Rosario Meditato in preparazione all’8 Gennaio 2022

rosario meditato 8 gennaio

In preparazione al 32^ anniversario della nascita al cielo del nostro padre, don Pietro Margini, ci lasciamo prendere per mano da Maria per contemplare insieme come amici in Cristo la vita di Gesù, imparando da Lui la mitezza, la bontà, il perdono e la perseveranza, perché la concordia dei figli sia la gioia della famiglia e la gloria del Padre.

A partire da Domenica 2 Gennaio, ogni giorno sono proposti i misteri del Rosario, con meditazioni liberamente tratte dalle parole di don Pietro Margini. Di seguito si trovano le meditazioni proposte, e un pdf stampabile da usare ogni giorno.

Comunità Cenacolo

Comunità Gratia plena.

Domenica 2 gennaio

Misteri gloriosi

1. Gesù risorge da morte

Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto”. Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli (Mt 28, 1-8).

La resurrezione del Signore è la vittoria sulla morte: vittoria sulla morte di Cristo e vittoria sulla nostra morte, è vittoria su Satana e sul peccato. Non è allora qualcosa che dobbiamo commemorare una volta l’anno. La Risurrezione deve essere sempre vissuta in noi, perché è proprio la nostra gioia, perché costituisce il motivo della nostra speranza

2. Gesù ascende al cielo

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio. (Lc 24, 50-53)

L’avvenimento dell’Ascensione è particolarmente avvenimento di preghiera, perché la scrittura dice che il Signore va davanti al Padre e intercede per noi. Riformiamo la nostra preghiera, cercando prima il Regno di Dio, perché le altre cose ci verranno date in sovrappiù, rendiamo viva e operante la nostra preghiera per il Regno di Dio, cerchiamo il bene delle nostre anime, la conversione delle anime dei nostri cari e di tutti quelli che hanno il problema urgente di trovare la fede. Preghiamo chiedendo l’intercessione della Madonna, perché la Madonna non ha mai guardato a se stessa, ha sempre guardato a Gesù.

3. Lo Spirito Santo scende sugli apostoli

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. (At 2, 1-4)

Dobbiamo sentirci Chiesa e perciò sentire che lo Spirito Santo ci deve muovere, ci deve poter trasformare per il bene nostro, per la nostra fioritura nella fede e per il bene di tutti. La Chiesa non è per se stessa, è per il mondo; perciò dobbiamo sentire viva la nostra responsabilità, sentire che abbiamo tutto quello che la Chiesa dispensa come grazia, come dono, come promessa.

4. Maria è assunta in cielo

Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (Lc 1, 46-49). 

Il mistero dell’Assunzione è il mistero della glorificazione dell’umiltà. Per imitare la Madonna scegliete un servizio di umiltà, di nascondimento, per potere così essere simili del tutto a Lei e a Gesù perché è sempre solo l’umiltà che viene premiata, che riceve la sua vera corona. È un mistero di umiltà, di servizio. Ancora, è un mistero di glorificazione della purezza perché il suo corpo verginale proprio perché santissimo, ha dato vita al corpo di Gesù, il corpo di Gesù è venuto dal corpo di Maria, e solo dal corpo di Maria. Questa straordinaria purezza, questo miracolo di purezza, ha permesso l’Assunzione.

5. Maria nella gloria

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. (Ap 21, 1-4)

Sia dunque il pensiero di Maria Regina, un pensiero soave ed equilibratorio, che ci dia quella serenità anche nei momenti più difficili, perché penseremo che il Signore ci vuole in Paradiso e che tutto quello che lui vuole e permette diventa gradino di salita. Non è altro, non è qualche cosa che ci distrugge, è qualche cosa che c’edifica. Tutto è grazia, tutto è grazia, perché tutto è paradiso, tutto è pienezza e gioia, tutto ciò ci conduce al possesso di Dio visto faccia a faccia.

Lunedì 3 Gennaio

Misteri della gioia

1. L’angelo saluta Maria “piena di grazia”

“Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei (Lc 1, 26-38

Immaginiamoci la scena dell’Annunciazione e ascoltiamo quello che dice l’Angelo e quello che risponde Maria Santissima. Anche per noi, per innestarci nella storia della salvezza con umiltà e con frutto siamo chiamati a dare la nostra risposta: dire di sì. Bisogna dir di sì con tutta l’anima, non un sì a parole: un sì di cuore, un sì di opere, un sì che superi le nostre riluttanze, le nostre evasioni, le nostre inquietudini, le nostre miserie. Un sì. Un sì a tutta la volontà di Dio.

