Ritiro di Quaresima 2026 – meditazione di don Sergio Billi

Ritiro di Quaresima 2026 – meditazione di don Sergio Billi

Sant’Ilario D’Enza – 1 Marzo 2026

Buona domenica a tutti. Infiamma davvero, Padre, i nostri cuori con il fuoco del tuo amore, col tuo Santo Spirito. In questa giornata, in questa seconda domenica del cammino benedetto della Quaresima, donaci abbondante il tuo Santo Spirito. E in noi, tra di noi, donaci quella luce, quella vita nuova che solo viene da te. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Allora ci prendiamo queste, queste ore. Sono io, sono comunque un po’ emozionato perché comunque è una insomma una bellissima assemblea. Grazie anche a Marco della fiducia e di accompagnare, accompagnare questo lavoro, perché il lavoro è vostro. Cioè, se uno va in palestra e c’è un personal trainer bellissimo, non è che guardandolo ti alleni, ti alleni quando fai il tuo ritiro, il tuo esercizio. Io cercherò di dare qualche coordinata.

Mi son chiesto appunto cosa proporre in questa meditazione di questa nostra mattinata e di questa nostra giornata. Ho pensato appunto di dare alcune coordinate per il cammino della Quaresima e quindi, più che di fare un’unica meditazione, diciamo così, su un unico tema, e dare un’occhiata allo svolgimento della Quaresima, in particolare attraverso i Vangeli. Del ciclo A, che è quello che stiamo vivendo quest’anno, sapete o non sapete, immagino che tanti lo sappiano, che le letture festive delle domeniche sono nella liturgia, organizzati in tre cicli Abc. Quest’anno siamo nel ciclo Ae il ciclo A della Quaresima, in particolare, è, come dire, il prototipo anche degli altri, tant’è che potrebbe essere seguito ogni anno. cioeanchenell’anno.be C si può decidere di seguire le letture dell’anno A durante la Quaresima, perché il ciclo dell’anno A è in un modo del tutto speciale, legato all’accompagnamento della preparazione prossima ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, che si svolgono tipicamente nella grande veglia pasquale di battesimo, cresima ed eucarestia.

Quindi la domanda è: come si diventa cristiani? Cioè, il tempo di Quaresima è nato profondamente intrecciato con la preparazione al battesimo. E allora proveremo a guardare questo. Non che la preparazione al battesimo avvenisse in Quaresima, non erano così sciocchi, preparazione al battesimo avveniva in anni, anni e peraltro è ancora. La liturgia della Chiesa, che a volte forse ci sfugge. Perché? Perché non siamo abituati noi nelle nostre terre ad accompagnare adulti al battesimo, e se non in piccolissimi casi, perché non ci si pone l’occasione storica. Ma la preparazione al battesimo è una preparazione di anni e l’ultima parte, parte brevissima, è la Quaresima di quell’anno in cui, appunto, nella Pasqua, quella persona che sta facendo. E il cammino riceverà il battesimo per ogni passaggio che farò, accosterò anche una parola di Don Pietro, di Don Pietro Marigini.

Non è semplice, perlomeno per me, citarlo, nel senso che abbiamo tutto il materiale, ma appunto il materiale è tanto variegato. Ho provato a guardare alcuni dei ritiri della Quaresima, perché mi sembra importante, insomma, fare risuonare qualcosa anche della parola del fondatore, del nostro cammino, del nostro movimento. E in particolare ho trovato un ritiro e da cui in ogni punto che faccio farò risuonare una piccola, una piccola parola sua. E allora inizio già così, è il ritiro. In preparazione alla Quaresima del 1978, non sto a dare il codice come si fa in altre situazioni, lo trovate con facilità. Quaresima 1978, nell’introduzione del ritiro dice così: e forse ci sono, anzi sicuramente ci sono persone tra di noi che possono conoscerlo meglio di me. Nel dinamismo dei gruppi, spero di potere in questa Quaresima agire, suscitare, porre un’accentuazione che rovesci sempre di 1 mentalità.

C’è un rovesciamento, c’è una rivoluzione, possiamo dire, insomma, del resto, la parola greca del Nuovo Testamento per conversione. È metanoia, cioè andare proprio oltre, oltre il proprio pensiero. Tante volte ci riduciamo, forse anche nella nostra vita, nei nostri incontri, no, a dire io penso, io penso, io penso e chi se ne importa. Posso dire, cioè, la questione non è cosa penso io, cosa pensi tu. La questione è come mi sta chiamando il Signore Gesù. Ad andare oltre il mio pensiero, perché se io rimango nel mio pensiero non mi sta chiamando lui, sono semplicemente io che mi lascio guidare dalle mie convinzioni. Cosa bellissima può essere un uomo e una donna eccezionali, ma una cosa è essere guidati e chiamati da lui, una cosa è essere guidati dalle mie convinzioni personali. Sono due cose molto diverse, un’accentuazione che rovesci sempre di 1 mentalità. Si tratta di fare. Una nuova pastorale stava parlando, in questo caso, in prossimità delle ordinazioni dei dei futuri diaconi di lì a pochi mesi.

