Omelia 9 febbraio 2020, V domenica del tempo ordinario, don Benedetto

Omelia 5 Domenica del Tempo Ordinario, don Benedetto Usai

9 febbraio 2020

Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.

Sale e luce, sapore e trasparenza, cibo buono e relazioni vere. Gesù dice a ciascuno che siamo sale e siamo luce, non che dovremmo esserlo o che sarebbe opportuno che lo fossimo. Siamo persone salate o insipide, viviamo relazioni luminose o ottenebrate, tutto questo da cosa dipende? Da come ci guardiamo e guardiamo gli altri, da come ci accogliamo e accogliamo gli altri, da come ci amiamo e amiamo gli altri. Ciò che fa la differenza è la nostra adesione alla realtà che siamo, con i nostri doni e i nostri limiti, e non a quello che pensiamo di essere o che gli altri ci hanno sempre detto che siamo. Lo stesso vale anche per chi mi sta vicino, che spesso non è come vorremmo che sia, e ci accorgiamo che non possiamo cambiarlo a nostra immagine se non è lui che decide di cambiare. Ad esempio: come mi pongo di fronte alle fatiche che mi fanno fare gli altri, mio figlio, un mio amico, mio marito o mia moglie? Le soluzioni possono essere due: mi lamento, perché non ascolta, non cambia, non vede, fino a colmare la mia misura, che sostituisce alle mie buone intenzioni, lamentazioni continue e reiterate, aggressività e rabbia, senso di impotenza e disperazione, oppure, do’ un nome alla mia fatica, dico a me stesso che forse anch’io faccio provare lo stesso, per iniziare ad assumere uno sguardo benevolente verso di me verso chi mi sta vicino. Cioè, aderisco alla vita che ho scelto, ed imparo per grazia ad accoglierla come il luogo dove Gesù continua ad incarnarsi ogni giorno, per chiamarmi ad essere me stesso. Il Signore prima chiama me, sia Lui a farmi nella vita che permette che io viva, perché diventi saporita e luminosa per coloro che amo e che incontrerò.

Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

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