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Don Luca Ferrari ricorda il Cardinal Ruini

Con profonda gratitudine al Signore mi unisco ai tanti che hanno conosciuto e apprezzato il cardinale Camillo Ruini e che, in questi giorni, ne hanno tratteggiato la persona e il poliedrico ministero. Desidero condividere con semplicità qualcosa di quanto ho avuto modo di apprezzare personalmente.

Negli studi di Teologia, don Camillo fu per tanti di noi un prezioso maestro. Con lui ebbi occasione, appena entrato in Seminario, di preparare il primo elaborato, dedicato al tema del “Sacerdozio e laicato nel Concilio Vaticano II”. Ricordo la commozione per l’inatteso annuncio della sua consacrazione episcopale come vescovo ausiliare di Reggio Emilia, avvenuto proprio in quei giorni da parte di mons. Gilberto Baroni.

Era l’inizio di un legame che ancora oggi custodisco come un dono prezioso. L’ho conosciuto dapprima come maestro, poi come pastore. Alla sua partenza per Roma, come Segretario generale della CEI, assunsi non senza trepidazione l’incarico di assistente degli Studenti Democratici, un’associazione da lui fondata per portare la speranza che nasce dal Vangelo nel cuore delle scuole superiori della provincia.

I suoi testi, il suo metodo e il suo esempio mi hanno spinto “al largo” nell’universo giovanile, tra ricerche sincere e sfide culturali, nelle quali i ragazzi rappresentano le più generose speranze per la Chiesa e per il mondo amato da Dio. Con molti di loro è nata e cresciuta una bella fraternità e collaborazione.

Progressivamente, a Roma, l’ho conosciuto come un pastore amato e cercato dai suoi sacerdoti, ai quali non ha mai fatto mancare una presenza paterna e saggia, vissuta in piena comunione con il suo vescovo, san Giovanni Paolo II.

Mi ha sempre colpito la grande umiltà con cui sapeva riconoscere le sfide del tempo, senza sottrarsi a una sincera autocritica. Questa, tuttavia, non lo ha mai trattenuto dal dono coraggioso della sua rispettosa testimonianza di fede semplice e profonda.

La fiducia nel Signore, alimentata dal legame intenso e quotidiano con il Santo Padre, ha fatto di lui un servo fedele e prezioso per l’ingresso della Chiesa nel terzo millennio.

È soprattutto in occasione del Grande Giubileo del 2000 che ho sperimentato la stima e l’affetto del Cardinale, manifestati anche attraverso la fedele collaborazione di mons. Mauro Parmeggiani. Ho toccato con mano il suo desiderio di non spegnere lo Spirito, che particolarmente in quegli anni ha suscitato doni abbondanti a servizio della Chiesa universale.

L’infaticabile lavoro che ha sempre svolto non gli ha impedito di mantenere personalmente i tratti di una genuina e semplice accoglienza. Ricordo con indelebile gratitudine il recente, intenso e prolungato colloquio nel quale ho potuto sperimentare nel modo più chiaro il senso di una vera amicizia. Passare dall’interesse per i miei genitori e il mio ministero, alle questioni più grandi e universali che riguardano il presente e il futuro della Chiesa, è stata un’unica grande esperienza del suo cuore.

Condivido la riconoscenza del Santo Padre manifestata in occasione delle esequie: “Moltissimo gli deve la Chiesa”. Accompagnandolo nell’incontro con il volto misericordioso del Padre in cui ha creduto, del Figlio a cui ha conformato la propria esistenza e dello Spirito che ha incessantemente invocato, gli affido le intenzioni presenti nel cuore di innumerevoli giovani, perché possiamo ricevere ancora il dono di santi maestri e pastori.

Per l’intercessione materna di Maria, Madre di Cristo e della Chiesa.

don Luca Ferrari

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