Intitolazione ad Umberto Roversi della Casa per ferie Cà Monte – Intervento di don Luca Ferrari
Cà Monte – Borzano 20 settembre 2025
Tra i tanti doni che il Signore ci ha fatto, uno dei più grandi, dei più fecondi è l’amicizia con Umberto e Chiara. Ed è più che un dono speciale: attraverso di loro sono tante le gioie sperimentate e della nostra stima e affetto sono fiorite tante persone e opere. È una grazia che benedice in questo giorno la memoria della mia prima Messa.
Il momento che oggi condividiamo ha un significato profondo, non solo per noi presenti, ma per tutti coloro che in futuro varcheranno la soglia di questa casa. Non inauguriamo semplicemente dei muri rinnovati, ma apriamo un luogo che porta con sé un’anima, una vocazione, un’eredità di amore e di comunione.
Sette anni fa, proprio qui, ho ricevuto la chiamata telefonica di Umberto: lo avevamo appena incontrato nella sua casa, e ci preparavamo ad accompagnarlo nell’ultimo tratto della vita terrena. È stato un passaggio intenso e decisivo, che ha sigillato la nostra amicizia e il nostro cammino comunitario. Oggi, dedicandogli questa casa, riconosciamo che quella chiamata non si è interrotta, ma continua: la sua voce risuona ancora tra noi.
Umberto ci ha insegnato che la vita vera si scopre quando i veli cadono: pensiamo a come ci riempiamo di mille impegni così da non essere mai da nessuna parte e senza appartenere veramente a qualcuno e a qualcosa. Siamo in un vortice di pensieri e prestazioni che ci stancano perché ci svuotano di noi stessi. “Abbiamo tanti veli che ci avvolgono… La malattia te li toglie tutti, al volo, gratis.”
In queste parole risuona la sua verità: la vita non è fatta di illusioni, ma di essenziale. Quando rimane in mano solo ciò che conta davvero, allora si scopre che il senso della vita non è nell’avere, ma nell’amare.
E questo amore, per lui, aveva una forma precisa: la comunione. “Sono chiamato a vivere una vera e bella comunione di amore.” “Il Signore ci convoca, chiama ognuno di noi in modo unico e speciale. Ci ha chiamato insieme perché insieme da noi vuole qualcosa.”
Oggi troviamo tanti spazi eleganti, preziosi, ma vuoti: manca un focolare attorno a cui cresce una famiglia, una comunità. Manca lo scopo per camminare uniti, manca una presenza che non viene meno. Non si sceglie niente e nessuno a causa della paura, per pigrizia, per vigliaccheria. Ci si tradisce o ci si abbandona con troppa, superficiale meschinità.
Cosa ci unisce? Il Signore, la sua Parola, una vocazione comune. Mi commuovo sempre al pensiero di quanto Umbo si sia innamorato di don Pietro, pur non avendolo conosciuto. Ne
ha compreso il cuore e diffuso le parole, più di molti di noi che ne hanno goduto la presenza fisica e quotidiana.
E che cosa è nato dal suo cuore unito alla sua sposa e agli amici di comunità, ai sacerdoti e alle consacrate? Voi: il Movimento Giovani. Ha inteso la sua vita di laico non come chiamata marginale e superflua. Nella Chiesa e nel mondo, soprattutto nel lavoro, è stato lievito del Regno di Dio.
Ecco il dono grande che oggi riceviamo: questa casa nasce dal desiderio che l’amicizia e la comunione diventino concrete. Non un rifugio privato, ma un segno visibile di una vocazione. La casa non è appartamento, è ambiente in cui le relazioni si plasmano, è la cerniera tra l’interiorità e la fraternità, è palestra dove si esercita il dono e si riceve gratuitamente. È esperienza rara e preziosa di cui essere profondamente riconoscenti.
Desideriamo che chi entra in questa casa si scopra atteso: sarà invitato a sperimentare che la vita ha senso quando ci si dona. Umberto, con la sua capacità di accoglienza, ce lo ha mostrato: sapeva far posto a tutti, con semplicità e generosità, trasformando ogni incontro in un dono inatteso. Le famiglie, i giovani, i sacerdoti lo ricordano proprio così: un cuore aperto, una porta sempre pronta a spalancarsi, pronto a prendersi cura senza dimenticare o abbandonare nessuno.
Oggi pubblichiamo il libretto che contiene i pensieri notturni scritti nelle notti insonni dei suoi ultimi mesi di vita terrena. É un testo Prezioso che non può mancare in ogni nostra casa, sul comodino, anima e fonte di ispirazione, come testo di meditazione. Non c’è bisogno di presentazione: ognuno può ricevere da queste parole la condivisione del dono della sua vita e del suo cuore.
Il quadro che oggi esponiamo – Il cielo sopra e sotto la terra – è come un’icona di ciò che questa casa vuole essere. Ci ricorda che la vita si gioca sempre “tra l’abisso e il cielo”, come scriveva Umberto: “La partita va giocata, e si balla sempre tra l’abisso ed il cielo.”