2. Maria visita la cugina Elisabetta

In quel giorno Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore (Lc 1, 39-46).

Maria ci insegna prima di tutto la docilità allo Spirito. Non si ferma nella solitudine della sua casa a riaversi dallo shock di quella visita, non si ferma a considerare la problematica che ha davanti; è una problematica tale da coinvolgere tutto: la problematica della sua sistemazione, la problematica di Giuseppe, la problematica del suo avvenire: come sarà, quanto sarà, quando avverrà? Non si ferma in queste problematiche. Quando si mettono le proprie preoccupazioni nel Signore, le proprie preoccupazioni devono essere atti di fede, atti di continua fede, di continua umiltà, per lasciare agire Dio, per lasciare che la provvidenza faccia, che la provvidenza costruisca, che la provvidenza indichi. Maria non dice niente, parte subito, in fretta, perché è la sua missione.

3. Gesù nasce a Betlemme

Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2, 6-14).

Un vero corpo, un vero bambino, con tutte le debolezze, le limitazioni che ha un bambino: un vero bambino. Cristo era proprio uno di noi, ha redento ciò che ha assunto: ha assunto l’anima nostra e ha redento l’anima, ha assunto il nostro corpo e ha redento il corpo. La redenzione di Cristo infatti è stata di tutto l’uomo, anche il nostro corpo è stato salvato e redento.

4. Gesù è presentato al tempio

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore (Lc 2, 22-24).

Questa presentazione al tempio è l’inizio della strada del Calvario, Gesù innanzitutto è già “prenotato”: sarà l’agnello ucciso per la salvezza di tutti. Ecco perché sarà un segno di contraddizione. Simeone lo sa bene perché illuminato dallo Spirito Santo e lo proclama. E la Madonna sarà associata intimamente a Gesù: “E anche a te una spada ti trafiggerà l’anima” (Lc 2, 34) è un senso di grande offerta. Oh dobbiamo associarci anche noi! Anche per noi la strada è una strada in salita, è una strada ardua, è un progetto che dobbiamo attuare, una santità che dobbiamo raggiungere, una santità che dobbiamo raggiungere in totalità.

5. Gesù è ritrovato nel tempio

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? ”. Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 40-52).

Prima di tutto il primo valore che ci risulta ben chiaro, anche leggendo superficialmente l’episodio, è l’amore: come si volevano bene! La famiglia cristiana deve avere la certezza che essendo fatta da Dio, l’amore di Dio vuole trionfare in lei, la carità come espressione di dono, come sostanza del dono. Cosa bisogna donarsi in una famiglia? L’amore, e più ogni cuore è ricco d’amore e più la famiglia è ricca dei doni di Dio. Bisogna amarsi, amando Dio, aiutarsi nella forza di Dio, comprendersi nella luce di Dio, perdonarci nella misericordia di Dio.

Martedì 4 gennaio

Misteri del dolore

1. Gesù prega nell’orto degli ulivi

Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. (Mt 26, 36-37)

Guarda il suo volto, impara quanto ha sofferto. Tu lo sai, uno soffre tanto più quanto più è grande la sua sensibilità, quanto più è grande la sua intelligenza e nel volto di Gesù leggerai tutta la sua sofferenza interiore perché era più grande la sofferenza della sua anima della sofferenza del suo corpo. Soffriva per il peccato, soffriva per le ingratitudini, soffriva per tutta la moltitudine di peccati che si era preso su di Lui e divenne tale la sua agonia che sudò sangue: “Padre se possibile passi da me questo calice, ma non la mia, ma la tua volontà si faccia”.

2. Gesù è flagellato

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: “Salve, re dei Giudei! ”. E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo! ”. (Gv 19, 1-5)

I flagelli ci ricordano come tutto il suo corpo è stato colpito con inaudita ferocia. Il Signore ha voluto essere flagellato e il suo Sangue è uscito copioso perché doveva lavare tutti i peccati nefandi che si moltiplicano nella storia dell’umanità in una maniera impressionante. I suoi flagelli portano al Sangue che ci ha salvato dalla tirannia dell’impurità, dalla schiavitù dei sensi. Il cristiano che aderisce a Cristo diventa padrone del suo corpo: non è più il corpo che comanda ma la grazia dello Spirito. Chiediamo insistentemente e fortemente la santità del cuore, perché è una santità che non si improvvisa. Il periodo della gioventù è una preparazione a un sacramento, a una vocazione d’amore. La purezza apre la strada, in un domani, alla vocazione limpida, schietta, esemplare.

