Diario dal Madagascar – sesta puntata

DIARIO DAL MADAGASCAR VI puntata

11 novembre 2021 – San Martino di Tours

Cari amici,

già da tempo vorrei scrivervi per raccontarvi delle novità degli ultimi mesi, ce ne sono tante nonostante il tempo difficile. Sono rimasto solo per svariati mesi ma nello stesso momento ho sentito la vicinanza della comunità, degli amici e lo Spirito che ha dato senso e frutto a questo tempo.

L’episodio più doloroso e intenso, come credo avrete già sentito, è stato il decesso per Covid19 dell’amico Luciano Lanzoni il 18 giugno 2021. Fin dal primo momento del nostro arrivo in Madagascar, Luciano ci ha insegnato tante cose, raccontato la sua missione trentennale e suggerito che fare in parecchie situazioni. È stato un punto di riferimento prossimo e prezioso.

Gli ho voluto bene e al suo funerale ho pianto davvero. Da Servo della Chiesa, figlio di don Dino Torreggiani e di don Giovanni Voltolini, ha portato avanti un servizio imponente per il suo Istituto in Madagascar e per i poveri a cui ha donato tutta la sua vita e che ha amato in modo paterno. Sono stato l’unico italiano ad accompagnarlo fino alla fine e ho potuto celebrare con lui e per lui l’ultima messa. Capite, quindi, quanto siano stati dolorosi quei momenti, sopratutto nell’averli vissuti da solo; il vederlo peggiorare in poco tempo non sapendo che fare per aiutarlo, assistito da una sanità malgascia precaria. Inoltre, l’organizzazione lampo per il funerale e per l’accoglienza di coloro che arrivavano per rendergli omaggio, in una situazione resa complessa dalle restrizioni sanitarie, spesso disattese e in contraddizione fra loro. Infine, è stato pesante tutto ciò che si è scatenato dopo la morte di Luciano, la pesante, complessa e talvolta disordinata eredità che ci ha lasciato, le attività avviate, i progetti costruiti negli anni, le innumerevoli persone che ricevevano da Luciano un aiuto, per sè e per la propria famiglia.. ora erano tutti lì a chiedere, a cercare un conforto e qualche riposta per il proprio futuro. Proprio alla luce di tutte quelle chiamate che arrivarono da tante parti dell’isola differenti, da singoli, da associazioni e da diocesi intere, siamo nel tempo riusciti a ricostruire la rete missionaria animata e sostenuta da Luciano. Un lavoro di ascolto e pazienza che ho cercato di fare io qui in Madagascar assieme all’aiuto di alcuni Servi e alcune Serve delle Chiesa e un gran lavoro anche a Reggio di raccolta e di riflessione. Ora il caro Luciano riposa alla Ferme, la fattoria in cui si è impegnato molto negli ultimi anni della sua vita, al centro del nostro distretto pastorale.

Poi, inaspettatamente, si sono presentate tre occasioni di incontro e di preghiera che mi hanno rinfrancato e confermato nella gioia di essere qui. L’incontro con don Francesco e il suo distretto, il pellegrinaggio e festa di Maria Assunta il 15 agosto e l’incontro con il vescovo Rosario e l’inizio del lavoro con gli universitari. Le prime due sono state autentici momenti di grazia e boccate d’ossigeno spirituale, mentre la terza è un progetto che si è cominciato a delineare a luglio e che sta prendendo sempre più corpo.

A metà luglio ho deciso di accettare un invito di un amico sacerdote, nel suo distretto, a una giornata di viaggio da Manakara, precisamente ad Analavoka in diocesi di Ihosy. Don Francesco è un sacerdote missionario di Sassari con cui ho iniziato una bella amicizia da un pò di tempo. Assieme a tutti i catechisti del mio distretto più alcuni collaboratori, 25 in totale, siamo partiti alla volta di Analavoka per incontrare i catechisti di quel distretto lontano, e fare una settimana di formazione e condivisione. Sono stati giorni molto belli, di amicizia e chiacchiere con tanti, in particolare con don Francesco. Si è respirato un clima molto bello. Sono rimasto stupito anche della risonanza che ha avuto l’evento: Missio Italia ci ha contattato, la rivista Nigrizia ne ha scritto, le radio malgasce diocesane ne hanno parlato.. insomma, non era mai capitato a memoria che due distretti così lontani si incontrassero per fare formazione. Ovviamente, occorre ricordare che probabilmente non tutti hanno le possibilità per farlo. Sono tornato a Manakara, assieme ai miei catechisti molto contento.

A inizio agosto abbiamo ritentato l’esperienza dell’Oratorio dopo le varie intermittenze scoraggianti e imprevedibili delle quarantene a motivo della pandemia. La prima settimana in parrocchia per i bambini della città, e la seconda settimana alla Ferme per i bambini del distretto. Il tutto culminato con la grande Processione mariana (sotto l’acqua) del 14 agosto e la Messa solenne (tempo meraviglioso) del 15, Solennità dell’Assunzione di Maria in cielo. Sono stato contento per la buona partecipazione, le domande durante la catechesi, l’interesse per contribuire e abbellire il luogo della celebrazione, la gioia di ritrovarsi dopo tanto tempo tutti assieme; molti cristiani del distretto, accompagnanti dai loro catechisti, sono “saliti” a Manakara per dare forma a questa processione fino alla Ferme. Era anche pieno di bambini inviati dalle loro famiglie, dalle remote cappelle ai confini del distretto, inviati senza nulla, senza cibo, senza acqua, senza coperta (metà agosto fa freddino di notte), e quindi mi sono accorto come l’efficiente organizzazione che avevamo pensato non potesse essere applicata come sulla carta, ma mi sono anche accorto di quando è bello vedere i poveri che si prendono cura di quelli ancora più poveri, di come questi bambini fossero infine contenti di tutto e di come si fosse creato un clima di condivisione positivo e di ringraziamento.

