
EUROPA: UTOPIA O PROMESSA?
In dialogo con l’eredità di Alcide De Gasperi
Nella serata di venerdì 17 ottobre, presso l’aula Magna “Pietro Manodori” di Palazzo Dossetti, sede reggiana di Unimore, si è tenuta la conferenza “Europa – Utopia o Promessa?”, dialogo ideale con Alcide De Gasperi, con la sua eredità corposa ed eloquente, attraverso un percorso storico – biografico del grande statista, che ha toccato tematiche di scottante attualità.
Protagonisti di questo dialogo ideale sono stati il professor Paolo Valvo, professore associato di storia contemporanea della facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e il moderatore Matteo Sorrentino, laureando in Giurisprudenza, divulgatore culturale e fondatore della pagina Instagram Storia per Tutti. Ha introdotto la serata il professor Samuele Adani, presidente del circolo Cultura animi, organizzatore della serata e dell’evento.
Il circolo Cultura animi, al compimento del suo primo anno di attività, ha voluto ribadire il suo impegno come gruppo di amici, nato dal carisma del Movimento Familiaris consortio e orientato alla Dottrina sociale della Chiesa, per offrire alla cittadinanza di Reggio Emilia occasioni di approfondimento culturale con una serata, in cui mettere al centro della riflessione gli alti valori che hanno animato la vita e l’opera, l’azione politica intesa come missione, come vocazione al servizio di Alcide De Gasperi; valori che oggi appaiono offuscati in un’ Europa che appare lontana, un’entità quasi impalpabile per qualcuno; valori che restano imprescindibili per la cristianità. Nel suo saluto introduttivo il professor Adani indica Alcide De Gasperi come uno dei padri fondatori dell’Europa, intesa come unità, comunione di popoli e, dopo un rapido saluto ai convenuti, tra i quali il presidente Pierluigi Castagnetti, la dottoressa Federica Davoli, presidente dell’associazione dei giuristi cattolici di Reggio Emilia, il Cavalier Fabio Storchi, Fabio Bertolani, presidente del Forum delle associazioni familiari di Reggio Emilia, e molti altri amici, ha lasciato spazio e parola al professor Valvo.
L’intervento del professore si è sviluppato lungo quattro traiettorie suggerite dalle domande poste dal moderatore, Matteo Sorrentino, che “ha aperto le danze” con una citazione dello stesso De Gasperi, tratta da un discorso pronunciato a Bruxelles nel 1948 “Non abbiamo il diritto di disperare della storia, poiché Dio lavora non solo nelle coscienze individuali, ma anche nella vita dei popoli” (“Grandes Conférences Catholiques”, Bruxelles, 20 novembre 1948).
Prima questione: Molti osservatori parlano oggi di un’Unione che ha smarrito le sue radici spirituali, il riferimento alla persona e alla dignità umana che furono alla base del pensiero dei padri fondatori. È davvero così? Quali passaggi storici ci hanno allontanato dall’identità che De Gasperi auspicava, e quali, invece, potrebbero riportarci più vicini a quello spirito di solidarietà e di pace che egli vedeva come vocazione del continente?
La risposta del professor Valvo è articolata e ricorda come, se effettivamente i padri fondatori dell’Europa unita possano riconoscersi in Alcide De Gasperi, Robert Schuman, per i quali sono in corso i processi di beatificazione, e Konrad Adenauer, amici cristiani con tratti comuni, è pur vero che non sono i soli. E De Gasperi era profondamente consapevole e rispettoso della molteplicità di anime e pulsioni, di popoli e culture anche molto differenti, che costituivano, e costituiscono, l’Europa. De Gasperi lavorò al fianco di Altiero Spinelli (tra i redattori del Manifesto di Ventotene, definito dal professor Valvo uno dei documenti più citati e meno letti, almeno integralmente) e altri, portatori di riferimenti antropologici alternativi e significativamente differenti. De Gasperi venne definito “apostolo della democrazia”, con una forte identità in dialogo con altre identità. Oggi in Europa ha prevalso l’idea che la neutralità pubblica sia la risposta alla pluralità, una concezione di laicità molto vicina all’impostazione francese, generando una debolezza identitaria, foriera di tensioni e terreno ideale per la maturazione di radicalizzazioni e fondamentalismi, nella disperata ricerca di identità. Certamente, sottolinea il professor Valvo, De Gasperi, che morì nel 1954, fu un apostolo delle sue idee e non un settario, un missionario senza costringimenti, in un quadro di profondo rispetto per la libertà dell’altro.