3. Gesù è coronato di spine

Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: “Salve, re dei Giudei! ”. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. (Mc 15, 16-20)

Fecero un casco di spine e glielo misero a colpi di bastone sulla testa. Quelle spine sono un simbolo per cui Gesù ci parla del suo amore che ci vuole liberare, che ci vuole rendere sereni. Il Signore ha voluto le spine per scontare tutti nostri peccati di pensiero: siamo pieni di noi stessi, delle nostre voglie, dei nostri disordini, pieni di tante cose che prima fanno male a noi e poi finiscono per far male ed essere di scandalo agli altri. I suoi pensieri così santi, la sua anima in cui si specchiava la gloria della divinità, Gesù Signore, immagine della sostanza del Padre! Dobbiamo contemplare l’anima di Gesù, sentirla come esempio della nostra vita interiore, che non deve essere fatta solo di alcune cose, ma deve essere la composizione armonica di tutte le cose buone che Dio vuole vedere affermate e poste in noi dalla grazia dello Spirito.

4. Gesù sale al Calvario

Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. (Lc 23, 26-27).

Il dramma della passione diventa il dramma della Chiesa e, nel piccolo, il dramma di ognuno di noi, perché la Chiesa è il Cristo diffuso e ciò che è avvenuto a Cristo avviene continuamente alla Chiesa. Come Cristo fu beffato, come Cristo fu trattato da pazzo, come Cristo fu martoriato, così avviene ancora della Chiesa, perché la Chiesa deve essere nella passione di Cristo per essere poi nella sua resurrezione. Non illudiamoci: la Chiesa non sarà mai accettata dal mondo perché non è stato accettato Cristo. Si dice alle volte che la Chiesa non è accettata perché il suo volto non è abbastanza evangelico, ma è proprio perché il suo volto è evangelico che da certuni non è accettata, perché il mondo dovrebbe rinnegare se stesso e convertirsi e allora non sarebbe più il mondo, perché il mondo è in mano a Satana ed è Gesù che ci ha avvertiti quando ha chiamato certuni che gli si opponevano “figli del diavolo”. Non per nulla una larga parte dei suoi miracoli si manifesta nello scacciare dagli ossessi il demonio, perché era il principe di questo mondo che doveva essere vinto definitivamente quando Gesù consumerà il suo sacrificio. Meditare la passione di Gesù, allora, non è semplicemente riandare con commozione alle sue sofferenze patite per amore, ma è in fondo capire il senso vero della storia e del cristianesimo di quello che spetta a noi e della nostra posizione. (Ritiro quaresima 7/3/82)

5. Gesù muore in croce

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio! ”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre! ”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “ Ho sete ”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto! ”. E, chinato il capo, spirò. (Gv 19, 25-30)

Ecco ciò che ci proponiamo: di avanzare nella sapienza della croce, di capire di più, un po’ di più, il mistero della croce perché la nostra costruzione spirituale non può essere appoggiata su ragionamenti e cose umane, la nostra vita spirituale deve nascere sempre più profondamente nella comunione nostra con Gesù Crocefisso. La sapienza della croce, il disprezzo per un altro fondamento… C’è il tentativo di ridurre il cristianesimo a una forma di apertura umana, di intelligenza umana. No! È lì nella croce, e solo nella croce, che si svela il progetto di Dio sulla nostra salvezza, la nostra redenzione e la nostra grandezza.

Mercoledì 5 gennaio

Misteri gloriosi

1. Gesù risorge da morte

Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto”. Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli (Mt 28, 1-8).

Il sacrificio di Cristo Signore è stato un sacrificio di espiazione per noi: per noi è morto e per noi è risorto e come abbiamo detto: “È morto per me”, così dobbiamo dire: “È risorto per me.” Noi, mediante la resurrezione di Cristo, siamo dei risorti e questo deve essere ben capito. La vita che Cristo ha messo in noi nel Battesimo, la vita che Cristo ci alimenta nell’Eucaristia è una vita da risorti e il cristiano deve essere completamente risorto. Ancora, torna nel mondo l’albero della vita; gli uomini possono avere tutto il trionfo di vita, tutta la ricchezza di vita.

