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X anniversario comunità Nozze di Cana: la nostra ricetta per stare insieme!

Borzano, 29 agosto 2016

X anniversario comunità Nozze di Cana: la nostra ricetta per stare insieme!

Siamo un gruppo di 14 amici, provenienti da città e paesi diversi, che si sono incontrati quasi provvidenzialmente, attraverso strade e percorsi che mai avremmo immaginato. Nel contesto del Movimento Giovani, affascinati dall’esempio di alcune famiglie più grandi e dalla loro profonda amicizia con i sacerdoti, è nato il desiderio di una vita bella e piena, della quale quelle famiglie erano per noi testimoni credibili. È maturata così la scelta di intraprendere noi stessi un cammino all’interno del Movimento Familiaris Consortio, ispirato al carisma di don Pietro Margini.

Abbiamo approfondito la proposta della piccola comunità, destinata a gruppi di persone costituiti per affinità elettive, amicizia e stato di vita; e fondata sull’impegno a vivere la carità nella quotidianità, nella condivisione di gioie e dolori, nel sostegno spirituale e materiale.

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Dopo un tempo di discernimento vissuto insieme, il 24 agosto 2016 è nata la nostra comunità di famiglie, che abbiamo scelto di intitolare Nozze di Cana.

Questo nome, originato dall’intuizione di un singolo e poi accolto e voluto da tutti, ci è particolarmente caro per diversi motivi. Innanzitutto richiama la gioia, simboleggiata dal vino buono che Gesù dona agli sposi e che non fa loro mancare. Ma richiama anche la fiducia nella Provvidenza e quell’atteggiamento di docile obbedienza a cui Maria ci invita con le sue parole: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).

L’obbedienza in particolare, appare come uno dei tratti che più hanno segnato il nostro cammino ed è forse la parola che vogliamo consegnare alle altre comunità e a chi desidera intraprendere la strada che stiamo percorrendo anche noi.

Nell’obbedienza infatti, riconosciamo un servizio alla comunione e all’unità che ha custodito con forza il nostro stare insieme.

Abbiamo anche imparato che l’obbedienza non può essere intesa soltanto come fiducia nei confronti dell’assistente spirituale o di chi guida la comunità nel ruolo di responsabile (assolutamente necessario, soprattutto quando si è in 14!!!). Nel tempo, ne abbiamo fatto esperienza soprattutto come disponibilità ad accogliere ciò che la vita, di volta in volta, ci chiede, anche quando non coincide con ciò che avevamo immaginato o desiderato.

L’altra metà della ricetta della nostra comunità sta nel saperci aspettare con pazienza, per poter procedere insieme, ciascuno al proprio passo.

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In occasione di questo X anniversario, che per noi coincide con il momento in cui siamo chiamati a rinnovare la nostra adesione al Movimento Familiaris Consortio, abbiamo sentito il bisogno di fermarci e rileggere gli anni trascorsi alla luce delle intuizioni e dei desideri che avevano accompagnato l’inizio della nostra vita comunitaria.

Il primo dato che è emerso con forza è un grande senso di gioia e di gratitudine. Guardando a questi dieci anni, riconosciamo che il cammino comune è stato per noi un dono inatteso e prezioso. L’amicizia vissuta tra le nostre famiglie è diventata nel tempo un sostegno concreto alla vocazione di sposi e di genitori. Molti di noi sentono che senza questa comunità il proprio percorso sarebbe stato più povero, più fragile, più solitario.

Dio ci ha messi gli uni accanto agli altri e, forse, una delle cose più belle che abbiamo imparato in questi anni è che la comunità non è solo il luogo in cui comminiamo con gli amici che abbiamo scelto, ma anche quello in cui impariamo a riconoscere come dono le persone che Dio ha scelto per noi.

Attraverso gli amici abbiamo ricevuto il dono dell’accoglienza e della misericordia, sentendoci voluti bene anche nei nostri limiti, talvolta così palesi.

Dio si è servito di tutto quello che siamo. Certamente dei nostri doni, ma forse ancor più dei nostri limiti. Si è servito delle nostre capacità e passioni, ma anche delle nostre fatiche, limiti e incomprensioni. Perfino quando non siamo riusciti a volerci bene come avremmo voluto, Lui ha dimorato con noi.

In questi anni è cresciuto anche il desiderio di essere a servizio, innanzitutto e in modo prioritario gli uni degli altri, mettendo a disposizione il nostro tempo, le nostre energie e, in definitiva, le nostre stesse vite. Quest’aspirazione ha poi trovato espressione in diversi ambiti, nei quali le singole famiglie, ciascuna per proprio conto o condividendo il proprio impegno con altre famiglie, si spendono con entusiasmo e fecondità secondo i tempi e le possibilità che sono loro date. Spesso sentiamo il limite di un impegno frammentato e certamente è ancora molto di più quello che vorremo fare rispetto a quello che abbiamo fatto!!!

È inutile dirlo: non sono mancate incomprensioni, senso di solitudine e prove, alcune delle quali piuttosto impegnative. E talvolta, dalle prove sono emerse ulteriori incomprensioni che hanno generato altro senso di solitudine. Tuttavia, sull’esempio di Maria abbiamo imparato a stare sotto la croce, accogliendo con docilità le situazioni di vita nelle quali siamo stati posti.

Se è vero che, di fronte al mistero della sofferenza, spesso non ci sono risposte e quindi rimane soltanto il silenzio, è altrettanto vero che non ci è stata tolta l’esperienza della consolazione. Essa è nata dalla vicinanza discreta e premurosa di quell’amico che, in quel momento, ha saputo trovare la chiave di accesso giusta per accostarsi a quella particolare situazione, attraverso la tenerezza di piccoli gesti concreti, capaci di assumere un significato profondo. E ancora, chi di noi ha saputo “stare” con pazienza sotto la croce, attraverso la propria perseveranza, ha contribuito a edificare ciascuno nella fedeltà (o meglio, nell’obbedienza!!!) alla propria vocazione personale.

Possiamo dire che i cambiamenti e i momenti di fatica non hanno mai interrotto il nostro cammino, ma hanno contribuito piuttosto a purificarlo e a renderlo un’opportunità di conversione e di ascolto reciproco.

Una parola che negli anni ha acquisito un significato sempre più profondo è quindi quella di riconciliazione. Non tanto perché la nostra comunità sia stata segnata da grandi divisioni o lacerazioni, ma perché abbiamo imparato che l’unità non è qualcosa di scontato: è un cammino continuo, fatto di pazienza, di perdono e di desiderio di rimanere insieme.

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Non è stato tutto semplice o tutto lineare: il rinnovo dell’adesione non nasce da una sensazione di perfezione del nostro percorso. Nasce piuttosto dalla gratitudine per ciò che abbiamo ricevuto e dal desiderio di continuare a camminare insieme. Ci sentiamo un po’ come i servi del Vangelo alle nozze di Cana: non comprendiamo sempre fino in fondo ciò che accade, non conosciamo il futuro, ma possiamo offrire ciò che abbiamo e dire ancora una volta la nostra disponibilità. Così anche oggi desideriamo rinnovare la nostra adesione come un’offerta semplice: questa è la nostra acqua, fatta di vita quotidiana, di amicizia, di limiti e di desiderio di bene. La affidiamo al Signore perché possa continuare a trasformarla e a farne uno strumento del suo bene.

Comunità Nozze di Cana

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