Perché dico questa cosa? Perché, appunto, senza spiegare tutto, faccio riferimento all’accompagnamento della Chiesa alla domanda del battesimo degli adulti, perché così è nata la Quaresima. E per noi è una cosa stranissima. In questo momento in Francia e in altri paesi c’è un boom. Forse qualcuno avrà visto, c’è un boom di domande di battesimi tra giovani adulti, un boom che è comunque una minima parte rispetto a quello che era la cristianità. Quindi un boom relativo, diciamo così, però un vero inizio di vita nuova. E leggevo qualche giorno fa in un articolo su Avvenire che un vescovo francese commentava così: può essere che se continua questo processo nelle nostre chiese, può essere che di qui a pochissimi anni la pastorale ordinaria delle nostre parrocchie diventerà fondamentalmente preparazione al battesimo degli adulti, cosa che oggi non facciamo.

Allora Don Pietro ha fatto una nuova pastorale, cioè ha dato cosa vuol dire pastorale? Pascere, dar da mangiare, nutrire. Don Pietro ha dato da mangiare a suo tempo e secondo le esigenze che lo spirito ha suscitato. Noi siamo capaci. Di dar da mangiare, di nutrire il mondo, la vita delle persone che incontriamo. Questa è la pastorale. E allora ci chiediamo, come si accompagna un adulto alla fede? Come lo introduci nella preghiera? Come lo introduci alla fede in cui credere? Come lo introduci alla vita in Cristo? Come lo introduci alla vita di comunità nella Chiesa? E, in un certo senso, i vangeli della Quaresima rispondono non in un modo e forse, come a volte pensiamo noi, come dire, sistematico, argomentativo, ma in un modo esperienziale, liturgico, rispondono a queste domande. E allora li proviamo a vedere.

I domenica di Quaresima

Mi fermerò un po’ di più all’inizio e dopo andrò e più breve. Il primo Vangelo, lo sappiamo, abbiamo già vissuto la settimana scorsa, la prima domenica di Quaresima, in tutte le quaresime dei tre anni, nei Vangeli, nei passi paralleli dei Vangeli sinottici, propone le tentazioni di Gesù nel deserto. Quest’anno abbiamo ascoltato. Matteo quattro, quindi la versione del Vangelo di Matteo, Matteo quattro, versetti dall’uno all’undici. C’è una battaglia da sostenere e nella preparazione prossima al battesimo, la prima domenica di Quaresima è la domenica della elezione o iscrizione del nome dei candidati al battesimo.

Che battaglia c’è? Da sostenere. Che battaglia siamo chiamati a sostenere? C’è da riconoscere un’altro principio di vita che non è la mia e accoglierlo, riconoscere che possiamo essere guidati dallo spirito e non da noi stessi. O sono guidato da Dio o sono guidato da me stesso. Ingannato dal maligno, ma guidato da me stesso. Cioè, se mi apro allo spirito e mosso da lui, agisco animato dallo spirito. Le azioni che faccio sono azioni di Dio e azioni mie, azioni di Dio in me e azioni mie che accolgo la sua opera in me. Ma se mi apro alle suggestioni del maligno, alla fine le azioni sono solo mie. E non è che Dio e il maligno sono due principi equiparabili: o sono guidato da Dio o sono guidato da me stesso.

Faccio alcuni esempi: mi colpiva quest’anno in modo particolare, non so perché, mercoledì delle ceneri, l’orazione sulle offerte e quindi? Dopo la presentazione dei doni, dopo l’offertorio, questa orazione del sulle offerte che diceva così: con questo sacrificio, o padre, iniziamo solennemente la Quaresima e invochiamo la forza di astenerci dai nostri vizi con le opere di carità e di penitenza, per giungere, liberati dal peccato, a celebrare devotamente la Pasqua del tuo figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Invochiamo la forza di astenerci dai nostri vizi. Cioè, cosa vuol dire che i vizi sono miei? Io posso astenermi, ma ce li ho lo stesso. Posso forse astenermi, ma ce li ho lo stesso. Cioè, astenersi vuol dire non metto in atto qualcosa che comunque è mio, i miei vizi, i nostri vizi. Aiutaci, Signore, ad occuparci, a occupare il nostro tempo con qualcosa di meglio e con le opere di carità e di penitenza, piuttosto che con i miei vizi. Ma i miei vizi sono lì e rimangono perché sono miei.