2.  Gesù ascende al cielo

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio. (Lc 24, 50-53)

Il Signore va davanti al Padre e intercede per noi.  La sua preghiera è una preghiera di salvezza, di amore, di dono. Gesù ci domanda più urgentemente di accompagnare, di vivere, di restare nella sua preghiera. Lui ci ha insegnato la paternità di Dio e come, prima di tutto, dobbiamo chiedere la gloria di Dio, il regno di Dio, perché questo apre la strada a tutto. Se noi amiamo Dio dobbiamo prima di tutto preoccuparci del suo regno di amore, poi delle altre cose.

3. Lo Spirito Santo scende sugli apostoli

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. (At 2, 1-4)

Tutta la Chiesa era riunita; era piccola, stava tutta in un cenacolo, ma in quella piccola assemblea c’era la Madonna che ne rappresentava il cuore, rappresentava un cuore che ama, che intercede e per questo scese lo Spirito Santo in un’abbondanza meravigliosa. La piccola Chiesa avrà dopo la discesa una forza, un dinamismo veramente prodigioso: col discorso che subito dopo fa Pietro si convertono oltre tremila persone. Quello che conta è lo Spirito, cioè la potenza e l’amore di Dio, potenza ed amore che ci sono stati ottenuti dalla mediazione di Gesù, dal suo sacrificio della croce, dalla sua immolazione. La Madonna ha accompagnato l’intercessione di Gesù con attività e fedeltà meravigliose.

4. Maria è assunta in cielo

Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (Lc 1, 46-49). 

Gesù si è preso l’incarico, proprio Lui, di svelare invece al Paradiso l’incommensurabile valore della Madonna. Sì, la festa del Paradiso, quando Gesù ha portato in Paradiso anche il suo corpo e lo ha fatto conoscere come la creatura più grande, l’ha fatta conoscere come la creatura superiore a ogni immaginazione. Il mistero dell’Assunzione è il mistero della glorificazione di Maria nell’anima e nel corpo, è il premio della sua umiltà. Maria ha servito tutta la vita e per questo è diventata Regina del cielo e della terra ed è stata così innalzata sopra tutto il coro degli Angeli. Dunque il mistero dell’Assunzione è il mistero di Maria che segue Gesù e che per tutta la vita, come Gesù, è povera, è umile e solo dopo la vita terrena assurge a tanto splendore.

5. Maria nella gloria

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. (Ap 21, 1-4)

Gesù ci vuole con sé, ce l’ha promesso, è una promessa sacrosanta, perciò noi crediamo al paradiso vivamente e nel paradiso speriamo. Bisogna saper scegliere per saper donarci e così avere veramente la spiritualità che ci è comunicata direttamente da Gesù. E’ Risorto, perché l’Eucaristia è il suo corpo risorto e ogni volta che lo riceviamo, pone in noi il suo segno. Il paradiso non sarà solo dell’anima: un giorno sarà di tutto quello che siamo noi, anche del nostro corpo, perché Dio, nella sua infinita potenza, lo risusciterà, perché possa anche lui avere la gioia completa. Il nostro corpo che è servito a dar gloria a Dio, gioirà in Dio.

Giovedì 6 gennaio

Misteri della luce

1. Gesù è battezzato nel Giordano

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto (Mt 3, 16-17).

Restiamo in ammirazione davanti all’umiltà di Gesù che scende nel fiume e si confonde con tutti i peccatori. In quella moltitudine di peccatori sembra anche Lui un peccatore ed è invece “l’agnello immacolato che è venuto a togliere il peccato del mondo”. Ammiriamo questa umiltà e sentiamo il bisogno di capire anche noi come è necessaria, per la nostra vita l’umiltà, il sentirci così davanti a Dio, come siamo.

2. Gesù si rivela alle nozze di Cana

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”, e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua) chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui. (Gv 2, 1 – 11).

Queste nozze vengono consacrate perché Cristo è diventato uno di noi, ha preso tutte le nostre condizioni e ha voluto quindi toccare tutte le nostre situazioni. Il formarsi di una famiglia indubbiamente richiedeva la sua opera, il suo intervento. La santificazione della famiglia è così proclamata da Cristo, è così sottolineata da lui.

3. Gesù annuncia il regno di Dio

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. (Mt 5, 1-10).

