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VI HO CHIAMATO AMICI – EDIZIONE 2026

Effetto collaterale delle lodi mattutine in facoltà: ritrovarsi a Borzano!

Le strade che il Signore traccia per noi sono infinite e, spesso, anche molto fantasiose. Eppure, quando inizi a percorrerle, ti accorgi che ti stanno portando proprio dove devi essere.

È così che noi, quattro coppie apparentemente disparate ma unite da un grande desiderio nel cuore, siamo approdati alla due giorni “Vi ho chiamati amici” del Movimento Familiaris Consortio.

Ognuno di noi, prima ancora di conoscersi, portava nel cuore un desiderio simile: trovare altri amici, altre famiglie con cui condividere la vita, sostenersi reciprocamente e provare, nel proprio piccolo, a edificare la Chiesa. In un mondo in cui il dramma della solitudine sembra essere sempre più prorompente, cresce il desiderio di avere accanto dei compagni di viaggio con cui abitare e rendere “domestica” questa casa terrena e provvisoria e, insieme, portare l’annuncio di Cristo.

Nessuno di noi, però, immaginava che potesse esistere un luogo in cui mettere a tema proprio questo desiderio. Finché è arrivata Maddalena.

Maddalena è una giovane studentessa di medicina. Fa parte del Movimento Familiaris Consortio e, con coraggio, ha lasciato ciò che aveva nella sua città, Reggio Emilia, per portare a Verona la bellezza incontrata nel proprio cammino di fede. Un giorno decide di mandare un messaggio nel gruppo degli studenti di medicina per invitarli a pregare insieme le Lodi, il God’s Morning..

Quell’invito, però, viene raccolto da Mattia e Sara, anche loro studenti di medicina. È da lì che comincia tutto.

Mattia e Sara scoprono l’esistenza di un Movimento che mette al centro proprio ciò di cui loro avevano già iniziato a parlare con alcune coppie di amici. Coinvolgono i loro amici di Comunione e Liberazione, Elisa e Nicola, e nasce così un’amicizia tra le tre coppie. Esperienze diverse vissute nella Chiesa iniziano a incontrarsi e ad arricchirsi reciprocamente. Dopo un anno di amicizia arriva l’invito a partecipare, insieme a don Sergio Billi, a un ritiro per giovani coppie. Travolti dall’entusiasmo, diciamo sì.

Così partiamo in otto. Appena arriviamo, veniamo accolti con calore e curiosità e ci sentiamo subito al sicuro. Proprio questa accoglienza ci permette di aprirci, lasciar cadere le difese e metterci in gioco.

I temi affrontati durante quei giorni sono stati tanti e intensi. Abbiamo approfondito le diverse dimensioni dell’amore e il rapporto tra amore e amicizia: innanzitutto l’amicizia tra gli sposi e, a partire da questa, l’amicizia che può diventare una vera comunità di famiglie.

Abbiamo sperimentato un senso di comunità, appartenenza e fratellanza con persone che, fino a venerdì sera, ci erano completamente sconosciute. È stato quasi sorprendente scoprire una familiarità così immediata. Non tanto perché tutti pensassimo allo stesso modo o provenissimo dalle stesse esperienze, ma perché c’era qualcosa di più profondo che ci accomunava.

È stato bello scoprire che, nonostante le diverse provenienze ecclesiali — tre coppie legate a Comunione e Liberazione, una coppia impegnata nella vita parrocchiale e, ad accoglierci, il Movimento Familiaris Consortio — il desiderio di fondo è lo stesso. Quando Cristo è presente, lo si sente. E riempie.

Siamo tornati a casa grati: il Signore ci ha raggiunti e ci ha parlato proprio lì, arrivando ad abitare le nostre paure e i nostri desideri più profondi.

Un altro aspetto che ci ha colpito è stata la presenza delle coppie adulte del Movimento. Vederle mettersi a servizio anche di chi non apparteneva al Movimento è stata una testimonianza concreta. Non ci hanno semplicemente raccontato qualcosa: ce l’hanno mostrato nel modo in cui stavano con noi.

Abbiamo visto all’opera una Chiesa che accoglie, accompagna e si mette a servizio. E questo servizio, proprio perché concreto e gratuito, è diventato testimonianza. Abbiamo avuto anche la grazia di ascoltare e condividere momenti con don Sergio. Siamo rimasti colpiti dal suo modo di parlare del matrimonio e dalla sua passione per la Chiesa. In lui abbiamo intravisto quella particolare reciprocità tra il sacramento del Matrimonio e quello dell’Ordine: due vocazioni diverse, ma chiamate a sostenersi e a generare vita nella Chiesa.

Forse è proprio questo ciò che ci portiamo a casa da quei giorni. Non tanto nuove risposte, quanto la scoperta di un luogo in cui un desiderio che ciascuno di noi portava dentro da tempo ha trovato delle persone con cui poter essere condiviso.

Siamo partiti come quattro coppie diverse. Siamo tornati con la percezione di essere parte di qualcosa di più grande.

Abbiamo respirato, anche solo per un fine settimana, cosa significhi vivere insieme una comunione così concreta, fatta di condivisione e amicizia. E, soprattutto, abbiamo sperimentato che quella comunità che desideravamo non era un’idea astratta: poteva davvero accadere.

Abbiamo compreso che una realtà così non si può semplicemente costruire da soli: nasce dall’adesione a una scelta che ci precede e che siamo chiamati a riconoscere.

Come nel fidanzamento c’è un tempo di discernimento, così anche un desiderio così grande ha bisogno di essere affidato al Signore e alla sua volontà, perchè possa portare frutto secondo il suo progetto.

A noi non resta che continuare a camminare, con il cuore libero e attento alle circostanze della vita, lasciandoci guidare da ciò che il Signore vorrà indicarci.

Elisa e Nicola , Mattia e Sara, Grazia e Pietro, Samantha e Riccardo

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