Seconda questione: Quali erano le attese di De Gasperi, Schuman e Adenauer e dove l’integrazione ha preso una strada diversa? Cosa possiamo recuperare oggi di quella visione fondata sulla sussidiarietà, sulla responsabilità reciproca e sulla difesa della persona?
Il professor Valvo, attraverso un rapido susseguirsi di eventi storici cruciali, che hanno segnato il cammino iniziale dell’Europa verso l’integrazione unitaria (1948 nascita dell’OECE e De Gasperi capo del governo italiano – 1949 nascita della NATO e del Consiglio d’Europa – 1950 nascita della CECA ed esordio della guerra di Corea), ci illustra il desiderio di De Gasperi di far evolvere l’Europa delle comunità in Europa federale, attraverso organizzazioni sovranazionali, che proprio allora iniziavano ad operare. Il tema di una difesa comune europea fu cruciale per De Gasperi, che sperava in una integrazione politica successiva; ovvero la difesa comune europea (CED), che non vedrà mai la luce in realtà, avrebbe dovuto essere l’embrione di un quadro politico comune di riferimento. Sarà il parlamento francese ad affossare definitivamente la CED e da allora ci si volgerà verso una coesione economica. I problemi dell’Europa di oggi erano già molto chiari a metà degli anni 50 del 1900. Oggi è evidente la presunzione dell’Europa, che non riesce a far fronte alle proprie contraddizioni e al vuoto identitario, che è diventato palese. Dovremmo cogliere un altro insegnamento di De Gasperi: guardare la realtà per come è e non per come vorremmo che fosse.
Terza questione: Se avessimo 5 minuti con De Gasperi cosa ci direbbe per incoraggiare noi giovani ad agire? Come ci inviterebbe a non lasciarci paralizzare dal pessimismo?
De Gasperi ha scritto moltissimo e il professor Valvo esorta alla lettura integrale del discorso del 1948 pronunciato in Belgio da De Gasperi e citato all’inizio della serata: non abbiamo il diritto di disperare, di disperare della storia e dell’uomo. La pazienza è la virtù necessaria al metodo democratico. Pazienza addirittura come metodo di azione. Il professor Valvo ardisce un confronto tra questo discorso e il Manifesto di Ventotene, per saggiare le differenze, pur nel rispetto di tutte le posizioni. Il Manifesto di Ventotene fa riferimento alla necessità di una dittatura transitoria per poter giungere davvero alla giustizia e alla democrazia. De Gasperi sceglie e vive, ci lascia in eredità, un altro metodo: tutto nella vita, persino il dolore che lui stesso ha abbondantemente sperimentato, è per il Bene. De Gasperi si definisce servus inutilis (Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio, a cura di Paolo Valvo ed. Itaca), qualcuno che vive ogni angolo della vita, anche le curve a gomito, come un’occasione, benché sofferta e spinosa. Egli esorta a non disperare, poiché tutto serve e ha un senso, nonostante il prezzo dello struggimento e della lacerazione interiore.
Ultima questione: Se il fallimento della CED non fosse avvenuto, oggi la Storia sarebbe diversa?
Forse sì, risponde il professore che rimanda all’art. 38 del Trattato istitutivo della CED, definito capolavoro di De Gasperi. In ogni caso la Storia sarebbe andata diversamente in direzioni che non possiamo immaginare o ipotizzare con chiarezza. Il monito che Paolo Valvo pone riguarda la necessità di non usare strumentalmente De Gasperi per legittimare non la nascita di una difesa comune europea, certo auspicabile, come anche la necessità di una difesa nazionale, ma un riarmo indiscriminato dei Paesi europei. Pensare che tale riarmo possa poi favorire oggi l’integrazione politica dell’Europa appare al professore una posizione un pò fideistica, a fronte dell’emersione insistita di sovranismi più o meno espliciti.
La frase di De Gasperi con cui il professor Valvo chiude il suo intervento diventa una scia di speranza “Un ideale, anche se cade, lascia una traccia”.
Il prode Sorrentino chiude con un ringraziamento al professor Valvo e i saluti all’uditorio questa serata densa di contenuti, spunti di riflessione e necessità di approfondimento, che lascia sul palato il gusto della ricerca e il sapore dell’inizio dei lavori sulla costruzione dell’Europa.
Silvia Cocchi
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