Ancora Efesini, capitolo due, versetto tre. San Paolo a un certo punto dice così. Eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri, come tutti. Eravamo per natura figli dell’ira. Noi pensiamo, e adesso qui si potrebbero aprire tante questioni. Non voglio entrare in questioni che sono più complesse, però insomma spero di dare un’intuizione. Noi a volte pensiamo che ci sia. La nostra natura buona e ferita dal peccato, questo lo sappiamo grazie a Dio. Però, insomma, la nostra natura buona è che la vita in Cristo, la vita nello spirito, come dire, perfezioni la nostra natura, aggiusti qualcosa della nostra natura. Qui San Paolo dice un’altra cosa: per natura noi siamo figli dell’ira.

Cioè, cosa vuol dire che siamo figli dell’ira? Se tu stai con me, dopo un po’ ti arrabbi perché sono insopportabile. Cioè, per natura siamo messi così. Se non fosse così, durerebbero i matrimoni, durerebbero le amicizie, durerebbero le comunità. Perché non avviene? Perché noi per natura siamo figli dell’ira. Uno sta con me. All’inizio gli sembra di vedere qualcosa di buono, al secondo giorno ha già qualche dubbio, al terzo giorno è già stanco di stare con me. La nostra natura è storta, non si aggiusta semplicemente, e anche la redenzione che realizza Cristo non è semplicemente un aggiustamento di qualcosa di rotto. È il dono di un’altra vita da accogliere continuamente.

Ancora un terzo passaggio, se qualcuno non fosse convinto, cos’è che dice Gesù a Pietro quando lo rimprovera durissimamente? Allora vi ricordate l’episodio a Cesarea di Filippi quando? Gesù dice alla gente che dice che io sia e gli dicono: “Ma voi che dite che tu sei il Cristo, il figlio di Dio, beato te, Pietro, perché non viene da te questa cosa? Te l’ha detta il Padre mio che è nei cieli.” Immediatamente dopo, Gesù inizia a parlare della passione che dovrà vivere di lì a breve. E sempre Pietro gli dice: “Signore, con tanto affetto, ci mancherebbe, questo non ti accadrà mai.” E Gesù gli dice proprio così, lo sappiamo bene. Satana, tu per me sei Satana.

Perché sei Satana? Perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini. Pietro non sta facendo nessuna cosa cattiva, non sta facendo nessuna mostruosità, non sta commettendo nessuna azione morale riprovevole, sta pensando da uomo e quello è il suo problema. La nostra natura è problematica. C’è una vita, c’è qualcosa da perdere e c’è una vita a cui aprirsi, un’altra vita a cui aprirsi ancora.

E ho detto che all’inizio mi soffermavo un po’ di più. Non immaginate che per ogni domenica ci metto così tanto, altrimenti ci vediamo chissà quando. Però la prima domenica è proprio il portale di ingresso di tutto il resto. Pensate all’inizio della messa, il momento del dell’atto penitenziale, che può essere fatto o con la preghiera del confesso o può essere integrato e attraverso alcune munizioni nel Signore Pietà. A me piace il confesso, lo confesso, cioè mi piace perché proprio molto. Molto diretto, molto, molto diretto. oke dice così: lo sappiamo tutti, confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere, omissioni per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.

E poi chiedi l’aiuto di tutta la Chiesa, della Chiesa dei santi in particolare, cioè la Chiesa ci mette sulle labbra l’affermazione di avere. Molto peccato e gravemente. Non è la coscienza che solitamente personalmente ho di me. La Chiesa, all’inizio della celebrazione di ogni messa, queste parole in modo particolare, ci mette sulle labbra l’affermazione pubblica che io ho molto peccato e gravemente. O grande colpo e pensieri, parole, opere, omissioni son messe a caso queste parole.

Poche cose sono a caso, insomma, nella nella sapienza che attraverso il tempo, mossa dallo spirito, la Chiesa vive. Pensieri, parole, opere, omissioni, pensieri, perché il male nasce da dentro e Gesù lo dice: no, non sono le cose fuori di noi che possono rovinare l’uomo, ma è ciò che esce dal cuore che rovina l’uomo. Quindi è dal di dentro che nascono tutti i pensieri, i pensieri cattivi, pensieri.