La bellezza di questa immagine sta nel ricordarci che il cielo non è lontano, ma sostiene, sovrasta e attraversa la nostra terra, illumina le relazioni quotidiane, rende eterno anche il gesto più semplice. È lo sguardo che Umberto ha coltivato, e che oggi noi vogliamo assumere.
In fondo, tutto si raccoglie nella sua eredità spirituale: “Questo è quanto ci è stato affidato e quanto ci viene chiesto insieme, questo è quanto possiamo portare nella fiducia che il Signore per questa via agisce.”
Non ci basta “stare insieme” per abitudine: occorre camminare con un cuore solo, perché
“non un’unità buonista… ma in un’unità fondata sull’obbedienza, l’unica che può farci camminare con un cuor solo.”
Ecco allora l’impegno che questa inaugurazione ci consegna: che questa casa diventi una scuola di fraternità, una fucina di educatori, un tempio domestico dove le famiglie, i giovani e i sacerdoti possano crescere insieme. “Vi faccio il regalo più bello, vi chiedo di diventare
educatori… Non vi sto chiedendo un servizio. Siete i primi che riceverete in abbondanza da questo vostro sì.”
L’esperienza che qui vogliamo coltivare la ritroviamo ancora nelle sue parole: “L’amicizia è il luogo della conversione, è il luogo dove il Signore ci ha chiamato per darci la possibilità della conversione.”
Questa è la nostra responsabilità: fare di questa casa un luogo di conversione, di crescita e di santità. Non è una bella cornice per fotografie da postare, ma un laboratorio di vita vera, una comunità che ama e che si lascia amare.
Concludo con le sue stesse parole, che diventano oggi il nostro augurio reciproco: “Vi auguro di poter sempre più scoprire e vivere tra voi l’Amicizia in Cristo: quell’Amicizia strumento di conversione; quell’Amicizia che fa risplendere tutti i misteri del Santo Rosario.”
Senza poterli nominare tutti, ringrazio di cuore quanti hanno con straordinaria generosità, competenza e amore operato perché questo luogo diventi ciò che oggi possiamo ammirare e ricevere in dono.
Che questa casa intitolata a Umberto Roversi sia davvero un segno di speranza, un focolare di fede, una testimonianza di comunione per tutti coloro che vi entreranno o semplicemente vi passeranno davanti: basterà uno sguardo a quanti vi abitano per rimanerne toccati.
Grazie.
Don Luca
Intitolazione ad Umberto Roversi della Casa per ferie Cà Monte – Intervento dell’amico Massimo Mammi
Cà Monte – Borzano 20 settembre 2025
Buon pomeriggio a tutti
Siamo molto grati e contenti di essere qui oggi perché è un giorno di grande Gioia in terra e in Cielo. In terra perché la nostra comunità è molto legata a questi luoghi – solo qualche anno fa per noi pressoché sconosciuti e – che in questi anni abbiamo imparato a conoscere e a frequentare.
In cielo perché gli amici che ci hanno preceduto e che hanno tanto desiderato questa intitolazione (giorno di festa), stanno festeggiando con noi questo momento.
In particolare, il pensiero va proprio ad Umbo, non tanto perché sia dedicata a lui questa bellissima casa fresca di ristrutturazione, ma proprio perché ha sempre amato questi posti per il loro significato e ha sempre desiderato che ci fosse una casa per i giovani e le famiglie dove respirare la spiritualità del movimento.
Ci sia consentita una breve nota biografica:
Come comunità abbiamo tanto goduto della presenza di Umberto, abbiamo condiviso un pezzo di strada con lui, come fanno gli amici, fianco a fianco. Chi dal tempo delle superiori, chi l’ha incontrato alla Consolata, chi sul luogo di lavoro, o all’università, chi nel servizio: ciascuno, in modo personale, ha potuto raccogliere qualche frammento della sua persona. E le nostre vite si sono annodate in modo impensato, creando legami duraturi.
Lo sguardo di noi amici era indubbiamente affascinato dalla sua persona, che cercava – e spesso ci riusciva anche! – di vivere da protagonista ogni ambito della vita: a partire dalla sua famiglia e poi il servizio, l’amicizia, il lavoro…
E sappiamo anche quanto amasse lo sport, lo sci a stretto contatto con le montagne e la neve, e il sub nelle profondità degli abissi del mare!
Dotato di grande energia, si è speso sempre per tutti, e riusciva a vivere tutto con armonia e leggerezza, ma anche con grande serietà. La sua franchezza e trasparenza insieme alla sua fine e intelligente ironia erano apprezzate. I suoi consigli molto ricercati, arrivavano lungimiranti e puntuali (e a volte anche pungenti).
