
Il viaggio inizia quando decidi di partire e già comprendi che lascerai a casa qualcosa di te. È un lento e faticoso spogliarsi di tutti quei piccoli grandi lussi del nostro quotidiano, di quella realtà che ciascuno di noi ha costruito per vivere una vita comoda. E quanto bisogno abbiamo di questo spogliarci!
Parti e già sai di metterti nelle mani di Qualcuno, senza sapere fino in fondo dove questo viaggio ti porterà. Un viaggio vero, che ti smuove da te stesso, che ti apre all’altro, che riempie le giornate di imprevisti e di scoperte; che ti lascia a bocca aperta per lo stupore, ma anche ammutolito davanti a realtà che ti interrogano.
Un viaggio lento nello spazio, nel tempo e nella storia dell’umanità. Tante domande si fanno spazio nella mente mentre scorrono i giorni, le immagini, gli incontri.
Un viaggio che però, nonostante i tanti chilometri, è stato soprattutto uno stare. Stare con i nostri sacerdoti, godere della loro presenza, gustare le giornate trascorse insieme, con quella semplicità e quella fraternità che si alimentano nella preghiera condivisa e nell’Eucaristia celebrata insieme.
Che bello condividere la loro gioia mentre ci mostrano i luoghi nei quali stanno spendendo la loro vita. Quanta generosità, quanto amore per questa terra e per questo popolo! Opere che sorprendono, come una carezza di Dio su un territorio così fragile.
Prima di partire spesso ci è stato chiesto che cosa andassimo a fare in missione. In effetti, restare soltanto tre settimane può sembrare poco, forse persino inutile.
Siamo andati a trovare degli amici. A incontrarli nelle loro fatiche e nelle loro gioie, negli odori, nei sapori e nei panorami della loro vita. Come si può, restando a casa, percepire davvero una realtà così distante dalla nostra?
Questo viaggio, dunque, non è stato solo utile: è stato necessario.
Qui, in questi giorni, in una terra così lontana, sentiamo di aver vissuto in pienezza ciò a cui ci sentiamo chiamati: essere amici, essere comunità.
Così, come accade dopo tutti i veri viaggi, torniamo a casa con tante domande, ma soprattutto con tanti grazie da dire e con il cuore inciso, come chi ha fatto un incontro e da quell’incontro è chiamato a diventare testimone.
Ai nostri sacerdoti diciamo: “manao ny marina tahian-janahary”, che significa “Dio benedica colui che fa il bene”.
Famiglie Ferrari – Manfredini – Smiraglio – Stradi
Prossimi appuntamenti
-
18 Set
-
19 Set
-
26 Set
-
26 Set
-
28 Set
-
04 Ott