Parole: è più grave nutrire, nutrire, è più grave avere, riconoscere in sé un pensiero di astio, di invidia, di rabbia, di possesso, insomma, non lo so, verso qualcuno e cercare di. Come dire, di governarlo interiormente o è più grave che quel pensiero di astio ira prenda forma in parole violente verso qualcuno e che io distrugga qualcuno con delle parole durissime? È più grave il pensiero interiore o è più grave la parola che distrugge qualcuno? Parola che distrugge qualcuno, siamo d’accordo? Mi date qualche OK, perfetto, pensieri, parole.

È più grave una parola che distrugge qualcuno o è più grave? Se io, oltre a parlar male, questo qui lo assalgo, lo commetto violenza verso di lui, lo attacco violentemente, gli faccio, gli faccio del male, lo elimino fisicamente. Da questa vita pregavamo prima, giustamente, per la pace, per le situazioni complesse che viviamo. È più grave una parola o è più grave un’azione, un’azione, pensieri, parole, opere e poi omissioni? Son più gravi, son più gravi o no? Sono molto più gravi.

C’è un climax, c’è un crescendo: pensieri, parole, opere, omissioni. Perché le omissioni sono gravi, più gravi di tutto il resto. E soprattutto le omissioni di che cosa? Di un bene generico. Qual è il peccato più grave della mia vita? Non mi confesso pubblicamente, non vi preoccupate, ma tanto poi i nostri peccati ce li abbiamo scritti in faccia, più o meno. Comunque, qual è il peccato più grave della mia vita? Non vivere la mia vita, non rispondere della bellezza della verità.

Che io sono della chiamata che il Signore Gesù rivolge a me, della mia vocazione, che è la mia vita, della mia vita, che è la mia vocazione. Ci sono parole, azioni e offerte, sofferenze. Che è chiesto a me di vivere nell’amore e che se non vivo io mancano nella storia della salvezza, nella storia della redenzione. Il peccato più grave è fare la qualunque senza fare quello a cui sono chiamato io. E più bene faccio, peggio è, perché mi illudo.

Se io ho dei pensieri cattivi, li riconosco. Se io sbotto d’ira nelle parole verso qualcuno, lo riconosco. Se io mi comporto malevolmente male, addirittura fisicamente contro qualcuno, lo riconosco. Se io faccio tanto bene ma non il mio, mi perdo. Questa è l’omissione pericolosa, ometto di rispondere della mia vita, della mia vocazione. Lui è un educatore meraviglioso, ma la sua moglie vive come una vedova anzitempo. È un problema.

Lui è un prete che fa cose pazzesche, ma non vive la comunità con i confratelli. È un problema se quella è la sua vocazione. Possiamo chiedercelo anche come comunità, per chi vive la comunità nel nostro contesto, il nostro movimento, la mia comunità o persino il nostro movimento. Se faccio, se facciamo cose meravigliose ma che non sono quello che siamo chiamati a fare noi, è un problema. Ed è la cosa peggiore che possiamo fare, perché facciamo un mare di bene.

E allora dice: ma sto facendo tanto bene, sì, ma non quello a cui sei chiamato tu. Il Signore dice: Io ti avevo chiamato per un’altra cosa, ma tu fai quello che vuoi tu, tanto bene. Ma non è quello a cui ti ho chiamato io, non è quello che nell’economia della salvezza ho voluto, ho immaginato io.

Allora, primo Vangelo, quello delle tentazioni, le tentazioni, tentazioni di Gesù. Non sto adesso a riprenderle che avete già ascoltato domenica scorsa la predicazione su quel Vangelo e dove avete celebrato l’eucarestia. Le tentazioni peggiori non sono al male, perché quelle sono auto evidenti. Quando io faccio le peggio cose, me ne accorgo. Posso nasconderle agli altri, ma me ne accorgo.

Il peccato più grave è quello che non mi fa centrare la mia vocazione e non mi fa accorgere che non sto centrando la mia vocazione perché sto facendo un sacco di bene, diceva Don Pietro, l’intento del nostro ritiro. Sarà quello di metterci in disposizioni adatte all’azione dello spirito, perché la Quaresima è soprattutto la disponibilità alla sua azione. È tempo propizio, dice più volte la liturgia, propizio perché l’azione di Dio, che si svolge anche in una grazia del tempo, possa veramente spingerci ed occuparci.

Uno che si prepara al battesimo si apre a un’altra vita, non alla sua, non a sistemare la sua. Si apre una vita che viene dallo spirito, rinascere dall’acqua e dallo spirito. E se sacramentalmente avviene una volta, esistenzialmente avviene ogni giorno.

