
LA PARENT COUNSELOR ALLE SCUOLE IMMAGINACHE: “CIASCUNO CRESCE SOLO SE SOGNATO”
Educare non significa riempire la vita dei figli di attività, attenzioni e rassicurazioni. Significa, prima di tutto, immaginare per loro un futuro possibile, guardarli come persone in cammino e non come progetti da controllare. È il messaggio centrale della pedagogista Manuela Maiocco, madre di sei figli (!!!), che rilancia la celebre frase di Danilo Dolci: “Ciascuno cresce solo se sognato.”
Ma attenzione: non tocca ai genitori “dare la felicità” ai figli. Il compito è diverso: aiutarli a diventare capaci di cercarla. E ciò avviene offrendo un’ipotesi di senso alle tre domande-base della crescita: Chi sei? Dove stai andando? Come ci arriverai?
L’adolescente non è “contro”, non è “ingrato”, non è “confuso per colpa sua”: il suo cervello sta letteralmente ristrutturandosi. L’area emotiva matura prima di quella del controllo, perciò le emozioni arrivano come onde alte, e le decisioni come scatti improvvisi. In questo tempo, gli adulti non devono sparire, ma diventare la loro corteccia frontale esterna: guida, pazienza, fermezza.
La società di oggi spinge verso l’io esibito, la conferma nello sguardo dell’altro, l’apparire come valore. In questo contesto, diventare adulti significa imparare a passare da io a noi, riconoscendo l’altro, il legame, la responsabilità. E questo passaggio si impara attraverso il sacrificio, inteso non come rinuncia dolorosa, ma come grande investimento gioioso in ciò che vale davvero.
Infine, l’educazione è un gioco di squadra: tra madre e padre (con un necessario “passaggio in prima linea” del padre nell’adolescenza), tra famiglia e educatori, tra famiglie tra loro. Senza alleanze, ogni genitore resta solo e ogni figlio si sente “l’unico diverso”.
Crescere non è un percorso solitario.
È una comunità che accompagna, irrigando sogni e possibilità.
Ecco 10 preziosi take home message:
- I figli fioriscono se qualcuno li guarda con speranza. Crescere è essere “sognati”, non solo guidati o corretti.
- Non possiamo rendere felici i nostri figli, ma possiamo insegnare loro a cercare la felicità con autonomia e coraggio.
- Nell’educazione le tre domande fondamentali sono:
Chi sei? Dove vuoi andare? Come ci arriverai? - Il cervello degli adolescenti è ancora in cantiere:
hanno turbo-emozioni, ma pochi freni. L’adulto è la torre di controllo esterna. - L’adolescenza è sperimentare, provare, sbagliare, e soprattutto appartenere al gruppo. È sano, non un tradimento della famiglia.
- Viviamo in una cultura che dice: “Conta solo ciò che mostri.”
Per questo i ragazzi cercano conferme negli sguardi degli altri. Restituiamo loro uno sguardo che non giudica, ma riconosce. - Si diventa davvero adulti quando si passa da: “Io prima” → “Noi insieme.”
- Il sacrificio non è soffrire: è investire con gioia su ciò che vale. Chi vede il valore, dà tutto e non si lamenta.
- Mamma e papà devono essere una squadra. In adolescenza il papà entra in regia, la mamma fa spazio e sostiene. Nessuna svalutazione reciproca, mai.
- Educare è una missione collettiva.
Niente famiglie isolate: patti, alleanze, scelte condivise. Così i figli non si sentono “gli unici diversi”.
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