Infine, il progetto degli universitari. Come credo già sappiate sono già alcuni i progetti con cui stiamo lavorando con don Simone e il Centro Missionario. Abbiamo ricevuto tante donazioni e aiuti per cui mi sento di poter ringraziare tutti a nome mio e dei tantissimi beneficiari. In particolare penso alla realtà accoglienza di Tsararano dove una ventina di bambini con disabilità fisiche e intellettuali vivono, studiano e apprendono un piccolo mestiere. È un progetto a cui sono molto affezionato e a cui stiamo garantendo l’esistenza e il miglioramento anche per i prossimi anni.

Oltre a tutto questo, a luglio ho desiderato incontrare Mons. Rosario, Vescovo di Moramanga, salesiano siciliano che da tanti si impegna a favore dell’Università; è ormai una personalità celebre avendo contribuito a fondare un paio di atenei e sostenendo centinaia di giovani nel loro studi fini alla laurea. Da quel giorno è nata tra noi due una bella corrispondenza che ci ha portato a condividere parecchie cose e anche del tempo assieme. Già da tempo, assieme ad alcuni amici, ci stavamo interrogando su come fare per dare un aiuto, un sostegno a tutti coloro che desideravano studiare ma che allo stesso tempo non ne hanno la possibilità. Sono davvero tantissimi, e alcuni di loro ne avrebbero davvero le capacità. È molto difficile seguirli, sostenerli a distanza, le città centrali e universitarie sono lontane, cariche di tentazioni, le università sono inaffidabili, continuamente in sciopero, poco interessate alla crescita umana, e aggiungo io spirituale, dei giovani.

Un nuovo progetto quindi inizierà, il sostegno agli universitari in particolare all’Università Cattolica di Antsirabe, dove avrò la possibilità di seguire personalmente i ragazzi che invieremo e non solo loro; dal prossimo anno, inoltre mi è stato proposto di insegnare qualcosa all’università e di collaborare per organizzare dei momenti di preghiera e formazione. Un nuovo progetto si apre, con potenzialità molto grandi, nella traccia di chi ha lavorato tanto prima di noi, e allo stesso tempo con la possibilità di calibrarlo alle nostre capacità, ai nostri tempi e alle nostre disponibilità. Dovrò sempre ricordarmi che il mio primo incarico è quello di essere parroco di un grande distretto a Manakara… ma confido che i due servizi non saranno in concorrenza fra loro anzi, l’attività pastorale darà forza e slancio a quella accademica e viceversa. Partiamo quest’anno con otto studenti e poi vedremo cosa converrà fare in futuro. Io sono molto contento e riconosco in questa novità la presenza di Dio che rinnova la nostra missione e arricchisce di tante cose belle e inaspettate la nostra vita. Non voglio illudermi, sarà complicato, occorrerà pazienza, energia, obbedienza e tanta creatività, per cui vi chiedo la preghiera e la vicinanza spirituale.

Alla luce di tutto questo, sono partito un paio di settimane fa per un periodo di studio e di riposo qui all’isola Réunion. Sono in mezzo all’Oceano Indiano e sono stato accolto da una bella realtà sacerdotale che si sta prendendo cura di me. In parrocchia alcune donne mi insegnano il francese e alcuni uomini mi accompagnano a fare sport e qualche spettacolare escursione. Grazie all’approfondimento del francese mi sentirò più tranquillo nell’entrare all’Università. I corsi li farò in francese mentre i colloqui con i ragazzi in malgascio.

Infine vorrei parlarvi di un’ultima cosa che mi ha toccato intensamente nell’ultimo periodo. A inizio ottobre ho fatto un viaggio nel sud-ovest del Madagascar assieme ad alcuni collaboratori. Ho visitato l’opera di carità di un amico sacerdote, père Jean Chrysostome, che si occupa di assistere alcuni dei villaggi più poveri di tutta l’isola, grazie ad una fondazione che ha creato. Quella zona è estremamente in difficoltà, devastata da una siccità che dura ormai da quattro anni, piombata in una carestia che peggiora sempre di più.

Il cambiamento climatico globale assieme al taglio delle foreste per farne carbone, sta riducendo alla miseria più nera intere province del sud del Madagascar. Inoltre, da ormai due anni non si sono più turisti causa Covid19 e questo penalizza ancora di più una zona già molto povera. Grazie ad un aiuto proveniente dalle Case della Carità, ho avuto la possibilità di offrire un contributo ad alcuni villaggi particolarmente colpiti dalla siccità, attorno alla grande città di Toliara.

Si dice che il Madagascar del sud sia la regione che soffre più il cambiamento climatico a livello globale, nonostante contribuisca solo in minuscola parte all’inquinamento mondiale. Una situazione che ci ha toccato profondamente e su cui tutti dovremmo riflettere.

Vi saluto allora, vi chiedo di ricordarci nella vostra preghiera, in famiglia, nelle comunità e nelle parrocchie e spero di potremo continuare a annunciare l’universalità della nostra chiamata anche in questi tempi incerti. Del resto speriamo di voltare pagina e preparandoci alla festa del Natale.

Affidiamoci a Gesù Bambino e agli angeli affinché possa essere comunque fecondo il nostro operato. A presto, che il Signore vi benedica,

don Luca

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