Santa Famiglia Omelia 27 Dicembre 2020, don Benedetto Usai

Domenica dell’Ottava di Natale, Santa Famiglia, Omelia 27 Dicembre 2020

‘La Santa Famiglia in primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazaret, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri’ (Discorso a Nazaret, 5 gennaio 1964).

‘Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui’.

Lo stupore è il frutto del silenzio, ‘atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito’, che si rivela l’habitus della Santa Famiglia. Gesù si riveste della nostra umanità e trova nella sua famiglia il luogo più sicuro dove accoglierla e farla crescere secondo il cuore di Dio, perché con Lui ci sono due maestri: Maria e Giuseppe.
Maria si è dedicata alla contemplazione del suo Figlio, di cui è modello insuperabile, Ella infatti, come ogni mamma, vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola. Di lei San Luca dice: ‘Da parte sua custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore’ (Lc 2, 19), svelando così il suo atteggiamento davanti al Mistero dell’Incarnazione, una sosta continua nello Spirito dentro al cuore di Dio che si prolungherà per tutta la sua esistenza. Lo sguardo del suo cuore si concentra su di Lui quando Lo concepisce per opera dello Spirito Santo, quando i suoi occhi possono fissare con tenerezza materna il volto del figlio mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia. I ricordi di Gesù, fissati nella sua mente e nel suo cuore, hanno segnato ogni istante dell’esistenza di Maria alimentando in lei fede (Lc 1,45), la speranza e l’obbedienza (Lc 1,38), la sua interiorità e la sua preghiera (Lc 1,46-56) e come frutto più atteso, la sua libera adesione a Cristo (Lc 1,55). La Madonna si presenta a noi come il modello di ogni credente, che conserva e confronta le parole e le azioni di Gesù, un confronto che è sempre un aiuto a diventare familiari della Persona di Gesù
San Giuseppe ama la sua sposa in modo umile e sincero e la decisione di unire la sua vita a quella di Maria ha attirato e introdotto anche lui, che già era un «uomo giusto» (Mt 1,19), in una singolare intimità con Dio. Dopo aver seguito con fiducia l’indicazione dell’Angelo – ‘non temere di prendere con te Maria, tua sposa’ (Mt 1,20) – egli ha preso con sé Maria e ha condiviso la sua vita con lei; ha veramente donato tutto se stesso a Maria e a Gesù, e questo l’ha condotto a rispondere in santita’ alla vocazione ricevuta. Possiamo immaginare che anche lui, come la sua sposa e in intima consonanza con lei, abbia vissuto gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Gesù, gustando la sua presenza nella loro famiglia. Giuseppe ha compiuto pienamente il suo ruolo paterno, sotto ogni aspetto. Sicuramente ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria. Lui, in particolare, lo avrà portato con sé alla sinagoga, nei riti del sabato, come pure a Gerusalemme, per le grandi feste del popolo d’Israele. Così, nel ritmo delle giornate trascorse a Nazareth, tra la casa e il laboratorio di Giuseppe, Gesù ha imparato ad alternare preghiera e lavoro, e ad offrire a Dio anche la fatica per guadagnare il pane necessario alla famiglia.
La Santa Famiglia sia per le nostre famiglie esempio e modello di silenzio, di contemplazione e di umiltà, luogo privilegiato di educazione della propria umanità e di incontro con Dio.

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