristiani si preoccupano molto del nostro stato d’animo, sono piuttosto premurosi. Mi rendo conto che per sentirsi parte di questo popolo, per comprendere il motivo delle cose, di tante dinamiche, ci vuole molto tempo, e finora ci “nutriamo” soprattutto di impressioni. La società malgascia è assai complessa, di difficile interpretazione per noi, ma d’altro canto è anche affascinante e giovane…

Come va l’apprendimento della lingua?

Punto piuttosto spinoso… nel senso che imparare a parlare malgascio non è certo semplice, tanto meno rapido! Ci era già stato detto al “corso per missionari” che, fra tutti i paesi di missione, il nostro era uno di quelli con la lingua più impegnativa. D’altro canto l’apprendimento del malgascio è un punto irrinunciabile, non solo perché ci sarà affidato un distretto pastorale e quindi saremo fin da subito a contatto con tantissime persone, ma anche perché è il primo modo per dire alla nostra gente “Vi vogliamo bene, voi siete per noi importanti”! In fin dei conti sono piuttosto contento, perché dopo una decina di mesi riesco già a farmi capire bene, anche se non posso dire lo stesso della mia comprensione di quello che dicono gli altri.

Ci vorranno tempo e pratica…

Chi lo avrebbe mai detto… fino a un paio di anni fa? Dopo il francese e un po’ d’inglese, ora il malgascio! Due anni di studio delle lingue e forse più di altrettanti per impratichirsi… una bella fetta di vita in cui ci si sente poco utili ed efficaci! È comunque un importante investimento, necessario per assumere quello stato d’animo e quella predisposizione spirituale per bandire dalle proprie abitudini il “tutto e subito” e il pensare “adesso che ci sono io le cose inizieranno a funzionare…”. Riflettevo in questi giorni su come questa attesa, questa fatica per apprendere la lingua, per capire le cose, per abituarci a ritmi di vita e consuetudini diverse, sarà per noi un prezioso patrimonio da condividere con la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla che ci ha inviato, ma allo stesso tempo sarà importante anche per i nostri nuovi parrocchiani: infatti impareranno a prendersi cura dei sacerdoti, a volere loro bene, a considerarli un dono prezioso e pure ad accompagnarli ed aspettarli.

Nostalgia dell’Emilia?

Non nascondo che non è sempre stato facile sentirsi lontani dalla propria casa, dalle persone care e dagli affetti, dai luoghi che hanno un significato profondo; soprattutto in questi mesi di studio intenso, quando la memoria tornava costantemente a tutte le cose belle fatte in parrocchia, agli amici, ai familiari… del resto, non siamo dietro l’angolo! Io probabilmente, da questo punto di vista, faccio più fatica di altri, anche se non la vedo necessariamente come una debolezza. Probabilmente è necessario un certo equilibrio: occorre assumere consapevolezza della nuova missione alla quale siamo stati chiamati, entrandoci da protagonisti e non in punta di piedi; e allo stesso tempo mantenere un forte legame con chi da casa ci ricorda, prega per noi e ci vuole bene. In questo senso ho deciso, se ne avrò la possibilità, di rientrare a casa per un breve periodo tutti gli anni, di scrivere lettere e mandare foto, di condividere le mie riflessioni sul Vangelo della domenica in alcuni tempi forti. Abbiamo un dovere nei confronti di questo popolo; ma è anche vero che lo abbiamo nei confronti di chi ci invia, altrimenti la missione rischia di essere considerata un’avventura personale e quindi poco feconda.

E il legame con il Movimento Familiaris Consortio?

Faccio parte già da sette anni della Comunità Sacerdotale Familiaris Consortio, e sono contento che il vescovo Massimo ci stia aiutando a comprendere la nostra vocazione e a portare il nostro carisma alla Chiesa intera. In effetti, chiedendo alla nostra associazione di prendere in mano la missione diocesana in Madagascar, in occasione del 50° anniversario di presenza reggiana qui sull’Isola rossa, il Vescovo ha intuito che l’Associazione Sacerdotale e tutto il Movimento avevano bisogno di sperimentarsi in questa nuova prospettiva universale, allargando i propri orizzonti e abbracciando sempre più esperienze ecclesiali; in più, molto praticamente, ha dato risposta a una missione che chiedeva da tempo di essere rinnovata. Sono contento, poi, di avere don Pietro Adani come responsabile del Centro Missionario e come superiore della Comunità Sacerdotale: in questo modo possiamo confrontarci in modo franco, familiare e immediato.

Tu e don Simone siete destinati a Manakara. Com’è il posto?

Manakara è una bella città, a me piace molto. È piuttosto decadente, sporca, poco organizzata… eppure si sta bene, c’è sempre caldo, è tutto molto verde, la gente è molto accogliente e calorosa. E poi c’è l’oceano, che è magnifico: avere la possibilità di andare a passeggiare in spiaggia davanti all’immensità dell’oceano Indiano è una grande risorsa! Il nostro distretto si compone della parrocchia centrale in città e di altre sette zana-piangonana (comunità figlie) in campagna: c’è da camminare parecchio, guadare torrenti e risaie per raggiungerle, ma lo faccio volentieri, perché so di portare Gesù, di andare a celebrare l’Eucarestia.

Che impressione hai maturato del Madagascar in questi mesi?

Ci sono problemi e risorse grandi, che in parte ci erano stati anticipati, che in parte scopriamo stando qui in mezzo alla gente, e che in ultima istanza sono in continuo mutamento. Siamo nel paese del “moramora” (tutto con calma), ma le cose anche qui assumono contorni diversi, non sono più stabili e immutabili come fino a qualche decennio fa… Ogni cultura presenta fattori positivi e originali che possono insegnarci tanto, e il Madagascar non è certo da meno.

Qual è la più grande risorsa che hai incontrato lì?

Ciò che mi affascina enormemente del popolo malgascio è l’incrollabile fiducia nella Provvidenza di Dio, è l’assoluta certezza che Egli esiste, è il Creatore di tutte le cose e si prende cura delle sue creature. Qualunque sia la religione, qualunque sia la tribù di appartenenza, qualunque sia la storia personale di ognuno, qui in Madagascar è praticamente impossibile incontrare qualcuno che non crede in Dio! È una cultura molto religiosa in modo tradizionale, se si vuole anche semplice, eppure spiccatamente aperta al Mistero e all’Amore: sanno di essere amati, sanno che Dio conosce ciascuno per nome e gli vuole bene. Tutto ciò mi è sufficiente per rendere grazie dell’incontro con un popolo che presenta una caratteristica così preziosa! E poi mi colpisce la giovinezza, la freschezza, la riconoscenza nei confronti degli antenati, dei nonni, dei genitori, il rispetto per le proprie tradizioni…

Edoardo Tincani

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