II domenica di Quaresima

Seconda domenica di Quaresima. Anche la seconda domenica di Quaresima in realtà è sempre lo stesso episodio in tutti e tre i cicli e secondo i passi paralleli del dei Vangeli, in questo caso ancora Vangelo di Matteo, capitolo 17, versetti 1 9, è la trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor, davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni. L’ascolteremo proclamata tra poco, quando celebreremo l’eucaristia.

È l’unico momento. Ci sono due momenti che si rimandano tra di loro, dove nei Vangeli si ascolta direttamente la voce del padre che risuona per il proprio figlio. Il primo momento è il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, che è poco prima delle tentazioni. E il secondo momento è la trasfigurazione, anche se l’orientamento è molto diverso.

Al momento del battesimo quella parola è rivolta a Gesù, altri sentono qualcosa, qualcuno sente un rombo di tuono, ma quella parola è rivolta a Gesù: tu sei il figlio mio, questo è il figlio mio, tu sei il figlio mio, l’amato. In te ho posto il mio compiacimento al momento della trasfigurazione. Questa parola è rivolta a noi, ai suoi discepoli di allora e di oggi. Questo è il figlio mio, l’amato. In lui ho posto il mio compiacimento, ascoltatelo.

Cosa abbiamo da ascoltare in Cristo Gesù? Abbiamo da ascoltare come quest’unica parola che in fondo è la persona stessa del figlio, appunto la seconda persona della Santissima Trinità. Quest’unica parola è detta continuamente dal Padre, continuamente, e tutto ciò che esiste è eco riverbero di quest’unica parola, tutto.

Stiamo attenti a come ci approcciamo al mondo, no alle cose che succedono, perché quando abbiamo l’impressione che il mondo vada a rotoli, stiamo mancando di fede in Dio Padre Provvidente. C’è da lavorare sulla fede se abbiamo l’impressione che il mondo vada a rotoli. Poi questo non vuol dire che non si possano rilevare le cose che non vanno e anche esporsi pubblicamente.

Ma mentre Gesù andava verso la croce, non aveva l’impressione che andasse a rotoli, aveva l’impressione che stesse bevendo il calice che voleva e che era chiamato a bere. Altro che il mondo va a rotoli. Se abbiamo l’impressione che il mondo vada a rotoli, non stiamo vivendo di fede e non stiamo guardando con fede.

C’è una luce, veniva nel mondo la luce vera, dice Giovanni nel suo prologo, quella che illumina ogni uomo. E questa luce qui, la luce della trasfigurazione, è la luce del Figlio benedetto, la luce che illumina ogni uomo. Cioè, io posso vivere di quella benedizione lì, di quella luce lì, non se le cose mi vanno bene. Ma sempre e ovunque.

Quand’è che si è vista la luce di Cristo Gesù? s’è vista particolarmente sulla croce, cioè sulla croce. Ha vissuto da figlio benedetto e io so vivere da figlio benedetto nelle avversità della mia vita. È lì che si vede. Se la luce che lui, come lui stesso ha detto, è passata a noi, cioè se siamo diventati luce del mondo, cioè secondo voi com’è che siamo luce del mondo?

Dando fastidio agli altri, siamo luce del mondo perché tu vedi qualcuno che vive le tue stesse fatiche, però benedice, vai a lavorare, tutti sono arrabbiati e invece tu benedici. Quella è la luce del mondo. La luce sulla croce, la luce nelle avversità, la luce del Figlio benedetto, del Figlio amato.

Non è un caso che Gesù conceda questo momento di intimità della Trasfigurazione sul Tabor, proprio in prossimità degli annunci della passione. Lui vivrà la passione in questa luce con tutte le sue battaglie. Che sia chiaro, non è che sto dicendo che è una cosa che va da sé. No, non è una cosa che va in automatico, per me proprio no.

E questa luce la attingiamo nel rapporto personale da figli, nello spirito con il padre, diceva Don Pietro. Personalizzare molto la nostra preghiera, personalizzare molto la nostra preghiera. Alle volte il difetto sta proprio in preghiere anonime, anonime, perché non escono dalla nostra persona, ma dalla nostra consuetudine.

Anonime, perché non si rivolgono a una persona ben determinata di cui si conosce il volto, da cui si aspetta una parola viva per noi, per me, secondo le esigenze della mia persona, del mio momento. Personalizzare molto la preghiera. Se io anche dicessi tutta la liturgia delle ore, parola per parola, e non riesco a dire una mia parola personale.

