Vangelo Mc 1, 21-28
Insegnava loro come uno che ha autorità.
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnaménto nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Purtroppo non c’è nemmeno bisogno di dimostrarlo. Non si tratta semplicemente di Nord o Sud, di Italia o di Europa: è il problema planetario.
Non scandalizzano ormai più di un tanto i furboni o i furbetti, coloro che vanno a caccia del potere o perseguono soltanto i propri vili interessi. Non sono i ladri e i violenti a preoccupare. È piuttosto l’assenza di vere autorità a scuotere le coscienze più intelligenti. Chi comanda oggi? Chi governa davvero? Difficile trovare qualcuno che possa rispondere delle sue azioni. Difficile anche trovare chi possa esercitare la giustizia o la tutela dei diritti.
Mi pare che il diluvio di inquisizioni e di giudizi porti semplicemente al desiderio di una giustizia sommaria quanto inetta. Tant’è, allora, apriamo le carceri: non bastano e non servono più. La decadenza della società dipende soprattutto dall’assenza di vere autorità. Tutti sentenziano, come scribi di una improbabile moralità. E poi?
Mi pare che persino i dogmi della democrazia sui quali sono costruite le società più civili ed evolute comincino a vacillare seriamente. La ricerca disperata di consenso espone chiunque accetti o ricerchi una figura di autorità alla più patetica oscillazione, disponibile a qualunque idea, progetto o semplicemente a qualsiasi “trovata” sia in grado di garantire la permanenza nel proprio ruolo. Anche nelle stesse famiglie è difficile individuare una autorità. Eppure, nella libertà che abbiamo acquisito, necessariamente seguiamo qualcuno o qualcosa. Per definizione libertà significa possibilità di scegliere chi o che cosa seguire.
“Insegnava come uno che ha autorità”. Non la facciamo troppo facile. Cosa distingue l’insegnamento di Gesù da quello della congerie di scribi? Compaiono qui a sorpresa gli spiriti immondi. Che c’entrano? Sono coloro che, mossi da motivazioni impure, agiscono con intenzioni poco limpide e sostenibili. Chi è disposto a riconoscere di agire semplicemente per passione, o per interesse, o per bisogno di emergere, o per vendicarsi? Eppure quanti sono mossi da istinti inconfessabili.
Sono questi che non sopportano l’autorità. “Che vuoi da noi? Sei venuto a rovinarci?” Appunto!
La vera autorità non si limita a mettere in campo parole sincere, è potente e rovina la festa a tutti i disordinati. Non per punire le persone, ma per cambiarle, per rendere loro la gioia di avere un maestro e di diventare a loro volta un riferimento sicuro per il bene di tanti.
La sorgente dell’autorità nasce dal riconoscimento di un’autorità più grande di te, dall’umiltà che libera dalla schiavitù del potere e della autodifesa. Non una ricetta, ma un metodo occorre in questa ricerca. Gesù ha trovato in sé la sicurezza di affidare la propria vita in mani sicure, e molti ritrovano in Lui la possibilità di riportare un ordine, a partire dal proprio cuore, che raggiunge e risana tutti gli ambiti della vita umana e sociale.