Messa di ingresso nuovo parroco San Martino in Rio – omelia don Giuseppe Zanichelli

Omelia di don Giuseppe in occasione della messa di insediamento come nuovo parroco insieme a don Francesco Ametta, -nuovo vicario nella parrocchia di San Martino Vescovo, san Martino in Rio.

In questi giorni tanti sentimenti mi attraversano il cuore, quello che prevale è quello della gratitudine e della riconoscenza.

Grazie a Dio per il dono della vita, al mio papà che insieme a mia sorella – la strega – ci accompagnano dal cielo, alla mamma e al mio schivo fratello con il quale condividiamo anche tanti interessi – anche se con modalità differenti: quando mi muovo io ho sempre dietro la casa, lui non ha mai bisogno di nulla.

Grazie a Dio per il dono della vocazione che viviamo nella forma comunitaria, è un grande tesoro. Anche in questi giorni di nascondimento fra i muri della canonica con don Francesco e, ieri ci ha raggiunto anche don Luigi, è stato bello pensare progettare, sognare come rendere “adatta a noi” una casa, dove ci hanno già preceduto tanti amici, ultimi don Andrea e don Pietro cui ci lega una profonda amicizia accompagnata da una grandissima stima per la loro bontà e umiltà.

La vocazione che viviamo è animata dalla vita comunitaria, quella di casa con don Francesco e don Luigi, ma quella più ampia di tutto il Movimento Familiaris Consortio, con amicizie, legami, storie di vita che da Roma a Verona – passando per il Madagascar e Reggio Emilia – ci ricordano che ogni persona è un dono.

Sant’Agostino, scriveva nelle Confessioni che:

“non c’è vera amicizia, se non quando l’annodi tu fra persone a te strette col vincolo dell’amore diffuso nei nostri cuori ad opera dello Spirito Santo che ci fu dato.” (Conf. 4,4,7)

La Chiesa tutta è mistero di comunione, e questa sera in cui iniziamo insieme questa nuova avventura il cuore è pieno di gratitudine per quanto già sperimentato in questi anni e che mi fa ben sperare per quello che vivremo insieme.

Il Vangelo di oggi ci invita a muoverci con attenzione (visto che devo farlo con una trave in un occhio) mi invita in modo particolare a vivere cercando la misericordia di Dio e la benevolenza delle persone.

Abbiamo scelto come immagine ricordo di oggi l’Icona della Visitazione volendo leggere quel momento come un incontro tra chi avendo ricevuto un grande dono da Dio ha l’urgenza di condividerlo.

Maria corre da Elisabetta per poter condividere la sua fede, la sua riconoscenza per la misericordia di Dio:
“di generazione in generazione la sua misericordia su quelli che lo temono” dice nel Magnificat (Lc 1,50).

Maria va da Elisabetta e insieme si riconoscono destinatarie di misericordia, si riconoscono visitate da Dio.

Il dono di Dio non è solo per loro ma per tutti, così noi animati dalla consapevolezza di essere i destinatari della misericordia di Dio diventiamo a nostra volta dono per tutti.

Questa comune esperienza della misericordia che un cristiano fa nella preghiera, nei sacramenti, nel dono della fede, nel vivere la comunione ci insegna a vivere da fratelli e da figli (le due cose non si possono separare), ci introduce nel dono dell’amicizia che Gesù ha voluto vivere con i suoi discepoli.

Allora la comunione, la stima vicendevole, il volersi bene, diventano capaci di tornire, di ridurre la trave del mio occhio, mi permettono di riconoscere il dono di Dio e di vivere quindi nella riconoscenza, per cui per noi “non è un vanto annunciare il vangelo ma una necessità” ( 1 Cor 9, 16) come Maria ha la necessità di visitare Elisabetta, come Maria imparerà da Gesù a rimanere nel cenacolo con gli apostoli per introdurli nella missione, cioè nel saper visitare la vita di coloro che nella sua provvidenza di amore Dio mette sul loro / nostro cammino.

Comunità dell’Unità Pastorale Regina della famiglia siamo qui per camminare insieme, per celebrare insieme la misericordia di Dio, per vivere insieme la gioia della fede, per cercare di essere insieme segno della presenza di Dio che vuole visitare le famiglie, le persone qualsiasi sia la loro situazione di vita. Chiedo al Signore il dono della Speranza cristiana che impastata con la fede e la generosità di ciascuno ci consenta, pur con i nostri limiti, di fare un bel cammino per la gloria di Dio.

Maria Regina della famiglia vegli, guidi e custodisca i nostri passi.

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