Di lode, di rendimento, di grazie, di invocazione, di discussione. Ma discutici, puoi anche discuterci con Dio. Se io dicessi tutta la liturgia delle ore e non dico una mia parola personale, lì c’è qualcosa nella preghiera che sei inceppato. Personalizzare molto la preghiera per entrare in quella luce lì, la luce del Figlio benedetto.

III domenica di Quaresima

Terza domenica di Quaresima e qui continua appunto il percorso proprio dell’anno A, che è quello tipico per la preparazione del battesimo, l’incontro di Gesù con la samaritana al pozzo. Giovanni quattro, cosa c’è al centro? E qui vedrete che vado più veloce. Cosa c’è al centro di questo incontro? Conoscere Gesù Messia. Messia cosa vuol dire l’atteso, il promesso, il Salvatore, l’unto, conoscere Gesù Messia, Gesù Salvatore e conoscere se stessi.

Conoscere me stesso come un idolatra, come un adultero, come un peccatore. Va a chiamare tuo marito. Non ho marito, hai detto bene, ne hai avuto 5. Situazione un po’ particolare persino per i nostri tempi, sarebbe cioè conoscere Gesù Messia e io. Perduto, perduto. Ritorno al primo snodo della prima domenica delle tentazioni. C’è la mia vita che è malata e c’è un’altra vita che mi viene donata se io sono disposto a perdere la mia, a lasciare andare la mia.

La sete dello spirito, l’acqua viva. Dammi di quest’acqua viva, l’acqua che è lo spirito. Qual è il modo giusto di comportarsi? Dobbiamo adorare Dio sul monte di Gerusalemme o qui dove l’adoriamo noi? Né qui né là. A Dio non interessa la correttezza di una forma. Dio cerca adoratori in spirito e verità, l’esperienza di essere conosciuti e spogliati di fronte a Gesù, che è la verità, ma non una verità che mi attacca.

La verità che mi salva: conoscere lui Salvatore e me, idolatra, adultero, peccatore, per potermi aprire alla sua vita. Ancora una parola di Don Pietro: vorrei che meditassimo. Ok, sì, era saltato l’audio. Vorrei che meditassimo molto questa preghiera di perdono, di invocazione di perdono, questa preghiera che sa superare l’abbattimento dell’anima, che supera la rassegnazione.

Cos’è che supera l’abbattimento dell’anima e la rassegnazione? Il mio essere fortissimo, no, esperienza del perdono. Vorrei che meditassimo molto questa preghiera di perdono. Troppe volte siamo rassegnati ad essere mediocri, ad andare avanti da mediocri, a pensare da mediocri, ad agire da mediocri. Ci sembra che le virtù grandi, che le grandi opere di Dio, siano delle eccezioni date a personaggi del passato che emergono come un’eccezione.

Ma la santità è per tutti, ma la santità non è. Solo un pieno di speranza e un pieno di confidenza, anche quando abbiamo peccato, proprio perché abbiamo peccato. Don Pietro Margine, non Don Sergio Billi. Ascoltate Don Pietro, la santità è per tutti. È un pieno di confidenza anche quando abbiamo peccato, proprio perché abbiamo peccato, proprio perché non combiniamo niente tutti i giorni.

Dobbiamo pregare la confidenza, la forte, la vera fortezza che viene da Dio, che non è nostra, lo slancio, la possibilità di non accontentarsi, di essere mediocri. Tanto ormai ho visto a cinquant’anni, non son capace di cambiare un’unghia della mia vita. E allora chi se ne frega. La possibilità di non accontentarsi non viene dal dalla mia convinzione personale, ma dall’esperienza della misericordia e del perdono.

Io posso essere santo perché perdonato, sono santo perché su di me è usata misericordia, un amore più forte di ogni male del mio male. E nel cammino della preparazione prossima al battesimo, adesso non entriamo nei tante cose specifiche, però da questa domenica, quindi terza, quarta e quinta domenica, ci saranno i cosiddetti tre scrutini.

Quando ci sono gli scrutini, no, son tanti gli insegnanti. Cosa vuol dire scrutare, guardare con attenzione, fissare e. La persona che sta per ricevere il battesimo, cos’è chiamata a scrutare pian piano? Adesso lo vediamo anche nei prossimi, in modo diverso, è chiamata a scrutare. Gesù è la sua vita, è la mia vita che ha bisogno di essere perduta per ricevere la vita di Gesù, cioè convincermi.

E questo è un dono dello spirito, convincermi, dice San Giovanni nella sua lettera, convincermi di peccato, cioè convincermi che la mia vita non la metto a posto, ma che posso aprirmi a un’altra vita.