Noi abbiamo bisogno di verità, noi abbiamo bisogno di Spirito Santo, noi abbiamo bisogno di gioia e le Beatitudini ci insegnano dov’è la vera gioia. La croce è passaggio, è passaggio verso la luce e verso la Pasqua. Evidentemente, dobbiamo accettare la strada per la quale si arriva a questa comunicazione con lo Spirito che dà pace.

4. Gesù si trasfigura su un alto monte

Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!”. Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!”. E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro (Mc 9, 2-8).

Stare con Lui è gioia, perchè ci ha portato l’amicizia del Padre, ci ha portato la pienezza della Redenzione, ci ha portato la chiarezza sul significato della nostra vita.

5. Gesù istituisce l’Eucaristia

Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio” (Mt 26, 26-29).

Ecco perché la Chiesa ha voluto che il matrimonio venga celebrato nella Messa. È celebrato sul fatto salvifico del Mistero Pasquale, perché la Messa è il Mistero Pasquale, l’Eucaristia la definiamo “memoria, presenza e annuncio di questo mistero”. E perciò gli sposi sono tali in Cristo e nella Chiesa, sono costituiti nella loro casa e nella loro vita come un sacramento permanente della Pasqua.

Venerdì 7 gennaio

Misteri del dolore

1. Gesù prega nell’Orto degli ulivi

Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. (Mt 26, 36-37)

Il fatto dell’angoscia tremenda di Gesù, fino alla morte. Gesù potente, Gesù il Figlio di Dio è nell’angoscia, angoscia terribile, non di fronte alla prospettiva del dolore ma alla prospettiva di addossarsi i peccati degli uomini. L’infinita Santità ha orrore del peccato perché è ribellione, perché è stupidità, perché è rifiuto dell’amore.

2. Gesù è flagellato

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: “Salve, re dei Giudei! ”. E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo! ”. (Gv 19, 1-5)

Quanto ha sofferto il Signore! Quanto è stato umiliato! Oltre alla sofferenza fisica c’è insistente la derisione, lo scherno, il divertimento nello scherno: “Indovina, Cristo!”. La meditazione della Passione di Gesù va fatta perciò non solo sulle sue sofferenze fisiche ma anche sulle sue sofferenze morali. Gesù ha dovuto soffrire molto sotto entrambi gli aspetti per redimere tutto l’uomo, per redimere tutte le cattiverie e i peccati che l’uomo commette contro Dio e contro se stesso.

3. Gesù è coronato di spine

Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: “Salve, re dei Giudei! ”. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. (Mc 15, 16-20)

Informare tutta la vita sull’esempio di Gesù che ci ha amato tanto, che ci ha amato sempre, che ha voluto gli oltraggi e li ha permessi proprio per nostro amore, perché noi possiamo progredire. Come siamo con gli altri? Con quelli che hanno bisogno, che sono in necessità, con quelli ai quali possiamo fare un favore, con quelli che ci sono vicini e soprattutto con i nostri “fratelli nella fede” nell’ambito della comunità? Che grado di carità abbiamo raggiunto? Facciamo comunità da anni e comunità vuol dire perfezione di carità, disponibilità totale, vuol dire trasmettere quello che il Signore ci dona, che il Signore ci elargisce.

 4. Gesù sale al Calvario

Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. (Lc 23, 26-27).

C’è una croce che tanti non vogliono portare: è la croce della loro miseria, della loro povertà. Si avviano sulla via della vita cristiana ma poi si stancano presto. Sono impazienti dei loro difetti e della loro debolezza, della loro fragilità. Vedendo che nonostante i buoni propositi ci sono tante cadute, vogliono sbarazzarsi di tutto; non prendono la croce e non si avviano. Domandiamo al Signore la grazia di una profonda umiltà; l’umiltà di accettarci come siamo e di volerci completamente cambiare. 

5. Gesù muore in croce

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio! ”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre! ”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “ Ho sete ”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto! ”. E, chinato il capo, spirò. (Gv 19, 25-30)

Ogni Messa ci porta il Calvario, proprio per ricordarci quello che ha fatto il Signore Gesù e quello che dobbiamo fare noi, perché la Messa non è un semplice ricordo ma è un memoriale, una rinnovazione. Il Signore vuole che restiamo vicino a Lui e ci ripete ancora le parole “Vegliate e pregate. E pregate per non entrare in tentazione”. Perché, qual è la tentazione? Il farci una religione molto comoda e molto egoistica, la tentazione di andare per nostro conto, di non centralizzare in quella che è la grande nostra realizzazione: essere con Gesù, essere come Gesù.

 

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