È stato un amico vero, di quelli che ti trascinano nelle cose belle: e non di rado arrivavano gli inviti per qualche giorno insieme, ma anche per beneficiare di quella realtà che nel tempo era diventata per lui e Chiara, la loro “casa”, allargando i confini della loro famiglia, il Movimento ed il Movimento Giovani in particolare. Ed a proposito di inviti, non posso non citare quell’invito che mi rivolse personalmente a partecipare ad un corso di esercizi a Gaiato, e se oggi mi trovo anch’io qui è stato grazie a quell’invito e quella fiducia ben riposta.
Quell’Umbo dell’età giovane era diventato nell’età adulta un nuovo Umbo, rinnovato. Se da giovane lo guidava la passione per lo sport, l’amore per la musica (il suo amato Vasco) e la determinazione nello studio, negli anni abbiamo visto dirigere il suo timone in una direzione diversa e molto più profonda: l’amore per Cristo. Questo si traduceva in un desiderio di spendersi per gli altri: prima con i giovani della Parrocchia della Consolata (I Tigrotti del Quartiere) e gli ospiti della Casa della Carità.
Ed infine il suo abbraccio con la realtà del movimento, con particolare riguardo ai giovani, i primissimi mendicanti di amore del nostro tempo, per i quali nutriva il desiderio che la loro vita fiorisse e portasse frutto.
La sua cura per le persone si era affinata negli anni, a partire da quanti vedeva in difficoltà o nella fragilità.
Cresceva la generosità prima con il tempo donato, poi con le capacità messe a servizio ed infine con la condivisione dei beni materiali. Qui il pensiero va ad un fatto: quando in prossimità dell’estate si parlava di ferie, si sapeva che parte delle ferie di casa Roversi sarebbero state a servizio dei campi del mov giovani, con la certezza di donare qualcosa di prezioso e di costruttivo per la crescita dei ragazzi. E per noi amici si faceva evidente che all’allargarsi del suo cuore per i giovani, corrispondesse la consapevolezza di aver trovato un tesoro meraviglioso da condividere. Queste case sono state per lui un luogo dove spendere la propria vocazione a servizio dei giovani, ma anche dove trovare ristoro gustando la presenza di amici e sacerdoti. Nella loro casa tutti noi abbiamo sperimentato accoglienza: quello stesso senso di accoglienza che abbiamo vissuto alla Bicocca o a Cà Monte. L’accoglienza di una casa desiderata per tanti.
Ancora, questi luoghi ci portano alla memoria un ultimo momento vissuto insieme come amici di comunità e desiderato proprio da Umbo: una settimana prima che ci lasciasse, in occasione della Festa della Divina Misericordia, ci ha voluti insieme per vivere il sacramento della Riconciliazione, proprio laggiù nella cappellina della Bicocca. E’ stata una festa del perdono per noi molto significativa e spesso siamo tornati a quel giorno così particolare, quasi a riportarci come sapeva fare lui, a ciò che conta: vivere nel perdono sempre rinnovato la nostra amicizia.
Gli ultimi anni avevamo visto farsi più essenziale la sua quotidianità, abbracciando quel che per lui era più prezioso, la sua vocazione.
Allora oggi con il cuore colmo di gratitudine verso tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata un ultimo pensiero:
Essere qui oggi è la prova che Umberto continua a viaggiare con noi, “a fare” e “a fare” con noi: questa casa è dedicata a lui, non perché Umberto appartiene al passato ma perché, continua a lavorare con noi nel presente con modi impensati e con la fantasia di chi ama.
Desideriamo tanto che queste case continuino ad essere luogo di accoglienza, di incontro col Signore e di ristoro per tutti coloro che verranno a sostare qui, anche solo per qualche istante.
Grazie a tutti per la partecipazione e per aver dedicato del tempo per condividere insieme a noi questo giorno di festa.
"Si balla sempre tra l'abisso ed il cielo" - olio e tecnica mista su tela del maestro Alfonso Borghi
“Si balla sempre tra l’abisso e il cielo”, olio e tecnica mista su tela, 60×80 cm, del maestro Alfonso Borghi.
Il titolo dell’opera riprende una frase scritta da Umberto Roversi nel suo testo Pensieri Notturni, parole che custodisco nel cuore e che ho sentito il bisogno di trasformare in immagine, perché possano continuare a vivere e ispirare anche oggi.
L’opera, dell’artista Alfonso Borghi con la richiesta di lasciarsi ispirare dalla lettura del testo di Umberto, è stata realizzata nel novembre 2024.
È segno di una bellezza condivisa, di una memoria viva e di un dialogo continuo tra passato e presente, che Umberto ha saputo generare nel cuore di tanti.
Un grazie sincero alla Fondazione Koinonia, che ne rende possibile l’esposizione nella casa a lui dedicata.

Prossimi appuntamenti
-
15 Feb
-
12 Apr
-
19 Apr
-
17 Mag
-
27 Giu