IV domenica di Quaresima

Quarta domenica. Il Vangelo del cieco nato, capitolo 9 di Giovanni, penso di vedere e invece sono cieco, sono cieco e invece sto imparando a vedere. Mamma mia, quante volte io ne ho bisogno, quante murate c’è questo cieco. E interrogano Gesù, i suoi discepoli: ma è in questa situazione per il suo peccato o per il peccato dei suoi genitori? Cioè, se le cose ti vanno male, ci deve essere qualcuno che ha peccato, no?

E lui dice: ma non avete capito proprio nulla. È cieco né per il suo peccato, né perché han peccato i suoi genitori. È cieco perché si possa manifestare in lui l’opera di Dio. Imparare a leggere la propria vita in vista dell’amore, della missione, della testimonianza: quella malattia è nel piano di Dio, l’occasione per la manifestazione della sua gloria.

Forse anche i miei mali, i tuoi mali, sono occasione nella provvidenza del Padre per la manifestazione della sua gloria, tant’è che quel cieco guarito diventerà. Testimone formidabile, persino controvoglia. Non è che diventa testimone per noi? Abbiamo un po’ questa idea della testimonianza, come appunto testimonianza morale. No, io son convinto e quindi testimonio. No, io testimonio se ho assistito a qualcosa. Non è questione di essere buoni o cattivi e lui diventa testimone suo malgrado.

Perché iniziano a interrogarlo e lui all’inizio cerca di svicolare, poi addirittura chiamano i suoi genitori per vedere se è veramente quella persona lì o se c’è una truffa. E i suoi genitori si chiamano fuori, beh, chiedetelo a lui, è grande e pian piano è per così dire costretto, portato dalla situazione a dire: vi piaccia o non vi piaccia, a me è successa questa cosa. Mi è successa. Io non so dirvi altro che questo. Siete voi maestri che dovreste dirmi chi è questo qui che mi ha salvato? Io solo che so solo che mi ha salvato. Mi è successa questa cosa.

E Gesù concluderà poi in quei quei dialoghi proprio coi farisei che lo interrogano: ma allora anche noi siamo ciechi? Voi, proprio perché dite di vedere, invece siete ciechi.

Don Pietro dice: il messaggio che ci dà Dio non è principalmente un messaggio di ordine intellettuale, non ci insegna delle verità su Dio, ma ci insegna piuttosto chi è Dio, ciò che fa Dio, perché Dio entra nella nostra storia, perché noi lo dobbiamo conoscere visibilmente, lo dobbiamo conoscere. E visibilmente dobbiamo fare storia con lui, tradurre nella nostra vita la sua vita.

Quel cieco sperimenta che Dio fa storia di salvezza con il suo male, per sé e per altri.

V domenica di Quaresima

E poi, quinto e ultimo passo, le domeniche di Quaresima. Le sì, sono 5 le settimane di Quaresima, quindi finiamo col quinto. Lazzaro, Giovanni 11, il tema della risurrezione, un’altra vita impossibile che non possiamo darci da soli. In questo caso è una risurrezione che è ritornare alla vita di prima, ma è segno di una risurrezione più grande. Gesù vuole entrare. Nella tua morte vuole entrare dove puzzi, dove dai cattivo odore.

Vi ricordate? No, tutto quel quell’episodio. Tra l’altro, anche questo episodio ha la stessa chiave di orientamento di quello del cieco, cioè la morte di Lazzaro è per la gloria di Dio. Gesù aspetta, no? Aspetta che muoia e poi quando muore finalmente va. Perché? Perché quel male sarà l’occasione della manifestazione di Dio. È lo stesso orientamento del dell’episodio del cieco nato.

E poi tutte le discussioni con Maria, con Marta, credi tu che io sia la vita? E poi vanno davanti al sepolcro e dice. Togliete la pietra, è Marta che l’aveva sgridato perché non era venuto per tempo, che ora dice, ma guarda che puzza, puzza. E Gesù dice, togliete la pietra. Gesù non entra nella tua vita dove sei bravo, entra nella tua vita dove puzzi, pianta la sua croce nel tuo peccato e se non vedi il tuo peccato, ahimè, non sarai vicino alla croce.

E in questi giorni mi è capitato per caso, la riporto solo così, 1 1 citazione di un vecchio film di cui un amico mi ha fatto vedere uno spezzone su YouTube. È un film profumo di donna, non il remake con il grande Al Pacino, ma quello degli anni ’70 italiano con Gassman. Dove a un certo punto c’è, dice questa cosa che poi io sono andato a vedere. Di fatto è una citazione implicita di Oscar Wilde che in queste frasi affetto era, era un genio.

