Esequie di Stefano Villani – omelia di don Andrea Pattuelli
Sant’Ilario d’Enza, 20 dicembre 2025
[com’è chiara la Parola del Signore quando serve]
Ci sono persone che arrivano nella nostra vita e poi ripartono, e il tempo a disposizione è puro dono da condividere. Gli anni vissuti insieme lasciano un segno indelebile, tanto che chiunque potrà riconoscere: dovevi esserci, dovevi essere tu, proprio tu.
In questi giorni della novena di Natale, la nascita del Salvatore è annunciata da diverse esperienze di nascita che ci preparano ad accogliere Gesù Bambino (Giovanni che sarà il Battista, da Elisabetta e Zaccaria, ormai avanzati in età; Sansone dalla moglie di Manoach, che era sterile, etc.). La Sacra Scrittura è disseminata da diverse figure, a volte improbabili o rassegnate, che d’un tratto, quasi all’improvviso, vedono realizzarsi ciò che hanno sempre avuto nel cuore, e divengono mamme e papà. Quante mamme e papà sono stati e saranno ancora protagonisti della storia della salvezza.
[che senso avesse un saluto come questo…] Uno di questi, il nostro caro amico Stefano, ha consegnato il suo eccomi all’angelo che lo è venuto a visitare in una serata apparentemente come le altre, avendo ricevuto Gesù eucaristico, nel frammento che gli veniva offerto da una mano carica di amore, la mano di Chiara, idealmente stretta a quelle di tutte le sorelle e dei numerosi nipoti, mentre un’altra mano, quella di un amore ancora più grande, lo stava accogliendo. Sì, come nel matrimonio: da “prendo te come mia sposa” ad “accolgo te…”, così anche nel momento del passaggio da questo mondo al Padre, Egli dice ad ognuno di noi “Accolgo te” [non prendere per strappare a noi]. Impossibile non vedere che ciò avviene continuamente nel mistero della vita: il passaggio da Cristo a Cristo (lo professiamo anche nel Credo: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero).
Nel momento del commiato non è tanto l’elogio che conta, quanto il ringraziamento per una vita che parla senza bisogno di essere spiegata. Il buono, chi è buono, si sente e si vede. Quanti doni, quanta generosità, Stefano, ha fatto circolare [tra le sue mani] in una ricerca costante per offrire utilità e provvidenze a quanti facevano parte del suo lavoro di imprenditore, e sovente sperando di non farsi notare; per sé sembrava non aver bisogno di molto, era il piacere del buon lavoro, quello fatto bene, che campeggiava nei suoi intenti; era ed è l’immagine vivida della sua sposa, l’attenzione per lei, e delle amatissime figlie che lo hanno sempre accompagnato, dandogli forza e delicatezza. Sapeva farti del bene e sembrava che fosse lui a volerti ringraziare: gli dava gioia.
Stare con lui era bello, anche i suoi silenzi erano precisi, acuti, intelligenti. Si è rivelato un amico vero e affidabile, solo per ricordarne alcune pensiamo alle opere delle case, qui in paese e in montagna, e delle scuole, nella scia sempre più luminosa di don Pietro Margini.
Maria Santissima ha ragione, ciò che è avvenuto in lei è opera dello Spirito Santo. Sì, anche Stefano doveva esserci. Tutto ciò infonde in noi la certezza che proprio nella fedeltà alla nostra vicenda personale e comunitaria ci apriamo continuamente all’opera del Signore che viene.
Da pochi mesi Stefano aveva salutato Piero, un altro amico: evidentemente questi non ha avuto molta pazienza di aspettare e ricominciare a vivere il desiderio di comunità anche nella luce della Gerusalemme dei risorti. [ho pensato: non ho dubbi]
“Io so che il mio redentore è vivo Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro. Languisco dentro di me.” (Gb 19,27)
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