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“Graffiate il tempo” – settimana comunitaria comunità Agape

Graffiate il tempo

Quando andiamo a Borzano?

Per il secondo anno consecutivo la nostra comunità ha scelto una strada un po’ insolita: niente vacanza tutti insieme, ma una settimana comunitaria.

In realtà ci siamo arrivati quasi per esclusione.

Negli anni abbiamo sperimentato formule diverse: la casa autogestita sul lago vicino ad altri amici, la villa con piscina dispersa tra Umbria e Marche, l’hotel in montagna (il mare, curiosamente, ancora mai!)… Ogni proposta aveva qualcosa di bello, ma alla fine c’era sempre qualcuno a cui stava stretto qualcosa. Del resto, è normale: già mettersi d’accordo in famiglia sul tipo di vacanza non è sempre facile, figuriamoci quando le famiglie sono cinque (o anche di più per alcune comunità!). C’è chi ama camminare per ore in montagna e chi dopo mezz’ora sogna già il rifugio; chi starebbe in ammollo in piscina tutto il giorno, chi riesce a starci cinque minuti prima di sentire il bisogno di fare altro; chi non sopporta programmi troppo rigidi e chi, al contrario, senza un programma si sente perso; chi vorrebbe dimenticarsi della cucina e chi invece trova bello preparare i pasti insieme.

Insomma, la vacanza perfetta per tutti probabilmente non esiste!

Così, anche su proposta del nostro assistente spirituale, l’anno scorso abbiamo deciso di provare qualcosa di diverso, approfittando anche della bellissima casa di Cà Monte: una settimana comunitaria. Ognuno continuando, per quanto possibile, la propria vita di sempre: il lavoro, la scuola, l’asilo, gli impegni… ma con una casa comune in cui ritrovarsi ogni giorno.

A dire il vero, l’idea non aveva entusiasmato tutti fin dall’inizio. Sembrava quasi una “vacanza senza vacanza”. Poi però l’abbiamo vissuta, e ci siamo accorti che forse non era una vacanza “meno bella”: era semplicemente qualcosa di diverso. Forse, addirittura, era il miglior modo per noi di stare insieme. La settimana comunitaria ha un pregio particolare: non mette insieme le persone nella versione “vacanziera”, ma nella loro vita vera. Ognuno mantiene i propri ritmi, il lavoro, i figli, le stanchezze, le preoccupazioni… così diventano preziosi momenti che, presi da soli, sembrerebbero quasi banali: fare colazione insieme prima di uscire, ritrovarsi per la Messa, cenare tutti intorno allo stesso tavolo, fermarsi a chiacchierare dopo aver messo a letto i bambini, condividere un pomeriggio con chi quel giorno non lavorava o chi aveva preso qualche ora di permesso per stare insieme.

È la magia della “settcom”, che molti di noi, chi da ragazzi chi da educatori, hanno potuto sperimentare ampiamente: l’ordinario che diventa straordinario!

C’è qualcosa di profondamente bello nel tornare a casa dopo una giornata di lavoro e trovare gli amici che ti aspettano. E anche se il tempo è poco, impari a viverlo diversamente. La prima sera don Pietro Adani ci disse: “Graffiate il tempo“. Questo è sicuramente il miglior modo per vivere una settimana comunitaria con i tuoi amici!

Naturalmente non è tutto semplice.

Anzi, vivere così vicini significa incontrarsi anche nelle proprie fatiche. Non solo nei momenti belli, ma anche nelle stanchezze, nelle differenze, nei modi di fare che a volte possono infastidire e magari far nascere incomprensioni. Ti accorgi che ci sono aspetti dell’altro che fai fatica ad accogliere… e, se sei un po’ sincero, ti accorgi anche che spesso sei tu quello che mette in difficoltà qualcun altro.

Eppure è proprio questo che rende la settimana comunitaria così vera. Hai la possibilità di vedere da vicino come vivono i tuoi amici, di capire meglio i ritmi di ogni famiglia, di conoscere aspetti che normalmente, incontrandosi una sera a settimana, rimarrebbero nascosti. E scopri che proprio quelle differenze che qualche volta fanno inciampare sono anche quelle che rendono più ricca la comunità.

E poi ci sono loro, i bambini.

Forse sono quelli che hanno capito tutto prima di noi. Già mesi prima iniziavano a organizzarsi: la serata pizza, la battaglia con le pistole d’acqua, i giochi da fare insieme. E durante la settimana, ogni pomeriggio, appena usciti dall’asilo, la domanda era sempre la stessa: “Quando andiamo a Borzano?“. Per loro è stato un tempo semplice e prezioso di amicizia, di condivisione, di vita insieme.

Alla fine, ci siamo accorti che la settimana comunitaria non è la soluzione perfetta. Non elimina le fatiche dello stare insieme, né rende tutto facile. Ma forse non è nemmeno questo il suo scopo.

Forse è semplicemente un’occasione per allenarci, ogni giorno, a uscire un po’ da noi stessi; a scegliere, tante volte, se restare chiusi nelle nostre misure oppure fare un passo verso l’altro; a lasciarci mettere in discussione dalle nostre fragilità senza smettere di aprirsi all’incontro.

Forse è proprio questa la cosa più bella della settimana comunitaria: ti accorgi che gli amici non sono quelli con cui è sempre tutto facile, ma quelli con cui scegli di continuare a camminare, anche quando emergono le differenze, le fatiche e le fragilità.

Per una settimana proviamo a fare proprio questo: vivere la quotidianità insieme, lasciandoci cambiare un po’ dall’incontro con l’altro. E magari, senza quasi accorgercene, scoprire che il paradiso comincia proprio lì, dentro questi piccoli gesti di ogni giorno.

Comunità Agape

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