No, un amico è qualcuno che ti conosce molto bene e nonostante questo continua a frequentarti. Gesù conosce. Il male odore, la puzza del suo amico Lazzaro, ma continua a frequentarlo, anzi vuole entrare proprio lì e lo fa con me, lo fa con te.

Nel Vangelo di Matteo, un capitolo 26, 50, lo accenno soltanto, ma qui ci sarebbe da Wow da starci. E Matteo 26, 50, Gesù chiama amico Giuda. Nel momento in cui viene per consegnarla alle guardie, amico, per questo sei venuto, lo chiamo amico. Non è la parola greca filia, posto che io non sono esperto di lingue classiche, è un’altra parola, e però di fatto è una parola per compagno, per amico.

Qua ci sarebbe tutto un grande approfondimento, ma non è questo il momento. Però faccio la domanda, perché secondo me è importante. Noi parliamo tanto di amicizia. Il Nuovo Testamento ne parla pochissimo, la usa pochissime volte in alcuni snodi fondamentali, in particolare nel Vangelo di Giovanni che tutti conosciamo, Giovanni 15, e nessuno ha un amore più grande di questo dare la propria vita per gli amici. Ma la santità è per tutti, ma la santità non è.

Il Nuovo Testamento non parla quasi mai d’amicizia, perché noi ne parliamo tanto. Sarebbe importante capire le ragioni di questa cosa, ma per questo ci sono altre possibilità. Ancora Don Pietro, imparare la preghiera di confidenza è di somma importanza, è un ritmo che ci deve sempre essere, perché resteremo sempre dei poveri peccatori. Resteremo sempre dei poveri peccatori che hanno bisogno giorno per giorno di riprendere ciò che hanno fatto male.

Abbiamo bisogno di recuperarci la preghiera di confidenza, perché resteremo sempre dei poveri peccatori.

CONCLUSIONE

E poi la. Dopo la quinta settimana di Quaresima, chiaramente lo sappiamo, si entra nella Settimana Santa con la Domenica delle Palme e poi il Triduo. E poi il nostro cammino non finisce a Pasqua. C’è un tempo che è appunto il tempo di Pasqua, che non è semplicemente il tempo dopo Pasqua, è il tempo di Pasqua che tende alla Pentecoste, al dono dello Spirito.

Le tre grandi feste dell’anno liturgico sono Natale, Pasqua e Pentecoste. Se ne perdiamo una, c’è qualcosa dell’integralità della storia della salvezza. È qualcosa di essenziale che ci sta sfuggendo.

Concludo e vi consiglio per questo tempo, ma anche per queste settimane, cioè di provare a prendere. Qualcuno di questi 5 punti: le tentazioni di Gesù nel deserto ci sono due vite, quella di Dio e la mia. E c’è una scelta da fare: la trasfigurazione, Cristo, luce del mondo, cioè vivere da figlio benedetto del Padre, l’incontro di Gesù con la samaritana al pozzo, conoscere il Messia e conoscere la mia miseria e avere sete di lui, la guarigione del cieco nato. Imparare a vedere e a leggere la mia storia in vista della manifestazione della gloria di Dio, la resurrezione di Lazzaro, la morte e la vita, la morte e la resurrezione.

C’è un’ora e mezza prima della messa. Io vi lascio questa indicazione, poi siamo tutti adulti. E fate quello che vi pare. Se c’è una cosa in particolare di queste che vi ha colpito, fermatevi su quella. Prendete la Bibbia e state su quell’episodio lì. Una parola ti colpisce, stacci sopra, ciucciala un po’, gustala, vedi cosa ti dice.

Secondo me questo esercizio, anche qui nella libertà dei figli di Dio, può essere fatto in questo tempo di Quaresima, cioè se ogni settimana di quelle che ancora vivremo, mi prendo un momento sul Vangelo della settimana successiva a cui tendo, cambia la domenica, cambia il tempo, cambia la celebrazione della messa. Perché ci arrivo già attirato, ci arrivo che quella parola, che è parola di Dio, ha già lavorato in me, che io ne sia più o meno cosciente.

E ancora una parola di Don Pietro. Concludo, troppo spesso le mie preghiere sono soliloquio. Ecco perché il nostro ascolto della sua parola è la vera nostra ricchezza. Mi fermo qua, le indicazioni sono già state date prima da Marco. Mi permetto e solo forse non ce n’è neanche bisogno, però se mi permetto di invitare al silenzio, al raccoglimento e poi celebreremo messa qui a 12:00.

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